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Il roaming sale in orbita: Rogers porta il satellite-to-mobile in Giappone, Australia e Nuova Zelanda, e il cliente canadese in vacanza ha una copertura che in Italia non c’è nemmeno a casa

Gaetano Alessio Forino
Ultimo aggiornamento: 30/10/2026
Gaetano Alessio Forino
9 Minuti di lettura
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Roaming satellitare Rogers: escursionista di spalle con lo smartphone in mano su un sentiero di montagna in Giappone, senza antenne, con una scia di satelliti nel cielo
Immagine illustrativa

Il roaming internazionale ha appena acquistato una dimensione in più: quella verticale. Il 29 ottobre Rogers, il primo operatore mobile del Canada, ha annunciato che il suo servizio satellite-to-mobile funziona da oggi anche in Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Un cliente canadese che si trova su un sentiero delle Alpi giapponesi, nell’outback australiano o su una spiaggia neozelandese senza alcuna copertura cellulare vedrà il telefono agganciarsi a un satellite in orbita bassa, esattamente come farebbe a casa, nelle foreste dell’Ontario. Con gli Stati Uniti, aperti in aprile, i Paesi in cui Rogers offre il roaming satellitare diventano quattro. Il direct-to-cell smette così di essere un servizio nazionale e diventa una funzione che viaggia con la SIM.

Contents
Che cosa funziona davvero, e doveI partner che non vengono nominatiUn servizio nato quindici mesi faIl nostro commento

Che cosa funziona davvero, e dove

Rogers è precisa su cosa il cliente può aspettarsi. Nelle zone senza segnale terrestre il telefono può inviare e ricevere SMS e usare le app «satellite-ready»: WhatsApp, Messenger e X per i messaggi, Google Maps e AllTrails per la navigazione, AccuWeather per il meteo in tempo reale, «con altre in arrivo». Non si parla di telefonate tradizionali né di navigazione web, e il motivo è lo stesso che avevamo spiegato a proposito della videochiamata via satellite di Fastweb: la capacità che un satellite riesce a dare a un normale smartphone è poca, e va spesa per i servizi che ne hanno bisogno di meno. «I canadesi vogliono restare connessi ovunque li portino i loro viaggi», ha detto Mark Kennedy, chief technology officer di Rogers. «Con il roaming satellite-to-mobile in Giappone, Australia e Nuova Zelanda estendiamo la copertura a più destinazioni nel mondo, così i clienti restano connessi anche all’estero».

Il prezzo, per chi è già cliente, è zero: il roaming satellitare è compreso nei piani Ultimate, nelle opzioni Roam Like Home ammesse e in alcuni Travel Pass, senza un’aggiunta dedicata per i tre nuovi Paesi. È la stessa impostazione scelta in aprile per gli Stati Uniti, quando Rogers aveva unito il proprio servizio a T-Satellite, la rete satellitare di T-Mobile US, aggiungendo 1,3 milioni di chilometri quadrati di copertura fuori dalla portata delle torri americane. Allora il comunicato nominava il partner; questa volta, come ha notato iPhone in Canada, non compare né il nome degli operatori ospitanti né quello di Starlink, sulla cui costellazione il servizio si appoggia dal primo giorno.

I partner che non vengono nominati

Non è difficile ricostruire chi apra la porta a Rogers nei tre Paesi, perché in ciascuno il direct-to-cell su Starlink è già in commercio e chi lo vende è noto. In Giappone è KDDI con au Starlink Direct, il servizio che avevamo raccontato nella sua versione per il soccorso alpino e che da giugno 2026 ha a sua volta esteso il roaming satellitare dei propri clienti a Canada, Filippine e Nuova Zelanda, oltre agli Stati Uniti: l’accordo con Rogers è dunque reciproco, e il viaggiatore giapponese in Canada ne gode da mesi. In Nuova Zelanda è One NZ, che con One NZ Satellite copre il 40 per cento circa del territorio nazionale privo di torri e il mare fino a 85 miglia nautiche dalla costa, con SMS, WhatsApp, Messenger e Google Maps. In Australia è Telstra, che ha lanciato il suo Satellite Messaging nel giugno 2025 e dal luglio di quest’anno lo ha allargato alle app leggere come le mappe e la messaggistica.

Il meccanismo è quello del roaming classico, con una differenza che conta: i satelliti sono gli stessi sopra ogni Paese, ma trasmettono verso il telefono con lo spettro che l’operatore locale ha messo a disposizione di Starlink. Senza quella licenza nazionale la costellazione resta muta, in Giappone come in Italia, ed è per questo che Rogers ha bisogno di un accordo con ciascun operatore ospitante.

Un servizio nato quindici mesi fa

Rogers Satellite è giovane. Il servizio era partito il 15 luglio 2025 come beta gratuita aperta a tutti i canadesi, limitata agli SMS e ai messaggi di emergenza al 911, con una promessa di 5,4 milioni di chilometri quadrati coperti, due volte e mezzo qualunque altro operatore del Paese. Il dato che spiega tutto è un altro, scritto nello stesso comunicato: solo il 18 per cento del Canada è coperto da reti cellulari tradizionali. In un Paese così il satellite è l’unico modo di dire «copertura nazionale» senza mentire. Finita la beta, il servizio è rimasto incluso nel piano Ultimate ed è stato offerto a 15 dollari canadesi al mese a tutti gli altri canadesi. In quindici mesi è passato dal solo SMS alle app, dal Canada agli Stati Uniti e ora a tre Paesi dell’altro emisfero.

Il silenzio sul nome di Starlink nel comunicato ha una spiegazione politica, non tecnica. A settembre il primo ministro Mark Carney aveva detto al New York Times che dal fornitore di Elon Musk il Canada «si diversificherà, senza dubbio», e il governo federale sostiene la costellazione Lightspeed della canadese Telesat come alternativa. Rogers si trova a vendere un servizio il cui fornitore è diventato un argomento scomodo a Ottawa, e lo chiama con il nome generico della tecnologia. Il paradosso è che, in orbita, un’alternativa capace di parlare con uno smartphone normale in quattro Paesi oggi non c’è.

Il nostro commento

La notizia sembra piccola e invece tocca il punto che renderà il direct-to-cell un mercato o una curiosità. Finché ciascun operatore accende il satellite solo entro i confini nazionali, il servizio resta una polizza contro il buio della copertura locale. Quando gli accordi si incrociano, come fanno Rogers e KDDI, diventa un’unica copertura globale che si attiva con la SIM di casa, e il valore percepito sale: il viaggiatore è chi si trova senza segnale più spesso, nei posti dove fa più paura. Il modello di business del roaming classico, costruito in trent’anni di accordi bilaterali, viene riutilizzato tale e quale per il cielo, e gli operatori mobili restano al centro dello schema perché lo spettro è loro. Vale la pena ricordare che SpaceX ha ottenuto a settembre dalla FCC l’autorizzazione a operare come vettore internazionale: lo stesso roaming che oggi passa da quattro accordi tra operatori, domani Starlink potrebbe offrirlo da sola.

Per l’Italia la notizia è un termine di confronto. Qui il direct-to-cell è ancora la sperimentazione di Fastweb + Vodafone sull’Appennino, e nessun operatore ha aperto un servizio commerciale né, a maggior ragione, un roaming satellitare per chi viaggia. Nel frattempo un cliente canadese in vacanza in Giappone ha nel telefono una copertura che un cliente italiano non ha nemmeno a casa. Il divario non è di tecnologia, che è la stessa e vola sopra tutti, ma di spettro assegnato e di accordi firmati. Sono le due cose che gli operatori europei possono ancora decidere di fare in fretta.

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