
Sei mesi dopo l’annuncio, Amazon ha il via libera. Il 27 ottobre lo Space Bureau della Federal Communications Commission, insieme all’Office of Engineering and Technology e all’Office of International Affairs, ha approvato il trasferimento ad Amazon di tutte le licenze di Globalstar: stazioni spaziali, stazioni di terra, autorizzazioni internazionali e una licenza sperimentale. L’ordine, tredici pagine che abbiamo letto per intero, chiude la revisione aperta il 4 giugno e spiana la strada all’acquisizione da 11,57 miliardi di dollari firmata ad aprile. La chiusura è attesa nel 2027, e gli azionisti di Globalstar potranno scegliere tra 90 dollari per azione in contanti o 0,321 azioni Amazon. Ne hanno scritto Light Reading, con Jeff Baumgartner, e Broadband Breakfast.
Che cosa compra Amazon
Nelle parole dell’ordine, Globalstar «serve più di 780.000 dispositivi in più di 120 Paesi» usando le bande 1,6 e 2,4 GHz, cioè lo spettro cosiddetto Big LEO: 1610-1626,5 MHz dal telefono al satellite e 2483,5-2500 MHz dal satellite al telefono, con i collegamenti di alimentazione a 5 e 7 GHz e sei stazioni di terra negli Stati Uniti. Al 30 giugno gli abbonati erano circa 811.000. È soprattutto questo spettro il motivo dell’operazione, perché è uno dei pochi al mondo assegnato in modo esclusivo al servizio mobile satellitare e armonizzato a livello internazionale: con quello Amazon non deve chiedere in prestito le frequenze di un operatore terrestre per parlare con i telefoni, come fa Starlink con T-Mobile. La FCC lo scrive senza giri di parole: la transazione «faciliterebbe l’ingresso di Amazon nei servizi direct-to-device e creerebbe un operatore satellitare vigoroso, capace di offrire servizi fissi e mobili a clienti residenziali e aziendali».
Nel pacchetto c’è anche il futuro di Globalstar. Il 8 ottobre lo stesso Space Bureau aveva concesso l’accesso al mercato americano per la costellazione C-3, 48 satelliti più sei di scorta, licenziata in Francia e destinata a rinnovare la flotta attuale di una ventina di satelliti; l’ordine di ieri estende l’approvazione anche a quella licenza, e la FCC precisa che «dopo la chiusura della transazione, Amazon Leo potrà usare la concessione C-3 per costruire e lanciare il sistema appena autorizzato». E c’è Apple: Globalstar fornisce la capacità satellitare all’ingrosso dietro l’SOS di emergenza, i messaggi, Dov’è e l’assistenza stradale via satellite di iPhone e Apple Watch, e Amazon ha già annunciato un accordo per continuare a servire quei dispositivi e «collaborare con Apple su futuri servizi satellitari usando la rete ampliata».
Il piano da 5.105 satelliti
Lo spettro di Globalstar è la chiave, ma la serratura è un’altra pratica, ancora aperta. Il 18 agosto la FCC ha accettato la domanda di Amazon Leo per un sistema direct-to-device di fino a 5.105 satelliti, di cui avevamo scritto a luglio: cinque gusci orbitali tra 510 e 580 chilometri, collegamenti ai telefoni in banda L e S, cioè proprio le frequenze Globalstar, backhaul in Ka e V, laser tra i satelliti ed elaborazione del segnale a bordo. Nel suo documento esplicativo Amazon colloca l’inizio del dispiegamento nel 2028 e promette voce, messaggi, dati e servizi di emergenza «in collaborazione con gli operatori mobili». Light Reading parla di «servizi avanzati» di voce, testo e dati dal 2028. L’ordine di ieri ricorda anche che la fabbrica di Kirkland può produrre «fino a 30 satelliti a settimana», un dato coerente con i mille satelliti costruiti e i 396 in orbita di cui abbiamo scritto due settimane fa.
L’unica opposizione formale è venuta da Yippy, un’ex cliente di Globalstar che aveva chiesto di respingere la domanda o di condizionarla ai suoi presunti diritti contrattuali, in una disputa che le parti dicono essere in arbitrato. La FCC ha dato ragione ai richiedenti: Yippy «sta cercando in modo improprio di usare il processo di revisione delle fusioni per perseguire dispute contrattuali non correlate». A favore si sono invece schierati Public Knowledge e l’Open Technology Institute di New America, due organizzazioni che di solito si oppongono alle fusioni nelle telecomunicazioni, e l’Information Technology & Innovation Foundation. L’approvazione non prevede condizioni.
Il nostro commento
Il direct-to-device americano ha ormai una regola non scritta: chi vuole parlare con i telefoni dallo spazio compra spettro proprio, e lo paga caro. Broadband Breakfast fa l’elenco: SpaceX ha speso più di 20 miliardi di dollari in diritti d’uso, da EchoStar agli 800 MHz di Grain; Rocket Lab sta comprando Iridium per 8 miliardi; AST SpaceMobile paga 550 milioni per le frequenze di Ligado; e ora Amazon mette 11,57 miliardi su Globalstar. In questo quadro la mossa di Amazon è la più prudente e forse la più furba: compra una costellazione che funziona, con un cliente che si chiama Apple, e una banda che nessun operatore terrestre può contestarle, mentre AT&T, Verizon e T-Mobile litigano con la FCC proprio sull’uso delle bande 5G da parte dei satelliti. Il voto del 29 ottobre su quelle regole riguarda Starlink molto più di Amazon.
Le cose da non confondere sono due. La prima è che Globalstar oggi fa messaggi di emergenza e tracciamento, non banda larga: con 25 MHz circa di spettro e una ventina di satelliti il servizio «avanzato» promesso per il 2028 dipende dai 5.105 satelliti ancora da autorizzare, da costruire e da lanciare, e il collo di bottiglia dei razzi che abbiamo raccontato per la costellazione principale vale anche qui. La seconda è che l’approvazione della FCC è americana: le licenze Globalstar sono in parte francesi e l’uso della banda 1,6/2,4 GHz in Europa segue regole proprie. Per i lettori italiani la notizia non cambia nulla domani sul telefono. Cambia il mercato: dal 2028 i satelliti che parleranno con gli smartphone saranno almeno tre costellazioni con spettro proprio, e l’idea di Verizon che il satellite sia un servizio «per aree remote» avrà un concorrente in più che la pensa diversamente.
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