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Rete Mobile

Settantasei minuti, 46 chiamate d’emergenza nel vuoto: Optus cade ancora, un anno dopo il blackout del Triple Zero

redazione
Ultimo aggiornamento: 17/09/2026
redazione
8 Minuti di lettura
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Tecnico in una centrale telefonica estrae un modulo hardware guasto da un armadio di rete: il blackout Optus dell'11 settembre 2026 è nato da un apparato in una centrale del Victoria

Un’ora e sedici minuti, venerdì 11 settembre, dalle 13:30 circa: tanto è bastato a Optus per tornare sulle prime pagine australiane nel modo che l’operatore teme di più. Un guasto alla rete voce ha colpito i clienti in parti di Victoria, South Australia, Tasmania e Northern Territory, e in quei 76 minuti 46 chiamate al Triple Zero, lo 000 che in Australia vale il nostro 112, non sono arrivate a destinazione. È successo quasi un anno esatto dopo il blackout del 18 settembre 2025, quello per cui il regolatore ha portato Optus in tribunale, e il governo federale ha risposto promettendo reti più resilienti. La domanda che gira a Canberra, però, è un’altra: quante volte può cadere lo stesso operatore sullo stesso numero?

Contents
Un apparato in una centrale del VictoriaIl governo: «Nessuna infrastruttura è resiliente al 100%»Un’azienda «sostanzialmente diversa», ma il registro dice altroIl nostro commento

Un apparato in una centrale del Victoria

La causa, questa volta, è la più banale che esista. Optus l’ha attribuita a un guasto hardware in una sua centrale nello Stato del Victoria, come ha ricostruito iTnews: l’apparato è stato sostituito e l’operatore non ha fornito altri dettagli. Nella nota dell’operatore si parla di «interruzioni intermittenti delle chiamate», ma i numeri raccolti da Information Age, la testata dell’Australian Computer Society, danno la misura: circa 190.000 clienti non sono riusciti a completare una chiamata dopo due tentativi. Optus rivendica di aver individuato il problema «nel giro di pochi minuti» grazie ai sistemi di monitoraggio e di aver mobilitato subito i tecnici, e precisa che alcuni clienti sono riusciti a chiamare al tentativo successivo.

Le 46 chiamate d’emergenza fallite sono state segnalate alle forze dell’ordine, che sono andate a bussare alle porte: 41 controlli della polizia del Victoria, tre in Tasmania, due chiamate verificate in South Australia. Nessuno, per fortuna, aveva ancora bisogno di aiuto. «Ci è stato comunicato che i controlli sono stati completati senza esiti negativi», ha detto un portavoce dell’operatore. Sabato Optus si è scusata pubblicamente.

Il governo: «Nessuna infrastruttura è resiliente al 100%»

Domenica è arrivata la risposta politica. La ministra delle Comunicazioni Anika Wells, in televisione, ha scelto una frase che suona come un’ammissione prima ancora che come una promessa: «Nessuna infrastruttura, che siano strade, ponti, pali o cavi, è resiliente al 100%. Quello che dobbiamo fare è assicurarci che questi sistemi siano resilienti quanto possiamo renderli», riporta The Business Times. Più duro il collega Chris Bowen, che ha definito l’episodio «profondamente preoccupante», ha confermato che le indagini sono partite e ha ricordato che tenere in perfetta efficienza la tecnologia per le chiamate al Triple Zero è «un obbligo» per gli operatori. Dal Victoria la ministra della Salute Ingrid Stitt ha parlato di un fatto «incredibilmente deludente e inaccettabile». A indagare, insieme al regolatore ACMA, è il Triple Zero Custodian, l’organismo di garanzia di recente istituzione.

Il contesto spiega i toni. Come nota Capacity, per Optus è il terzo episodio in tre anni che tocca le chiamate d’emergenza: il blackout nazionale del novembre 2023, costato nel 2024 una sanzione di oltre 12 milioni di dollari australiani, poi le tredici ore del 18 settembre 2025, nate da un aggiornamento di un firewall e collegate a più decessi. Per quel guasto l’ACMA a fine luglio ha avviato una causa in Federal Court contestando 1.005 violazioni, con una sanzione massima di 250.000 dollari australiani ciascuna: è la vicenda che abbiamo raccontato nel giorno in cui Singtel apriva alla cessione di un terzo di Optus. E per l’Australia nel suo insieme, conta Information Age, è il terzo grande blackout mobile in dodici mesi, contando quello di Telstra di luglio.

Un’azienda «sostanzialmente diversa», ma il registro dice altro

Il tempismo è pessimo anche per un altro motivo: il Senato australiano deve ancora pubblicare la relazione finale dell’inchiesta sul blackout del 2025, rinviata già sei volte. Nel frattempo Optus ha promesso di applicare le 21 raccomandazioni della revisione indipendente Schott, fra cui riportare in Australia il centro operativo di rete e fare esercitazioni regolari di gestione degli incidenti. In audizione al Senato l’amministratore delegato Stephen Rue ha sostenuto che Optus «è già un’azienda sostanzialmente diversa», ammettendo però che «tutto questo lavoro non significa che i guasti non capiteranno più» e che a cambiare è «il modo in cui rispondiamo». Information Age fa notare che il registro nazionale dei guasti dello stesso operatore elenca altri sei «guasti locali significativi» solo questo mese e 24 incidenti negli ultimi 90 giorni.

C’è poi un dettaglio tecnico che la revisione Schott aveva messo in evidenza e che questo episodio riporta a galla. Quando la rete del proprio operatore non risponde, il telefono dovrebbe agganciarsi a un’altra rete per la chiamata d’emergenza, il meccanismo che in Australia chiamano camp-on; il passaggio però richiede dai 40 ai 60 secondi, e molti utenti non lo sanno. Sul piano delle regole qualcosa si muove: la Camera ha approvato nei giorni scorsi la legge che istituisce l’obbligo universale di copertura mobile all’aperto, il roaming temporaneo in caso di disastri naturali dovrebbe partire il 1° ottobre, e l’ACCC ha aperto l’istruttoria sul roaming nazionale che potrebbe estendersi a tutte le chiamate durante un guasto, ipotesi a cui Telstra resta contraria.

Il nostro commento

Di questa storia ci colpisce la sproporzione fra causa ed effetto. Nel 2025 era stato un aggiornamento software fatto male, e lì si può discutere di procedure, di controlli, di cultura aziendale. Qui parliamo di un pezzo di hardware che si rompe in una centrale, cioè dell’evento più prevedibile che ci sia in una rete: gli apparati si guastano, è per questo che esistono la ridondanza e il failover automatico. Se un singolo apparato in un solo Stato toglie la voce a 190.000 clienti in quattro territori, il problema non è l’apparato, è l’architettura che gli sta intorno, e su questo Optus non ha ancora detto nulla. Ci sembra la domanda che il regolatore dovrebbe fare per prima.

La frase della ministra Wells è vera, e proprio per questo non basta. Nessuna rete è resiliente al 100%, ma le chiamate d’emergenza sono l’unico servizio per cui il fallimento della singola rete è già previsto dalle norme, con il passaggio su quella di un concorrente. Se quel paracadute impiega fino a un minuto ad aprirsi e la gente non lo sa, 46 chiamate perse in 76 minuti sono il risultato atteso, non un incidente. Due cose ci paiono più utili di un’altra multa: tempi di aggancio più corti, e dire chiaramente ai cittadini di restare in linea. Vale in Australia, ma è un ragionamento che qualunque Paese con tre o quattro reti mobili sovrapposte farebbe bene a porsi prima che serva.

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