
Novemilaedue torri hanno cambiato padrone. Con un comunicato asciutto, il 7 agosto IHS Towers ha annunciato di aver completato la cessione delle sue attivitร in Brasile e Colombia a Macquarie Asset Management, per un enterprise value di circa 952 milioni di dollari. L’operazione, firmata a febbraio, chiude l’avventura sudamericana del gruppo: da oggi la mappa di IHS torna a essere quella delle origini, Africa e Medio Oriente. E il tempismo non potrebbe essere piรน curioso, perchรฉ mentre IHS vende torri da una parte dell’Atlantico, dall’altra c’รจ qualcuno che sta comprando l’intera IHS: MTN, il primo operatore mobile africano.
Un’uscita da un miliardo e quattro
Il conto della ritirata sudamericana non si ferma alle torri. A maggio IHS aveva giร ceduto la sua quota del 51% in I-Systems, la societร della fibra brasiliana, a TIM S.A. โ sรฌ, proprio la TIM Brasil controllata dal gruppo italiano โ per un enterprise value di circa 452 milioni di dollari. Sommando le due operazioni, l’addio all’America Latina vale intorno a 1,4 miliardi di dollari di attivi dismessi. Il perimetro passato a Macquarie รจ tutt’altro che marginale: 9.002 siti, qualche decina in piรน delle 8.860 torri citate al momento dell’accordo, gestiti attraverso la controllata IHS Mauritius BR.
Le motivazioni ufficiali sono quelle che ci si aspetta: creare valore per gli azionisti e concentrare il portafoglio sui mercati dove IHS รจ davvero forte, a partire dalla Nigeria che da sola rappresenta la fetta piรน grande del suo business. Macquarie, dal canto suo, parla di rafforzare l’infrastruttura critica di Brasile e Colombia per sostenere il rollout del 5G: la solita, collaudata tesi dei fondi infrastrutturali, che nelle torri vedono ricavi stabili, contratti lunghi e domanda di dati che non conosce recessioni.
Il convitato di pietra si chiama MTN
Ma la vendita sudamericana รจ solo metร della storia. Tre giorni prima, il 4 agosto, gli azionisti di IHS riuniti in assemblea straordinaria hanno approvato con la maggioranza dei due terzi la proposta di acquisizione da parte di MTN Group. Il colosso di Johannesburg, che di IHS era giร primo socio con circa il 24,7%, si comprerร tutto il resto: 8,50 dollari per azione in contanti, un’operazione da circa 2,2 miliardi di dollari che valorizza l’intera societร intorno ai 6,2 miliardi di enterprise value. A conti fatti, un premio del 36% circa sulla media ponderata degli ultimi dodici mesi di Borsa. Completata l’operazione โ mancano ancora le approvazioni regolatorie โ IHS sparirร dal New York Stock Exchange e diventerร una controllata al 100% di MTN.
Le parole del CEO di MTN Ralph Mupita meritano attenzione, perchรฉ raccontano un cambio di paradigma: le torri, ha spiegato, sono un asset critico per la creazione di valore in un futuro in cui la crescita dell’Africa dipenderร sempre piรน da infrastrutture digitali e intelligenza artificiale. Tradotto: l’operatore che quindici anni fa esternalizzava i tralicci per alleggerire il bilancio oggi li vuole riportare in casa, perchรฉ ha capito che chi controlla i siti controlla il ritmo โ e i costi โ di tutta l’espansione che verrร .
Il pendolo delle torri
ร qui che la vicenda smette di essere una notizia finanziaria africana e diventa una lezione di strategia per tutti. Per quindici anni il copione รจ stato uno solo: gli operatori vendevano le torri alle towerco per fare cassa, trasformandosi da proprietari in inquilini con canoni indicizzati all’inflazione. L’Italia lo conosce a memoria: TIM ha appena archiviato l’addio definitivo a INWIT, incassando e chiudendo un’era, mentre proprio il braccio di ferro sugli MSA โ i contratti di servizio che legano operatori e torri โ รจ finito in tribunale tra INWIT, TIM e Fastweb+Vodafone. Essere inquilini, si scopre, non รจ sempre comodo.
MTN sta percorrendo la strada in senso contrario, e non รจ sola: in mezzo mondo si moltiplicano i segnali di ripensamento, mentre i fondi come Macquarie continuano a comprare convinti che la densificazione 5G, il fixed wireless e l’appetito di connettivitร dell’AI renderanno ogni sito piรน prezioso. Il paradosso รจ elegante: nella stessa settimana, le stesse torri sono state vendute da chi le gestiva di mestiere e ricomprate โ in blocco, societร compresa โ da un operatore. Evidentemente il valore di un traliccio dipende da dove lo si guarda.
Il nostro commento
La nostra lettura รจ che il pendolo non stia tornando indietro per nostalgia, ma per aritmetica. Quando i tassi erano a zero, vendere le torri era un affare: si incassava subito una valutazione generosa e si pagava un affitto sopportabile. Oggi i canoni indicizzati pesano, i rinnovi degli MSA sono diventati campi di battaglia legali e ogni evoluzione di rete โ piรน siti, piรน densi, piรน energia โ passa dal permesso del padrone di casa. MTN paga 6,2 miliardi per non dover piรน chiedere permesso; TIM ha scelto l’incasso per sistemare il debito, scommettendo che il controllo dell’infrastruttura passiva non sia piรน decisivo. Una delle due tesi si rivelerร sbagliata, e lo scopriremo proprio quando 5G avanzato e AI chiederanno alle reti il prossimo salto. Nel frattempo, una cosa รจ certa: chi le torri le ha vendute dieci anni fa non le riavrร mai a quei prezzi.
Fonti: Telecompaper, Mobile World Live, Macquarie, Connecting Africa.