
Il 21 ottobre la rete mobile di Orange in Francia è rimasta in buona parte muta per un pomeriggio intero, e adesso il conto arriva al fornitore. Secondo il sito francese L’Informé, ripreso da Clubic e dal South China Morning Post, Orange chiede a Nokia una compensazione da diversi milioni di euro per il danno subito, anche d’immagine. Non in contanti, però: la forma più probabile è uno sconto su apparati e servizi futuri. Nokia, interpellata dal quotidiano di Hong Kong, non ha commentato; Orange si è limitata a dire che i rapporti contrattuali con i fornitori restano riservati.
La storia è interessante ben oltre la cifra, perché è uno dei rari casi in cui un grande operatore europeo dice pubblicamente, con nome e cognome, di chi era il codice che ha fermato la rete.
Che cosa è successo il 21 ottobre
Il guasto è partito alle 11:37 ed è durato fino alle 20:30, con disservizi fino a nove ore per una parte dei clienti: sono gli orari che il direttore generale di Orange France, Jérôme Hénique, ha dato al Figaro. Il numero esatto di utenti coinvolti Orange non l’ha comunicato, ma il principale sindacato del gruppo, la CFE-CGC Orange, stima che sia stato colpito il 70% dei 22 milioni di linee mobili. Il dato che l’operatore ha fornito sul perimetro dell’infrastruttura coinvolta, riportato da Telesatmedias, è di 22,65 milioni di SIM tra consumer e business.
La causa, secondo Hénique, è un bug nel software Nokia del core di rete mobile, cioè la parte che autentica le SIM e instrada voce, SMS e dati. Un difetto mai visto prima da Orange e «estremamente complicato da trovare». Gli apparati, ricevendo certi messaggi di errore, andavano in riavvio continuo. Orange ha escluso sia un attacco informatico sia una migrazione al 5G Standalone andata storta.
Il punto debole: due copie dello stesso errore
Che un software abbia un bug non è una notizia. La notizia è che la ridondanza non ha salvato nulla. «L’incidente esce dall’ordinario perché la ridondanza non ha funzionato», ha spiegato Hénique. I sistemi di riserva, distribuiti su siti geografici diversi proprio per assorbire un guasto, giravano sulla stessa versione del software Nokia dei nodi principali: quando il traffico è passato su di loro, hanno ricevuto lo stesso messaggio e sono caduti allo stesso modo. Secondo quanto comunicato da Orange e riportato da Telesatmedias, la porzione di codice difettosa è stata isolata da Nokia verso le 17, e da lì il servizio è ripartito gradualmente in serata.
È il genere di guasto che i progettisti di rete chiamano di modo comune: due copie identiche proteggono da un incendio in una sala macchine, non da un difetto scritto nel codice che entrambe eseguono. Lo ha detto bene al SCMP Tommi Saarinen, analista della finlandese Inderes: il bug stava nel core, la parte più critica della rete, «e ha buttato giù anche i sistemi di backup». La sua previsione è che gli operatori faranno a Nokia domande più dure sulla qualità del software, e che la conseguenza più probabile siano requisiti di resilienza più severi, «come sistemi di riserva che non possano cadere per la stessa ragione di quelli principali».
La 3G che ha tenuto in piedi le chiamate
C’è un dettaglio che chi segue gli switch-off apprezzerà. Mentre 4G e 5G erano ferme, la rete 3G di Orange ha continuato a funzionare, ha confermato Hénique, permettendo di telefonare ed evitando il blackout totale. Nel pomeriggio i siti francesi suggerivano proprio questo: bloccare lo smartphone sulla 3G dalle impostazioni per tornare a chiamare e mandare SMS, visto che anche la VoWiFi non sempre rispondeva. Alloforfait notava con una certa ironia che succedeva il giorno dopo lo spegnimento completo della 2G nella Francia metropolitana.
Non è un argomento per tenere accese le vecchie reti all’infinito, ma è un promemoria su quanto valga, in un’emergenza, avere un percorso indipendente per la voce. Con la 3G già spenta o in via di spegnimento in molti paesi europei, la domanda su che cosa faccia da rete di riserva quando cade il core 4G e 5G resta aperta. A che punto sono gli switch-off nei vari paesi lo trovate nella nostra mappa 2G e 3G nel mondo.
Il conto a Nokia, e il dibattito su Huawei
Per Orange il prezzo diretto è già sul tavolo: ai clienti colpiti ha raddoppiato per un mese il volume di dati incluso nell’offerta. La richiesta a Nokia serve a recuperare una parte di quel costo e del danno d’immagine. Secondo Clubic, che riprende L’Informé, Nokia potrebbe a sua volta rivolgersi alla propria assicurazione per coprire tutto o parte dello sconto. Per un gruppo con circa 20 miliardi di euro di ricavi annui nel 2025, osserva Saarinen, la cifra è sostenibile: il problema vero è la reputazione.
Ed è qui che il South China Morning Post allarga il discorso. Il guasto arriva mentre l’Unione europea lavora alla revisione del Cybersecurity Act, la cosiddetta CSA2, che obbligherebbe gli operatori a togliere dalle reti gli apparati dei fornitori «ad alto rischio», cioè in pratica Huawei e ZTE. Connect Europe, l’associazione degli operatori di cui Orange fa parte, già a luglio aveva avvertito che restringere la scelta dei fornitori rischia di aggravare i rischi sistemici legati alla dipendenza da pochi vendor, «soprattutto in caso di guasti a livello di intera rete». Ne avevamo parlato quando i governi UE hanno chiesto di togliere la scadenza dei tre anni per la rimozione di Huawei e ZTE.
Saarinen però non crede che la panne cambi la mappa dei fornitori: chi sostituisce gli apparati cinesi in Europa ha due scelte realistiche, Nokia o Ericsson, e così resterà.
Il commento della redazione
La lezione di Parigi è meno politica di quanto il dibattito su Huawei lasci pensare. Una rete può avere tre fornitori diversi e cadere lo stesso, se il core e la sua riserva girano sullo stesso codice nello stesso momento. La resilienza non si misura dal numero di sale macchine, ma da quante cose diverse devono rompersi insieme perché il servizio si fermi. Il 21 ottobre ne è bastata una.
Per questo la parte più interessante della vicenda non è lo sconto che Orange otterrà, che resterà comunque riservato, ma quello che potrebbe chiedere dopo: aggiornamenti scaglionati tra nodi principali e di riserva, versioni software sfalsate, test più lunghi prima di mettere in produzione. Sono richieste che costano a tutti, operatore e fornitore. Orange, del resto, con Nokia sperimenta anche l’AI-RAN sulla rete viva, e allora aveva insistito su un principio: poterla spegnere il giorno in cui sbaglia. Il 21 ottobre il pulsante per spegnere il problema non c’era, e a reggere le telefonate ci ha pensato la vecchia 3G.
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