
Un pannello solare da tre chilowatt e mezzo accanto a un traliccio non è una notizia, in tempo di pace. In Ucraina, dove dall’ottobre 2025 al gennaio 2026 la Russia ha colpito diciannove volte la rete elettrica con attacchi massicci e dove d’inverno le interruzioni di corrente sono durate mezza giornata o più, lo diventa. Vodafone Ukraine ha annunciato la seconda fase del suo programma di generazione solare: dopo i primi 100 siti completati a giugno, altri 400 riceveranno un piccolo impianto fotovoltaico, per un totale di 500 BTS alimentate anche dal sole. Lo ha riportato questa mattina Developing Telecoms, riprendendo il comunicato dell’operatore del 20 ottobre; i numeri li abbiamo letti direttamente sul sito di Vodafone Ukraine e sulla stampa economica ucraina.
Cento siti, un’estate di prova
La prima fase è servita da banco di prova. Cento stazioni radio base in quattordici regioni hanno ricevuto impianti per una potenza complessiva di 360 kW, circa 3,6 kW ciascuna: l’equivalente, scrive l’operatore, di «30-40 tipici impianti sul tetto di una casa privata ucraina». Nella prima stagione estiva quei cento impianti hanno prodotto più di 110.000 kWh. La proiezione su base annua è di circa 380 MWh, pari a un terzo del consumo elettrico di quelle cento BTS, con un risparmio stimato in «oltre 100.000 euro l’anno» e 210 tonnellate di CO2 evitate. Sono cifre piccole per una rete nazionale, e Vodafone Ukraine non finge il contrario: il punto non è il risparmio, è l’autonomia. Il progetto era stato annunciato nell’autunno del 2025 e la prima ondata è stata completata, scrive l’azienda, «nonostante le difficoltà logistiche, i bombardamenti regolari delle infrastrutture energetiche, un inverno estremamente difficile e condizioni meteo critiche». Nel comunicato Frunza lo dice con una frase sola: «per noi la cosa principale non sono i rapporti, ma le persone: la comunicazione deve restare anche quando non c’è elettricità».
Lo spiega Yevhenii Frunza, direttore tecnico dell’operatore, nella dichiarazione ripresa da Developing Telecoms: «La prima estate è stata l’occasione per provare la tecnologia in condizioni reali. Nei momenti di picco della generazione solare, alcune stazioni radio base sono riuscite a funzionare senza prelevare elettricità dalla rete esterna». Poi il passaggio che conta: «il beneficio chiave per noi è sistemico: il solare riduce il consumo dalla rete e aiuta a conservare la carica delle batterie, aumentando la riserva disponibile durante i blackout». In altre parole, di giorno il sole tiene acceso il sito e lascia le batterie al litio piene; quando la corrente salta, la BTS parte con la riserva intatta invece che mezza scarica. Nei siti dotati di generazione propria, scrive il comunicato, «nelle giornate di sole, anche durante le interruzioni, un sito può funzionare in piena autonomia o durare sensibilmente più a lungo».
La seconda fase e il contesto
La seconda ondata, partita la settimana scorsa, è quattro volte la prima: 400 siti, che portano il programma a 500. Secondo il sito specializzato 100RE Ukraine, che cita la testata economica Borg Expert, l’azienda non ha comunicato costo, potenza installata né calendario di questa fase. La stessa fonte segnala la strada diversa scelta dal concorrente Kyivstar, che invece di mettere pannelli accanto ai tralicci ha comprato impianti fotovoltaici veri e propri, 105 MW nella regione di Leopoli, per 3,6 miliardi di grivnie: energia prodotta altrove e immessa in rete, non autonomia del singolo sito.
Il programma solare è una voce di un conto più grande. Nel primo semestre del 2026 Vodafone Ukraine ha investito più di 3,5 miliardi di grivnie nella costruzione, nel ripristino e nella manutenzione della rete, e «quasi metà» di quella cifra, scrive l’operatore nella relazione semestrale del 28 agosto, è andata a «misure di resilienza progettate per mantenere la connettività durante le interruzioni di corrente». Gli investimenti del 2025 avevano superato di oltre due volte il livello prebellico. Nel frattempo l’azienda continua a crescere: ricavi a 14,9 miliardi di grivnie nel semestre, più 11 per cento, 15,1 milioni di clienti mobili, una base rimasta stabile nei quattro anni di guerra su larga scala, e zone 5G sperimentali aperte a Kyiv, Leopoli, Kharkiv e Borodianka. Il comunicato sul solare aggiunge che, secondo le stime degli esperti citati dall’operatore, il deficit energetico del Paese «potrebbe persistere nel 2026-2027».
Il nostro commento
Abbiamo seguito la rete ucraina sotto i bombardamenti più volte quest’anno: il test 5G nel centro di Kyiv con tre operatori insieme, lo spegnimento del 3G di Kyivstar fatto mentre la rete elettrica veniva colpita, e già il lavoro di Vodafone Ukraine sui consumi delle BTS. Questa notizia è la più piccola della serie, e forse la più istruttiva, perché mostra come cambia il senso di una tecnologia quando cambia il contesto. In Europa occidentale il fotovoltaico su una BTS è una voce del bilancio di sostenibilità, un modo per abbassare la bolletta e le emissioni. In Ucraina è una riserva di autonomia: 3,6 kW non alimentano un sito di notte, ma lo tengono acceso di giorno senza toccare le batterie, e sono le batterie che decidono se la rete regge quando la corrente salta alle sei di sera.
C’è una lezione anche per chi non è in guerra. Le nostre reti sono progettate con l’assunto che la rete elettrica ci sia quasi sempre, e le batterie dei siti bastano per poche ore. Vodafone Ukraine, dopo un’estate di misure, ha deciso che la generazione distribuita conviene abbastanza da moltiplicarla per cinque, e il suo concorrente ha scelto invece la scala delle centrali. Sono due risposte diverse alla stessa domanda, quanto deve durare una BTS senza corrente, e nessuno in Europa ha ancora dovuto darla sul serio. Le cifre che l’operatore ha omesso, il costo della seconda fase e quante ore di autonomia in più compra un pannello, sono quelle che vorremmo leggere nel prossimo comunicato.
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