
Per anni i tre grandi operatori americani hanno litigato su tutto. Questa settimana si sono presentati insieme, con la loro associazione di categoria, negli uffici della Federal Communications Commission per chiedere la stessa cosa: tenete i satelliti fuori dalle nostre bande TDD. Il bersaglio è la proposta che la FCC voterà il 29 ottobre e che aprirebbe altri 482 MHz di spettro mobile al direct-to-device, portando le bande ammesse da cinque a tredici. Tra le nuove ci sono i 2,5 GHz, dove T-Mobile costruisce il suo 5G, e i 3,45 GHz, dove opera AT&T. Le lettere depositate il 22 ottobre da CTIA e da T-Mobile stanno nel fascicolo pubblico della FCC; le hanno raccontate PCMag, con due articoli di Michael Kan, e i siti specializzati sul mondo SpaceX.
Che cosa propone la FCC
La bozza, pubblicata l’8 ottobre e lunga 74 pagine, si chiama «Unleashing Licensed Spectrum for Direct-to-Device». Il quadro attuale, il Supplemental Coverage from Space adottato nel 2024, ammette il satellite su cinque bande terrestri, 600, 700 e 800 MHz, PCS e AWS-H, e solo attraverso un contratto di affitto dello spettro con l’operatore che ne detiene la licenza: è così che funziona il servizio di T-Mobile con Starlink. La FCC stessa scrive che quelle regole erano «intrinsecamente caute» e che ogni rete autorizzata finora ha avuto bisogno di una deroga. La proposta vuole estendere l’elenco a «quasi tutte le bande usate oggi dai telefoni», cioè tredici, e «sostituire i rigidi requisiti di leasing con flessibili accordi di coesistenza» tra chi chiede la licenza satellitare e i titolari terrestri. Sparirebbe anche l’obbligo di coprire un’intera area geografica, come gli Stati Uniti continentali.
La FCC non nasconde il nodo tecnico. Nel testo riconosce che cinque delle bande proposte, tra cui 2,5 e 3,45 GHz, sono spettro non accoppiato, e chiede se consentire la trasmissione «bidirezionale, per esempio TDD» o limitare la direzione del segnale satellitare. Sui 2,5 GHz ammette che T-Mobile «detiene licenze e contratti di affitto di lungo periodo per la maggior parte» della banda.
T-Mobile: «un satellite non può tenere il ritmo»
La lettera di T-Mobile, dieci pagine depositate dopo gli incontri del 19 ottobre con gli uffici dei commissari, spiega il problema con parole da divulgazione. In una rete TDD «le stazioni radio base e i telefoni condividono una sola banda per inviare e ricevere, alternandosi nel tempo invece di dividere lo spettro in canali separati». Sulla terra funziona perché «ogni sito può tenere, e tiene, lo stesso ritmo: passano in modo sincronizzato dal parlare all’ascoltare, così che i segnali non collidano mai. Un satellite, invece, non può tenere quel ritmo», perché il suo segnale «deve percorrere centinaia di chilometri dallo spazio» e arriva con un ritardo che rende la sincronizzazione «estremamente complessa». Il risultato: «un segnale satellitare può cadere sopra un sito e scontrarsi con i segnali terrestri, portando a chiamate cadute o incomplete, comprese le chiamate di emergenza al 911».
I numeri allegati sono pesanti: fino al 96 per cento dell’area di copertura in uplink di un sito perduta dove il satellite copre la stessa zona, e anche con un «allineamento perfetto» tra i due segnali un degrado dell’uplink «dal 35 al 65 per cento». Le contromisure, scrive l’operatore, lascerebbero «circa il 20-25 per cento dello spettro inutilizzato in un blocco da 100 megahertz». Per T-Mobile i 2,5 GHz sono «il fondamento» della rete Ultra Capacity, e la richiesta è secca: togliere la banda dalla bozza prima del voto. Il documento non nomina mai SpaceX.
CTIA e Ajit Pai: «non nelle bande da lavoro del 5G»
La lettera di CTIA, l’associazione che rappresenta i tre operatori, racconta gli incontri del 20 ottobre con gli uffici del presidente Brendan Carr e delle commissarie Anna Gomez e Olivia Trusty. Aprire quelle bande a un servizio satellitare secondario «solleva sfide tecniche e di interferenza fondamentali» che restano irrisolte, e «oggi più di 300 milioni di utenti si affidano a queste bande: non dovrebbero vedere il loro servizio compromesso da cambiamenti tecnicamente impraticabili». Il presidente di CTIA, Ajit Pai, che la FCC l’ha guidata dal 2017 al 2021, ha incontrato Carr di persona e ha messo il principio per iscritto: «le operazioni satellitari secondarie non dovrebbero essere introdotte nelle bande TDD “da lavoro” del 5G, compresi i 2,5 e i 3,45 GHz, dati i rischi ben noti di sincronizzazione e interferenza».
La seconda battaglia è sul leasing. Gli operatori chiedono che le licenze restino esclusive, che il satellite possa usare le loro frequenze solo con «consenso, controllo e diritto di recesso» del titolare, e che la FCC applichi «le stesse metriche di prestazione a prescindere dall’architettura mobile scelta», cioè che un operatore in orbita risponda degli stessi obblighi di uno con i tralicci. Secondo PCMag, le due bande contestate valgono 290 dei 482 MHz proposti, e SpaceX ha oggi circa 80 MHz contro i circa 300 di ciascuno dei tre grandi.
Il nostro commento
Il contesto lo abbiamo seguito giorno per giorno: la FCC ha autorizzato quindicimila satelliti di seconda generazione per Starlink Mobile, SpaceX ha comprato gli 800 MHz di tutto il Paese e tratta l’accesso a ottantamila siti per diventare il quarto operatore. La proposta del 29 ottobre è il pezzo regolatorio di quel disegno: senza bande, un quarto operatore non esiste. Letta così, la mossa dei tre grandi è difesa del territorio, e il fatto che T-Mobile, partner di Starlink dal primo giorno, firmi la lettera più dura dice quanto sia cambiata l’aria in un mese.
Ma l’argomento tecnico è buono, e vale la pena capirlo perché riguarda anche noi. Il TDD non è una scelta americana: n78, la banda su cui si regge il 5G italiano, è TDD, come la n41 di T-Mobile. La sincronizzazione tra siti vicini è ciò che permette a tutti gli operatori di un Paese di usare la stessa banda senza accecarsi a vicenda, e un segnale che arriva da centinaia di chilometri di altezza con un ritardo variabile non entra in quello schema. È lo stesso problema che Orange ha appena messo sul tavolo in Europa, quando ha spiegato che prima di provare il direct-to-device bisogna decidere quanto lontano dal confine deve stare il satellite. La vera domanda per la FCC non è se dare spettro a SpaceX, ma in quali bande: i 482 MHz della bozza contengono 192 MHz di spettro accoppiato dove il problema non si pone, e 290 MHz di TDD dove si pone eccome. Il 29 ottobre si vota solo l’apertura della consultazione, e la bozza può ancora cambiare. Se i 2,5 e i 3,45 GHz usciranno dall’elenco, sapremo che tre operatori insieme pesano ancora più di uno che vuole diventare il quarto.
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