
Ventiquattro ore dopo aver raccontato che in Europa l’open RAN non è mai decollato, arriva da Tokyo la notizia che serve a completare il quadro. NTT Docomo ha annunciato oggi di aver messo in esercizio commerciale, da mercoledì 9 settembre, la stazione radio base Nokia di ultima generazione conforme alle specifiche O-RAN Alliance, collegata a unità radio di fornitori diversi. Secondo il comunicato dell’operatore giapponese, ripreso stamattina da Mobile World Live, è la prima volta al mondo che questo apparato Nokia lavora in una configurazione multivendor in una rete commerciale: una primazia che Docomo attribuisce a se stessa, con la consueta nota “secondo una rilevazione NTT Docomo al 9 settembre 2026”, e che va letta per quello che è, cioè la dichiarazione di chi la rivendica.
Una scheda per i dati, una per il controllo
La parte tecnica è meno vaga di quanto sembri. L’apparato monta due schede baseband della famiglia AirScale: Levante, che si occupa dell’elaborazione dei dati, e Ponente, che gestisce il controllo. Sono le schede che Nokia aveva presentato nel giugno 2023 come il cuore della nuova generazione della sua baseband, costruite sul system-on-chip ReefShark e pensate per il 5G-Advanced: all’epoca il costruttore prometteva per Levante il doppio delle celle Massive MIMO gestibili con consumi ridotti fino al 60 per cento, e per Ponente il doppio della capacità di throughput con consumi giù fino all’80 per cento. Docomo, nel suo comunicato, resta più prudente e parla di un apparato che serve sia l’LTE sia il 5G, ospita più unità radio della generazione Nokia precedente e consuma meno.
Il punto, però, non è il singolo cabinet. È che quel cabinet si collega a radio di più costruttori, e questo permette a Docomo di scegliere la radio in base al luogo: unità ad alta potenza per coprire aree vaste, unità piccole per i centri urbani dove lo spazio manca o per i luoghi in cui la domanda si concentra, come i luoghi degli eventi. È esattamente il modello multivendor che l’operatore porta avanti da anni, e che con Nokia aveva già una base: dal novembre 2023 Nokia fornisce a Docomo la baseband 5G AirScale conforme O-RAN, con il software di unità centralizzata e distribuita, aperta alle unità radio di altri fornitori. La novità di oggi è il salto di generazione di quell’apparato, e il fatto che sia in rete, non in laboratorio.
Il battesimo ai fuochi d’artificio
Il dettaglio più giapponese della storia è il collaudo pubblico. Domani, sabato 12 settembre, alla 59ª edizione dei fuochi d’artificio di Joso sul fiume Kinu, nella prefettura di Ibaraki, l’apparato sarà montato su una stazione radio base mobile, un camion, e abbinato a Dual Boost, la tecnologia di ottimizzazione Nokia per il Massive MIMO, con l’obiettivo dichiarato di tenere in piedi la qualità del servizio nelle ore di affollamento. È il tipo di prova che a noi piace: non una demo con dieci telefoni in una stanza, ma una folla vera che carica video nello stesso istante, lo scenario in cui le reti mostrano i limiti. Da lì Docomo intende estendere l’apparato in tutto il Paese, a partire da aree urbane, stadi e sedi di eventi, cioè dai posti dove molti clienti usano la rete insieme.
C’è poi la parte di prospettiva. La piattaforma AirScale, ricorda il comunicato, è progettata per evolvere verso il 5G-Advanced e verso un 6G nativo per l’intelligenza artificiale, e il 12 agosto Docomo e Nokia hanno firmato un memorandum che copre l’architettura di rete per l’era dell’AI, lo sviluppo di stazioni radio base virtualizzate su cloud, le soluzioni di automazione come SON e RIC che funzionano anche con apparati di più fornitori, e le tappe verso una rete autonoma. Mobile World Live aggiunge una stima di SNS Insider sul segmento dell’open RAN nativo per l’AI: 3,2 miliardi di dollari nel 2025, 24,5 miliardi attesi nel 2035.
Il paradosso di Tokyo, seconda puntata
Chi ci segue ricorderà che a fine luglio avevamo raccontato il paradosso di Tokyo: Docomo, patria dell’open RAN, che affidava a Ericsson e al suo silicio proprietario la nuova generazione di unità di elaborazione della rete. Oggi la stessa Docomo accende la baseband di nuova generazione di Nokia. Messe insieme, le due notizie dicono una cosa semplice: la strategia multivendor dell’operatore non vale solo per le radio, ma anche per il cervello delle stazioni, e i due grandi fornitori europei vengono tenuti entrambi in rete, ciascuno con i propri apparati. È un lusso che pochi operatori al mondo si concedono, perché tenere due baseband significa raddoppiare integrazione, competenze e collaudi. Docomo lo fa da anni, e ad agosto aveva mostrato con Samsung un altro pezzo dello stesso mosaico.
Il commento della redazione
La domanda che ci facciamo da ieri è perché la stessa tecnologia sia un fallimento in Europa e una routine in Giappone, e la risposta che ci diamo non riguarda gli apparati. Riguarda chi fa il lavoro di integrazione. Docomo ha scelto quindici anni fa di essere lei l’integratore della propria rete, con un reparto tecnico che scrive specifiche, collauda radio di fornitori diversi e le combina per zona. Gli operatori europei, in larga parte, hanno scelto di comprare reti chiavi in mano da un solo fornitore, e quando Bruxelles ha chiesto loro di sostituirne uno hanno scoperto che l’alternativa aperta non l’avevano mai costruita. L’open RAN non è una tecnologia che si compra: è un mestiere che si impara, e costa.
Poi c’è la lezione più concreta, quella del camion ai fuochi d’artificio. Che una BTS mobile con Massive MIMO ottimizzato venga usata per una festa di paese dice quanto Docomo consideri normale investire nella capacità di picco, quella che serve un giorno all’anno. È lo stesso ragionamento che facciamo noi quando misuriamo le reti italiane a Ferragosto: la rete che conta è quella che regge quando tutti la usano insieme. Su questo, più che sulla primazia mondiale rivendicata nel comunicato, vale la pena tenere gli occhi su Tokyo.