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Rete MobileSAT

Starlink Direct-to-Cell nelle Filippine: Globe accende il satellite per 7.000 isole

redazione
Ultimo aggiornamento: 19/08/2026
redazione
12 Minuti di lettura
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Smartphone connesso ai satelliti Starlink Direct to Cell di Globe su una spiaggia delle Filippine al tramonto

Ci sono notizie che sembrano piccole sulla mappa e invece raccontano dove sta andando un pezzo intero di industria. Il 29 giugno 2026 la National Telecommunications Commission filippina ha dato il via libera definitivo, e Globe Telecom ha acceso commercialmente Starlink Direct to Cell su scala nazionale: le Filippine diventano così il primo Paese del Sud-est asiatico dove uno smartphone qualunque, con una SIM qualunque dell’operatore, può agganciarsi direttamente a un satellite quando la rete terrestre non c’è. Niente parabole, niente telefoni satellitari da film d’azione, niente abbonamenti separati con operatori spaziali: il telefono che avete in tasca vede il satellite come se fosse una cella qualsiasi, solo che quella cella viaggia a centinaia di chilometri sopra la vostra testa.

Contents
Un ripetitore nello spazio, per davveroPerché proprio le FilippineIl terremoto che ha fatto da collaudoQuanto costa e per chi èL’Asia accelera, e la Cina prepara la rispostaLa domanda scomoda: ma i conti tornano?Il commento della redazione

La notizia, riportata tra gli altri da BusinessWorld e confermata dal comunicato ufficiale di Globe, chiude un percorso iniziato a inizio anno con l’annuncio della partnership tra l’operatore del gruppo Ayala e SpaceX, passato per un test pilota in primavera e culminato con l’approvazione della NTC per il lancio commerciale su tutto il territorio nazionale. Ed è un tassello che si incastra perfettamente in una tendenza che su queste pagine seguiamo da tempo: la connettività satellitare diretta al cellulare sta uscendo dalla fase degli esperimenti e sta diventando, mercato dopo mercato, un servizio vero.

Un ripetitore nello spazio, per davvero

Vale la pena ripassare in due righe come funziona, perché la semplicità dal lato utente nasconde una complessità tecnica notevole. La tecnologia Direct to Cell di Starlink si appoggia a una flotta dedicata di oltre 650 satelliti in orbita bassa equipaggiati con modem eNodeB, in pratica delle stazioni radio base LTE messe in orbita. Il telefono non ha bisogno di hardware particolare né di antenne aggiuntive: quando si trova fuori copertura terrestre e ha il cielo libero sopra di sé, aggancia il satellite come farebbe con una cella in roaming. Non a caso il servizio di Globe funziona tecnicamente proprio come un roaming satellitare, con una differenza importante per il portafoglio: chi si connette dalla rete Starlink all’interno delle Filippine non paga alcun sovrapprezzo di roaming.

Al lancio il servizio permette di inviare SMS, usare le app di messaggistica, fare chiamate vocali e videochiamate tramite le applicazioni compatibili, navigare e usare le app di navigazione. Serve un dispositivo Android LTE compatibile con una SIM Globe attiva; il supporto per iPhone non è ancora disponibile ma è atteso, e serve ovviamente trovarsi all’aperto con vista sul cielo. Sono le stesse condizioni che abbiamo visto negli altri lanci commerciali di questa tecnologia, da T-Mobile negli Stati Uniti a Rogers in Canada, e confermano che siamo davanti a una piattaforma ormai matura, non a una demo.

Perché proprio le Filippine

La logica commerciale, qui, è scritta direttamente sulla carta geografica. Le Filippine sono un arcipelago di oltre 7.000 isole, esposto con regolarità impressionante a tifoni e terremoti, dove portare fibra e tralicci ovunque è semplicemente fuori da ogni business case. Globe dichiara una copertura mobile terrestre attorno al 97% della popolazione: un numero eccellente, che però lascia scoperti tra il 3 e il 4% dei filippini, milioni di persone sparse su isole remote e zone montuose che nessun piano di espansione tradizionale avrebbe mai raggiunto. Costruire una torre per un villaggio di poche centinaia di abitanti su un’isola raggiungibile solo in barca non sta in piedi economicamente; un satellite che passa comunque sopra quell’isola, sì.

È lo stesso ragionamento che ha spinto i lanci nelle aree rurali del Nord America e in Giappone, dove KDDI usa au Starlink Direct anche per il soccorso alpino. Ma nel caso filippino c’è un elemento in più, ed è la fragilità del territorio: quando un tifone abbatte i tralicci o un terremoto taglia la fibra, la rete satellitare resta l’unica infrastruttura in piedi, perché semplicemente non è a terra.

Il terremoto che ha fatto da collaudo

E qui la storia prende una piega che nessun piano marketing avrebbe potuto scrivere meglio. A giugno, poche settimane prima del lancio commerciale, un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito le province di South Cotabato, Sultan Kudarat e Sarangani, nel sud del Paese. Globe ha attivato il servizio Direct to Cell in emergenza nelle zone colpite, in quello che l’azienda descrive come il primo dispiegamento di connettività satellitare diretta al cellulare per la risposta ai disastri nella storia delle Filippine. Il risultato: comunicazioni di emergenza garantite a oltre 150.000 clienti mentre le infrastrutture terrestri erano in ginocchio.

