
Il momento più interessante della trimestrale di Verizon è arrivato a fine chiamata, quando un analista di Citi ha chiesto a Dan Schulman che cosa pensa dell’ingresso di Starlink nel mercato mobile e se Verizon offrirebbe mai un contratto MVNO a una costellazione. La risposta dell’amministratore delegato, lunga diversi minuti, è il discorso più netto che un operatore americano abbia fatto finora su SpaceX, e l’abbiamo letta per intero nella trascrizione della call del 26 ottobre. Il nocciolo sta in quattro negazioni: «non c’è nessuna bacchetta magica, non c’è nessuna ricetta segreta, non c’è nessuna scorciatoia, non c’è nessun vantaggio strutturale di costo radicalmente più basso». L’hanno ripresa Mobile World Live e, con il testo quasi integrale, James Blackman nel Telco Diary di RCR Wireless.
Il conto di Schulman
Schulman parte da una premessa che suona come un complimento: «opero sotto l’assunto che tutto ciò che SpaceX dice che farà, lo farà, e lo eseguirà in modo impeccabile. Supporre altro non ha senso». Poi il ragionamento. Senza una rete terrestre, dice, il mercato indirizzabile del satellite per la banda larga «è relativamente piccolo, sta nelle aree molto rurali», mentre «nelle aree suburbane e urbane, dove sta circa il 98 per cento dei nostri ricavi, siamo tra 100 e 1.000 volte più efficienti di loro». Per questo, aggiunge, SpaceX «sta esplorando un percorso per creare una rete terrestre», e «non ci sono segreti nel mercato: sappiamo esattamente cosa faranno, conosciamo le loro richieste di informazioni, sappiamo con chi parlano per le torri». È il riferimento alle trattative con Crown Castle e American Tower per ottantamila siti di cui abbiamo scritto giovedì.
E qui arriva il conto. Una rete del genere, secondo Schulman, «somiglierà a qualsiasi altra rete»: tra 65.000 e 80.000 macro siti, backhaul «con una combinazione di fibra e forse un po’ di satellite», apparati radio, «una quantità enorme di spettro», più negozi, assistenza clienti e sistemi di back office. Tempo stimato: «un minimo di quattro-sei anni». Costo: «centinaia e centinaia di miliardi di dollari, direi tra 300 e 500 miliardi nei prossimi sette-otto anni». Il risultato, conclude, sarebbe «sostanzialmente la stessa rete, le stesse capacità e la stessa struttura di costi che abbiamo oggi», e SpaceX avrebbe «la possibilità di diventare il sesto, non il quarto, il sesto concorrente del mercato», perché, dice, Verizon compete già contro tre operatori, «due dei quali offrono il servizio wireless gratis». «È molto difficile tirare un pugno a qualcosa che non esiste, ma quando entreranno nel mercato saremo ferocemente competitivi».
Sul punto che interessa di più a Wall Street, l’accesso all’ingrosso, Schulman è stato categorico: «non ci sono porte sul retro in nessuno dei nostri accordi MVNO, e non vedo assolutamente nessun beneficio nell’estendere un accordo MVNO a qualsiasi fornitore satellitare». Il dilemma del prigioniero evocato dagli analisti, per cui uno dei tre prima o poi cederà e affitterà la rete a Starlink, «è ridicolo». Resta la porta aperta alla collaborazione «complementare» nelle aree remote, direttamente o tramite la joint venture satellitare con AT&T e T-Mobile.
Il trimestre che dà fiato al discorso
Un amministratore delegato può permettersi questo tono se i numeri reggono, e questa volta reggono. Nel terzo trimestre Verizon ha aggiunto 406.000 linee postpagate telefoniche, il miglior terzo trimestre da cinque anni, contro le 44.000 di un anno fa, e 137.000 account, il miglior dato da oltre dieci anni; l’azienda alza la guidance annuale a 1,1-1,2 milioni di linee nette. Il margine operativo lordo rettificato è di 13,8 miliardi di dollari, record, con un margine del 40,2 per cento, e il flusso di cassa libero di 7,8 miliardi è il più alto dal 2020. I ricavi crescono dell’1,5 per cento a 34,3 miliardi, frenati dalle vendite di telefoni, scese del 9 per cento perché i clienti cambiano apparecchio sempre meno spesso. Il tasso di abbandono è allo 0,94 per cento e, dettaglio che Schulman ripete due volte, i costi promozionali di acquisizione sono calati del 41 per cento: «non compriamo clienti, li vinciamo a condizioni che generano ricavi».
Ci sono anche due annunci. Il primo è un contratto di fibra spenta con Amazon Web Services da oltre 2 miliardi di dollari, che porta a circa 4 miliardi i contratti firmati nel semestre dalla divisione AI Connect per fibra e calcolo al bordo della rete, con ricavi dal 2027. Il secondo è il rilancio dell’accesso fisso senza fili a 1 Gbit/s sulle onde millimetriche, di cui abbiamo scritto ieri sera: Schulman lo ha citato anche nella risposta su SpaceX, come la prova che «tra quattro-cinque anni saremo due o tre generazioni avanti rispetto a oggi».
Il nostro commento
Il discorso di Schulman è la versione completa di quello che T-Mobile aveva detto a settembre in forma di sfottò e che AT&T ha ripetuto la settimana scorsa: il satellite da solo non copre le città, e per coprirle serve la stessa rete che i tre hanno già. È un argomento solido, e i numeri che il CEO mette in fila, 65-80.000 siti e 300-500 miliardi, sono coerenti con gli ottantamila siti di cui SpaceX sta trattando. Il punto debole è un altro: Schulman dice che SpaceX diventerà «la stessa rete con la stessa struttura di costi», ma SpaceX ha già dimostrato in orbita di saper costruire infrastrutture a costi che nessun concorrente aveva previsto, e la frase «sappiamo esattamente cosa faranno» è la stessa che gli operatori satellitari tradizionali dicevano di Starlink nel 2019.
C’è poi una contraddizione che vale la pena notare. Lo stesso operatore che qui definisce il satellite un servizio «per aree remote» ha firmato la lettera alla FCC contro l’apertura delle bande 5G TDD al direct-to-device, con argomenti tecnici seri che abbiamo raccontato domenica. Se il satellite non fosse una minaccia nelle città, non servirebbe tenerlo fuori dai 2,5 e 3,45 GHz. La verità è che la partita si gioca su due tavoli, quello regolatorio dello spettro e quello industriale dei tralicci, e Verizon sta giocando duro su entrambi. «Sesto, non quarto» è una bella frase da conference call. Tra quattro-sei anni sapremo se era un’analisi o un esorcismo.
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