
Sette anni dopo le prime accensioni commerciali, il 5G è ormai dappertutto: la Global mobile Suppliers Association (GSA) conta più di 390 operatori con una rete 5G in servizio nel mondo. Eppure il 5G che gli ingegneri chiamano «vero», quello Standalone con un core tutto suo e senza più la stampella del 4G, resta un club ristretto: a ottobre 2026 gli operatori che lo hanno lanciato sono 98, circa uno su quattro. I numeri arrivano dal webinar con cui la GSA ha fatto il punto sulle tendenze del 5G, riferito da Anne Morris su Light Reading, e raccontano una transizione che procede, ma con il passo lento di chi deve cambiare il motore mentre l’auto è in corsa.
Una minoranza che cresce piano
Vaishali Purohit, analista di FDM CCS Insight che lavora anche nel team di ricerca della GSA, ha usato una formula che pesa: il 5G SA «resta un sottoinsieme del mercato 5G più ampio». La maggior parte degli operatori continua a far girare reti Non-Standalone, con la radio 5G agganciata a un core 4G, e il passaggio al core nativo non si fa in una notte. Serve una nuova infrastruttura, serve migrare i clienti dal vecchio al nuovo e servono mesi di messa a punto, con costi che pesano soprattutto sugli operatori dei mercati piccoli. «È una transizione che richiede tempo», ha sintetizzato Purohit, pur ricordando che lo spazio per crescere resta «considerevole».
Il dato di ottobre si inserisce in una curva che Light Reading seguiva già da tempo: nell’agosto 2025 i lanci Standalone dell’anno si contavano sulle dita di una mano, dopo i 12 del 2024, i 15 del 2023 e i 19 del 2022. Il 5G SA non ha mai avuto il suo anno dell’esplosione. Ha avuto, piuttosto, una lunga rincorsa.
Perché il core conta: RedCap e slicing aspettano
Senza Standalone molte promesse del 5G restano sulla carta. Purohit ne ha citate due: il network slicing, cioè la possibilità di tagliare la rete in corsie con prestazioni garantite, di cui abbiamo raccontato le prime applicazioni commerciali in Europa, e il 5G RedCap, la versione a capacità ridotta pensata per telecamere connesse, sensori e dispositivi industriali. RedCap funziona solo su una rete SA, e i numeri lo riflettono: a settembre 2026 gli operatori con un servizio RedCap commerciale erano 17, quattro dei quali accesi quest’anno, con Bharti Airtel in India e Telkomsel in Indonesia in fase di dispiegamento.
Non basta però il core. Secondo la GSA, l’adozione di RedCap dipende anche da terminali, moduli e chipset compatibili e, soprattutto, da una ragione convincente per abbandonare tecnologie consolidate come l’LTE e l’NB-IoT. È lo stesso nodo che avevamo visto nel mercato dei moduli, dove il 4G con una sola antenna continua a battere il 5G perché costa meno e funziona ovunque.
L’FWA corre, ma non sul 5G SA
C’è un settore che non ha aspettato nessuno: l’accesso fisso senza fili. La GSA conta 276 operatori con un’offerta FWA su 5G, e l’Europa guida la classifica regionale con 108. Le offerte basate sull’LTE restano la maggioranza, con 453 lanci nel mondo, ma Luke Pearce, principal analyst di FDM CCS Insight e anch’egli nel team GSA, ha parlato di «una transizione piuttosto grande nei nostri dati dall’LTE al 5G FWA, soprattutto negli ultimi mesi», spinta da velocità molto più alte.
Il paradosso è geografico. L’FWA serve soprattutto le zone senza fibra, cioè le aree rurali, e proprio lì il 5G Standalone è «ancora meno probabile» che sia arrivato. Per sfruttare le funzioni del SA, come una fetta di rete dedicata alla connessione di casa, servirebbe una copertura Standalone molto più estesa, oltre a modem compatibili il cui costo, ha ricordato Pearce, può diventare una barriera. Anche il roaming 5G SA è agli inizi: devono essere Standalone sia la rete di casa sia quella visitata, e ogni coppia di operatori deve configurare e testare l’accordo da sola. Non a caso il primo roaming Standalone su rete viva, tra T-Mobile e Jio, è notizia di poche settimane fa.
5G-Advanced, satelliti, reti private e spettro
Il resto del quadro GSA è un elenco di cantieri aperti. Il 5G-Advanced conta a ottobre 2026 41 operatori che ci investono e 19 che hanno lanciato un servizio, con China Unicom e U Mobile in Malesia tra gli ultimi arrivati e l’Asia-Pacifico che vale il 43% degli investimenti. Sul fronte satellitare, 113 operatori lavorano a servizi direct-to-device attraverso 123 partnership: 23 hanno già un servizio acceso, 27 operatori stanno testando o hanno le licenze, altri 73 hanno piani di lancio. Le reti private confermano la fotografia che avevamo pubblicato a settembre: 2.031 organizzazioni censite, di cui 1.001 su 5G, con i 3,5 GHz come banda più assegnata e il manifatturiero come settore trainante.
E poi lo spettro: 18 aste 5G completate nell’ultimo anno, 12 solo nel 2026, cinque nel terzo trimestre con un valore medio di 240,63 milioni di dollari. Tra gli otto Paesi che la GSA elenca con un’asta in arrivo c’è anche l’Italia, citata da Purohit per la gara sui 26 GHz. Pearce ha aggiunto che le onde millimetriche conservano un interesse, ma «molto più di nicchia», per stadi, grandi eventi e reti private: un’osservazione familiare a chi ha letto chi si è presentato e chi no alla gara italiana.
E in Italia?
Il nostro Paese sta dentro la fotografia globale senza strappi. Il 5G Standalone è arrivato sul mercato il 29 ottobre 2025, quando WindTre ha lanciato con Ericsson la prima offerta mobile commerciale SA, riservata però alle aziende, come raccontava DDay; lo scorso luglio lo stesso operatore ha acceso con Ericsson e Infratel una rete Standalone nativa per gli ospedali. Iliad, dal suo canto, ha annunciato il 15 aprile 2026 il proprio 5G Standalone in occasione del Fuorisalone di Milano. Per chi ha una SIM qualunque in tasca, però, il 5G che si aggancia ogni giorno resta quello Non-Standalone: le offerte consumer con il core nativo non ci sono ancora, e la nostra regola in redazione è di non darle per scontate finché non le vediamo nei listini.
Il commento della redazione
Novantotto su più di 390 è un numero da leggere senza drammi e senza entusiasmi. Non è un fallimento: il core 5G costa, e un operatore che lo accende senza servizi da venderci sopra sta solo spendendo. Non è nemmeno un successo: dopo sette anni la quota di reti «vere» si ferma attorno a un quarto, e tutto quello che doveva rendere il 5G diverso dal 4G, dallo slicing a RedCap fino al roaming nativo, dipende da quel core che manca. La parte più interessante del rapporto GSA, a nostro avviso, è il paradosso dell’FWA: il 5G che cresce di più è quello che serve le campagne, e le campagne sono proprio il posto dove lo Standalone arriverà per ultimo. Finché il core nativo resterà una cosa da aziende e da stadi, per il lettore comune il 5G SA sarà una sigla nelle slide. Il giorno in cui comparirà in un’offerta a venti euro al mese, allora sì, sarà una notizia.
💬 Ne parliamo sul forum di TLCworld. Scriveteci nella discussione dedicata: leggiamo e rispondiamo lì.