“Questa nuova tecnologia satellite-to-mobile rafforza l’inclusione digitale e l’accessibilità”, ha commentato il presidente e CEO di Globe Carl Cruz. “Con l’approvazione della NTC al lancio commerciale, Globe può estendere la propria copertura oltre le torri tradizionali, garantendo che anche nelle aree più remote o colpite da disastri i filippini restino connessi”. Al di là del linguaggio da comunicato, il punto è concreto: il servizio è arrivato sul mercato avendo già superato il collaudo più duro possibile, sul campo, con la rete terrestre davvero fuori uso.

Quanto costa e per chi è

Il listino è pensato per il mercato locale, e si vede. Per i clienti prepagati Globe e TM le promozioni di accesso partono da 99 pesos, poco più di un euro e mezzo: una cifra che rende il satellite un acquisto d’impulso prima di un viaggio in barca tra le isole, non un lusso da professionisti. Per i clienti Platinum e per gli abbonati postpagati dal Plan 1499 in su, il servizio è incluso senza costi aggiuntivi, e alcune offerte prevedono periodi promozionali con SMS satellitari illimitati e una dote mensile di dati via satellite. La strategia è trasparente: il satellite non è un prodotto a sé, è un motivo in più per scegliere Globe e per salire di piano tariffario.

L’Asia accelera, e la Cina prepara la risposta

Il lancio filippino non è un episodio isolato: è il segnale che l’Asia sta diventando il vero banco di prova mondiale del direct-to-cell. Starlink ha indicato esplicitamente Filippine e Indonesia come mercati chiave per l’espansione della copertura 4G/LTE globale, il che suggerisce che Manila sia il modello da replicare, non l’eccezione. In Giappone NTT Docomo ha confermato il lancio del proprio servizio satellitare direct-to-cell entro l’inizio dell’anno fiscale 2026, mentre Rakuten punta a fine 2026 con la costellazione di AST SpaceMobile, il concorrente più credibile di Starlink su questo terreno.

E poi c’è la Cina, che come sempre gioca la sua partita in casa propria. A metà giugno l’operatore satellitare Spacesail ha completato le prime chiamate vocali direct-to-cell cinesi usando smartphone commerciali non modificati, con una qualità che secondo l’azienda regge il confronto con le reti 5G terrestri. La differenza rispetto ai telefoni Huawei e Xiaomi con chiamata satellitare, disponibili già dal 2024, è sostanziale: quelli si appoggiano a Tiantong-1, un sistema geostazionario parcheggiato a 36.000 chilometri di quota, mentre la costellazione di Spacesail vola in orbita bassa, molto più vicina, con segnali abbastanza forti da farsi agganciare da un telefono standard. I numeri per ora non sono paragonabili — Spacesail contava 162 satelliti a metà maggio contro i circa 9.600 di Starlink, che nel primo trimestre 2026 ha superato i 10,3 milioni di abbonati broadband in 164 Paesi — ma chiunque abbia visto i vendor cinesi rimontare il gap sul 5G terrestre sa che la traiettoria conta più della fotografia.

La domanda scomoda: ma i conti tornano?

Resta aperta la questione che gli analisti sollevano da mesi: il direct-to-cell farà guadagnare qualcuno? Juniper Research sostiene che gli operatori faticheranno a monetizzarlo come servizio complementare alla rete terrestre, visto che si paga un sovrapprezzo per funzionalità ancora limitate, e l’analista Alex Webb prevede che “il direct-to-cell in abbonamento resterà un mercato di nicchia nei prossimi cinque anni”. La contro-argomentazione, che la stessa Juniper riconosce, è quella che Globe sta applicando alla lettera: il satellite non si vende, si usa per rendere l’abbonamento più appiccicoso e spingere i clienti verso i piani premium. Nelle Filippine, dove il tifone successivo è solo questione di tempo, “il tuo telefono funziona anche quando crolla tutto” è un argomento di vendita che non ha bisogno di slide.

Il commento della redazione

La nostra impressione è che il lancio di Globe sia più importante di quanto la sua dimensione commerciale suggerisca. Per anni il direct-to-cell è stato raccontato come una tecnologia per i mercati ricchi con grandi spazi vuoti, l’outback australiano, le praterie americane, le montagne giapponesi. Le Filippine ribaltano la prospettiva: qui il satellite non copre il vuoto, copre il fragile. Un arcipelago di 7.000 isole in zona sismica e sulla rotta dei tifoni è il caso d’uso perfetto, e il terremoto di giugno lo ha dimostrato prima ancora che partisse la vendita. Se il modello regge lì, in un mercato prepagato da 99 pesos, regge ovunque. E c’è una lezione anche per l’Europa, dove il dibattito sul satellite diretto al cellulare è ancora impantanato tra sperimentazioni e annunci: mentre discutiamo, in Asia il servizio si compra in ricarica. La prossima volta che un’alluvione mette in ginocchio una rete regionale anche da noi, la domanda “perché loro sì e noi no” arriverà puntuale.

Fonti: BusinessWorld Online, Globe Telecom Newsroom, Telecoms Tech News

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