
Poco meno di undici mesi dopo il miliardo di dollari che Nvidia ha messo sul tavolo di Espoo, Nokia prova a dimostrare che quella scommessa sta diventando una rete vera. Il comunicato diffuso oggi, 16 settembre, alle 11 del mattino, elenca otto operatori che stanno portando l’AI-RAN di Nokia dalla fase di valutazione a quella delle prove in laboratorio e sul campo: A1 Group, Chunghwa Telecom, du, e&, Mobily, stc, TPG Telecom e Zain Saudi. A questi si aggiungono le sperimentazioni già annunciate con T-Mobile US, SoftBank e Indosat Ooredoo Hutchison, mentre quelle con NTT Docomo, scrive Nokia, «continuano a progredire con regolarità». La mappa copre Nord America, Europa, Asia-Pacifico e Medio Oriente, e la frase che l’azienda finlandese vuole far passare è una sola: l’AI-RAN «sta passando rapidamente dalla visione di settore alla realtà commerciale».
Che cosa c’è dentro la scatola
L’AI-RAN di Nokia è la combinazione fra il software radio della casa, anyRAN, e l’Aerial RAN Computer di Nvidia, cioè un server con GPU piazzato dove oggi sta la scheda banda base di una BTS. L’accordo è nato il 28 ottobre 2025, quando Nvidia annunciò l’investimento da un miliardo di dollari in Nokia a 6,01 dollari per azione, insieme al lancio della piattaforma Aerial RAN Computer Pro, i server Dell PowerEdge come ferro di riferimento e T-Mobile US come primo operatore a mettere il tutto in prova nel 2026. A marzo, alla GTC di San José, Jensen Huang l’ha descritta con la sua consueta misura: la BTS «che finora ha fatto una cosa sola» diventerà «una torre radio robotica», capace di ragionare sul traffico e regolare il beamforming per risparmiare energia. Secondo RCR Wireless, T-Mobile sta provando i server ARC-Pro con GPU RTX Pro Blackwell Server Edition insieme al software anyRAN, nei siti radio e in punti di aggregazione vicini.
Il numero che Nokia mette in vetrina oggi è lo stesso di ottobre: oltre il 20 per cento di efficienza spettrale in più, ottenuto con quelle che l’azienda chiama «innovazioni radio guidate dall’AI», cioè modelli che girano alla scala dei tempi della radio, non in un centro dati lontano. Il comunicato parla poi di una «roadmap di innovazione software continua» che porterà «ulteriori guadagni di efficienza spettrale» nel 2027 e nel 2028, senza indicare cifre; la pagina prodotto è più esplicita e parla di un potenziale «oltre 2x», cioè il raddoppio della capacità dallo stesso spettro di cui la chief technology officer Pallavi Mahajan aveva parlato in estate. È una promessa che, come abbiamo raccontato ad agosto, Ericsson e Samsung guardano con scetticismo dichiarato: il mezzo millisecondo del transmission time interval, dicono a Stoccolma, non lascia spazio a modelli pesanti, e per far girare gli algoritmi che servono davvero non c’è bisogno di una GPU.
Otto nomi, mezzo Golfo e un assente
La lista merita una lettura riga per riga, perché dice dove Nokia sta trovando orecchie attente. Cinque degli otto nomi stanno nel Golfo: du ed e& negli Emirati, Mobily, stc e Zain Saudi in Arabia Saudita. Sono mercati con capitali da investire e una gara dichiarata a chi accende per primo la tecnologia nuova. Mobily, in particolare, è un nome che i nostri lettori hanno già incontrato all’inizio di settembre, quando ha firmato con Ericsson due intese sull’AI dentro il RAN e sull’autonomia di rete: oggi lo troviamo anche nell’elenco di Nokia, segno che gli operatori sauditi stanno tenendo aperte entrambe le porte e faranno scegliere alle misure, non ai comunicati. Chunghwa Telecom porta Taiwan, TPG Telecom l’Australia, mentre l’Europa è rappresentata dal solo A1 Group, il gruppo austriaco che opera anche in diversi paesi dell’Europa centrale e orientale. Nessun operatore italiano compare nella lista, né in quella di oggi né fra le sperimentazioni annunciate in precedenza.
Il comunicato precisa che l’impegno degli operatori va dalle proof of concept alle «prove sul campo dal vivo», senza dire chi sta a quale stadio. È un dettaglio che conta: fra un software che gira in laboratorio e uno che regge il traffico dei clienti c’è la stessa distanza che separa una slide da una BTS. Nokia offre tre strade di ingresso: aggiungere capacità accelerata alle banda base AirScale già installate, introdurre nodi AI-RAN dedicati, oppure andare in cloud RAN su server commerciali. Tutte e tre girano sullo stesso software anyRAN, con la promessa di un percorso di aggiornamento verso il 6G che non richieda di cambiare il ferro. È lo stesso approccio modulare con cui, la settimana scorsa, Docomo ha messo in rete commerciale la BTS Nokia open RAN con le schede Levante e Ponente.
Le voci del comunicato
Emma Falck, presidente dell’infrastruttura mobile di Nokia, parla di reti da trasformare «in piattaforme intelligenti e programmabili» che reggano sia la connettività sia i servizi di intelligenza artificiale. Ronnie Vasishta, senior vice president telecom di Nvidia, alza il tiro: l’AI-RAN «trasformerà la rete mobile in una delle più grandi infrastrutture di AI distribuita al mondo». La voce terza è di Remy Pascal di Omdia, per cui l’AI-RAN «sta evolvendo da tema di ricerca a priorità strategica»; Omdia è la stessa società che a ottobre stimava un mercato RAN cumulato oltre i 200 miliardi di dollari entro il 2030.
Resta una domanda che il comunicato sfiora senza rispondere: a che cosa serve, esattamente, una GPU in una BTS. Nokia stessa, come riportava RCR Wireless dal MWC di Barcellona, ha detto che l’AI-RAN è soprattutto ottimizzazione della rete radio per il traffico generato dall’AI; Nvidia, nel testo di oggi, insiste invece sui «servizi AI completamente nuovi al bordo della rete», cioè sull’idea che quel server ospiti anche inferenza per applicazioni di terzi. Sono due modelli di business diversi, con conti economici diversi, e il fatto che le due aziende li citino entrambi nello stesso comunicato dice che la partita è ancora aperta.
Il nostro commento
Il comunicato di oggi è un elenco di nomi, e gli elenchi di nomi vanno letti per quello che sono: prova di interesse, non prova di funzionamento. Il dato tecnico, quel 20 per cento in più, è lo stesso di undici mesi fa, e i guadagni promessi per il 2027 e il 2028 restano senza cifra. Detto questo, otto operatori che mettono ingegneri e tempo su una piattaforma non ancora commerciale non sono poca cosa, e la geografia della lista racconta qualcosa di vero: il Golfo si è preso il ruolo di laboratorio mondiale delle reti, e l’Europa, con un solo gruppo su otto, guarda da bordo campo. Per chi come noi misura le reti dal modem, la promessa che ci interessa è una sola, e cioè quanti bit in più escono dallo stesso spettro quando la cella è piena. Quel numero non lo dirà nessun comunicato: lo dirà il primo operatore che accenderà l’AI-RAN su una rete vera e lascerà che qualcuno lo misuri. Su questo, il calendario di Nokia dice 2026 per T-Mobile: è la data da segnare, più di tutte le altre.
Fonti: comunicato Nokia del 16 settembre 2026; comunicato Nvidia del 28 ottobre 2025; pagina AI-RAN di Nokia; RCR Wireless, 17 marzo 2026.