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Rete Mobile

Piccolo, misurato, reversibile: Orange porta l’AI-RAN di Nokia sulla rete viva e vuole poterla spegnere il giorno in cui sbaglia

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
8 Minuti di lettura
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Ingegnere davanti a un rack con server di calcolo e baseband, con una BTS su un tetto di Parigi alla finestra: Orange porta l'AI-RAN di Nokia in test sulla rete viva

Finora l’AI-RAN di Nokia era una lista di nomi lontani: giapponesi, arabi, indonesiani, un austriaco. Da ieri c’è anche uno dei grandi gruppi europei. All’Intelligent RAN Forum, il convegno organizzato da RCR Wireless, Laurent Leboucher, chief technology officer del gruppo Orange, ha detto che l’azienda è pronta a portare la piattaforma AI-RAN di Nokia fuori dal laboratorio e dentro la rete commerciale: «Siamo pronti a testare nella vita reale, e non solo nel nostro lab». Il resoconto lo firma James Blackman su RCR Wireless, e vale la pena leggerlo per intero, perché più delle promesse contano le cautele.

Contents
Si parte piccoli, e si misura tuttoIl compute che avanza, e che cosa farciDalla scatola nera alla scatola di vetroIl commento della redazione

Si parte piccoli, e si misura tutto

La prima cosa che Leboucher ha voluto chiarire è la scala. «Partiamo in piccolo, all’inizio, davvero per capire il valore che può portarci. Quando saremo convinti e quando saremo pienamente a nostro agio con tutti gli aspetti operativi, decideremo di andare avanti ed estendere». Le voci da misurare sono quattro: prestazioni, efficienza energetica, impatto operativo e costo totale di possesso. Orange conta di provare tutti e tre i modelli di installazione che Nokia propone, e che avevamo descritto al lancio della piattaforma, a luglio: la scheda aggiuntiva da innestare nelle BTS AirScale già in campo, il nodo AI-RAN dedicato e la versione cloud-native su server standard. Probabilmente si comincerà dalle schede, la via «più pragmatica in molte località», per poi passare ai nodi dove serve capacità molto alta e al cloud dove Orange sta già portando il resto della rete. Il punto, per il CTO, è che i tre modelli «devono coesistere senza creare frammentazione operativa. Ci serve una base software comune».

Le cifre che Orange andrà a verificare sono quelle di Nokia: circa il 20 per cento di efficienza spettrale in più ottenuto in condizioni di test, con l’obiettivo del 50 per cento a metà 2027, al lancio commerciale, e di oltre il 100 per cento nel 2028. Leboucher non le contesta, ma le rimette al loro posto: «Questi guadagni sono enormi; un fattore due è molto significativo. La vera prova è se possono essere realizzati in modo consistente in una rete viva, con carichi di traffico e condizioni radio diverse, e con un costo totale di possesso convincente. È questo che intendiamo scoprire». Aggiunge una motivazione che guarda avanti: il traffico generato dall’AI, che Orange si aspetta «più intenso in upload e sensibile alla latenza».

Il compute che avanza, e che cosa farci

Il cuore della scommessa di Nokia, finanziata dal miliardo di dollari di Nvidia, non è solo far funzionare meglio la radio. Pallavi Mahajan, chief technology officer e responsabile AI di Nokia, l’ha detto sul palco: «Stiamo rendendo la RAN una piattaforma programmabile sia per la connettività sia per il calcolo». I tre modelli di installazione, ha spiegato, mettono a disposizione quantità diverse di quello che ha chiamato «compute a maggese», la potenza di calcolo che avanza quando la radio non la usa tutta, e che potrebbe ospitare altri carichi di lavoro AI. Dove piazzare quel calcolo dipende da traffico, ambiente urbano o rurale, quanta potenza serve per i guadagni di efficienza e quanta ne resta: «Ogni caso d’uso di AI fisica detterà che cosa si può far girare e dove».

Orange, su questo, tiene i piedi per terra. Le prime applicazioni, dice Leboucher, resteranno «saldamente nel dominio telco»: gestione dello spettro e delle interferenze, configurazione radio più automatica, cioè tutto ciò che ha bisogno di accesso diretto ai dati della RAN e di elaborazione locale in tempo reale. Più in là vede il sensing, di cui avevamo scritto a proposito delle prove di Samsung e Verizon, il posizionamento e il monitoraggio, dalla manutenzione delle infrastrutture al rilevamento dei droni: «Sono i casi d’uso in cui vediamo un business case abbastanza chiaro, anche se c’è molto da definire con Nokia e con altri». L’economia del compute in eccesso, nota RCR, resta invece tutta da dimostrare, e Nokia stessa parla di «nuovi modelli di monetizzazione» oltre la connettività senza quantificarli.

Dalla scatola nera alla scatola di vetro

La parte più interessante dell’intervento è quella che non parla di megabit. Orange vuole introdurre un’intelligenza artificiale probabilistica in un ambiente deterministico e mission-critical, e Leboucher lo dice senza giri di parole: l’innovazione software più rapida non può andare a scapito della stabilità della rete, ogni nuova funzione deve rispettare requisiti di prestazioni, resilienza, sicurezza e prevedibilità, e sarà «critica» la capacità di introdurre le funzioni in modo selettivo, misurarne l’impatto e tornare indietro. Mahajan risponde con una formula: passare dalla «scatola nera» alla «scatola di vetro», con tracciabilità, spiegabilità e la possibilità di revocare i modelli che rendono meno del previsto, si comportano male o si guastano. «Non è solo tecnologia», chiude Leboucher. «Stiamo parlando di cambiare il modo in cui lavoriamo». Per ora Orange non si impegna su un’architettura né su un piano commerciale: la domanda a cui vuole rispondere è se la tecnologia mantiene le promesse senza combinare guai.

Il commento della redazione

Ci sembra la notizia più utile arrivata sull’AI-RAN da quando esiste la sigla, proprio perché non annuncia nulla di clamoroso. Una settimana fa Nokia aveva presentato otto operatori in più nel suo club, con un solo europeo e nessun italiano; Orange è di un’altra taglia, e il modo in cui entra è un manuale di buon senso per chiunque debba valutare queste piattaforme. Tre condizioni: piccolo, misurato, reversibile. Se il raddoppio dell’efficienza spettrale reggerà su una rete vera, lo sapremo da chi ha messo per iscritto che vuole poter spegnere l’AI il giorno in cui sbaglia.

Dal nostro angolo di mondo, la cosa che pesa è un’altra. L’efficienza spettrale conta dove lo spettro è già tutto occupato, e per un operatore che la ottiene via software il guadagno è rimandare siti nuovi e aste nuove. Per il lettore italiano il tema è doppio: nessun operatore nazionale compare finora nell’elenco di chi prova l’AI-RAN di Nokia, e l’Agcom ha proposto di rinnovare le frequenze mobili fino al 2037. Se il raddoppio arriverà davvero, chi lo avrà provato per primo in rete viva saprà quanto valgono davvero i megahertz che si stanno per concedere.

💬 Ne parliamo sul forum di TLCworld. Scriveteci nella discussione dedicata: leggiamo e rispondiamo lì.

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