
Chi ha una linea fissa con Fastweb, Vodafone, WindTre, Iliad o Sky, in gran parte dei casi, non ha una rete propria sotto casa: usa quella di FiberCop, la società nata nel 2024 dallo scorporo della rete fissa di TIM e oggi controllata dal fondo americano KKR. Per usarla, quegli operatori pagano a FiberCop un affitto all’ingrosso, il listino wholesale. È una voce invisibile in bolletta, ma è la base di costo su cui ogni operatore costruisce il prezzo finale della fibra o del rame che vende ai clienti. Per questo la settimana appena passata pesa più di quanto sembri. Venerdì 23 ottobre l’Agcom ha fatto sapere di non poter approvare, per la seconda volta, i nuovi listini; quattro giorni prima, lunedì 19, la Commissione europea aveva contestato a KKR di averle fornito, nel 2024, informazioni «inesatte e/o fuorvianti» proprio sui contratti di accesso alla rete.
Cosa ha detto l’Agcom
Il comunicato dell’Autorità è asciutto. La Commissione Infrastrutture e Reti, nella seduta di mercoledì 21 ottobre, ha preso atto di un’informativa della direzione competente sui nuovi listini FiberCop e, «esaminata la nuova proposta avanzata dalla società, ha rilevato i progressi fatti ma anche il permanere di criticità e dunque l’impossibilità di giungere all’approvazione dei nuovi listini». La commissione ha quindi dato mandato agli uffici di comunicare l’esito a FiberCop. Poi la frase che spiega perché la partita non si chiude con un decreto: «Secondo la procedura, AGCOM non può formulare direttamente l’indicazione dei prezzi, ma deve limitarsi alla verifica che i listini proposti contengano indicazioni di prezzo eque e ragionevoli. Pertanto, la conclusione del procedimento sarà determinata dalla iniziativa della società, vale a dire dalla formulazione di una nuova proposta». In altre parole, la palla torna a FiberCop, senza una scadenza.
Per capire perché l’Agcom «non può» fissare i prezzi bisogna tornare a marzo. Con la delibera 58/26/CONS l’Autorità ha chiuso l’analisi dei mercati dell’accesso fisso e ha riconosciuto FiberCop come operatore wholesale only, cioè una società che vende soltanto all’ingrosso e non ha clienti finali: in questa logica non avrebbe interesse a favorire un operatore a scapito di un altro. Fino ad allora i prezzi della rete fissa li calcolava l’Agcom sui costi; ora li propone FiberCop, motivandone equità e ragionevolezza, e l’Autorità verifica che rispettino i criteri della delibera. Tra questi, come ha ricostruito DDay, pesano l’equilibrio fra i prezzi dei servizi passivi (la fibra spenta, su cui l’operatore mette i propri apparati) e quelli attivi (la linea consegnata già accesa), e l’incentivo a spostare gli utenti dal rame alla fibra anche attraverso il prezzo del rame.
Il listino di aprile e la rivolta dei concorrenti
La prima applicazione del nuovo regime è arrivata il 15 aprile con i nuovi listini, in cui FiberCop ha rivisto la struttura dei prezzi: giù quelli della fibra fino a casa, su quelli dei servizi su rame, con l’argomento di accelerare la migrazione; anche così, sostiene la società, l’accesso all’ingrosso in Italia resterebbe fra i più economici d’Europa. Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Sky Italia e iliad non l’hanno vista allo stesso modo. Con due lettere inviate all’Agcom tra giugno e luglio, racconta CorCom, hanno contestato gli aumenti sui servizi in fibra e in rame, sulla fibra spenta, sulla co-location e sulle cessazioni delle linee, oltre alla clausola di indicizzazione all’inflazione, e hanno chiesto il rigetto integrale dell’impianto tariffario, indicando come riferimento per i prezzi massimi il Master Service Agreement fra FiberCop e TIM, il contratto firmato al momento della separazione. Secondo gli operatori, scrive DDay, i contributi una tantum per attivare e disattivare le linee sarebbero saliti fino al 500%. L’argomento di fondo è che FiberCop conserva un forte potere di mercato dove la sua rete non ha alternative e che, con un differenziale più stretto fra ricavi al dettaglio e costi di accesso, i rincari finirebbero sui consumatori.
Una prima bocciatura era arrivata a fine luglio. FiberCop ha presentato una seconda versione, quella esaminata il 21 ottobre: migliorata, dice l’Agcom, ma non abbastanza, e l’Autorità non ha reso pubblico quali punti restino aperti. Nel frattempo è passato il 16 settembre, la data fino alla quale la delibera manteneva le vecchie condizioni economiche e dalla quale sarebbero dovuti partire i nuovi listini: quando arriverà l’approvazione, spiega DDay, i nuovi prezzi potranno valere anche per i mesi già trascorsi, ma non per il periodo precedente al 16 settembre. Key4biz aggiunge che l’Autorità ha convocato per il 9 novembre un tavolo tecnico con gli operatori sulla qualità del servizio e sul provisioning di FiberCop, l’altro fronte di tensione con i clienti wholesale.
«Pochi punti ancora aperti»
La replica di FiberCop è arrivata a stretto giro ed è volutamente distensiva: «FiberCop prende atto della comunicazione di AGCOM e prosegue il costruttivo confronto con l’Autorità per lavorare sui pochi punti ancora aperti. Il riconoscimento dei progressi compiuti conferma il percorso svolto finora. Siamo fiduciosi di poter giungere positivamente alla conclusione dell’iter in breve tempo, i cui effetti, come previsto dalla regolamentazione, decorreranno dal 16 settembre 2026». È la lettura di chi considera la pratica quasi chiusa; i concorrenti, che a luglio chiedevano il rigetto dell’intero impianto e non correzioni circoscritte, non la condividono.
Il fronte di Bruxelles
La seconda tegola arriva dalla Commissione europea e non riguarda FiberCop, ma il suo azionista. Lunedì 19 ottobre Bruxelles ha inviato a KKR una comunicazione degli addebiti, lo Statement of Objections, con la valutazione preliminare che il fondo abbia fornito, «quanto meno per negligenza», informazioni inesatte o fuorvianti durante l’esame dell’acquisizione di NetCo nel 2024. Il 19 aprile 2024 KKR notificò alla Commissione l’acquisto del controllo esclusivo di NetCo, la società in cui erano confluite la rete primaria di TIM, quella che collega le centrali agli armadi stradali, e FiberCop, allora joint venture fra TIM e KKR con la rete secondaria, dagli armadi alle case. Durante l’istruttoria diversi operatori terzi avevano espresso il timore che FiberCop potesse restringere l’accesso ai servizi passivi, e la Commissione aveva sollevato «seri dubbi». KKR li superò spiegando, in risposta alle richieste di informazioni, che i contratti di lungo periodo con cui FiberCop forniva i servizi all’ingrosso sarebbero rimasti in vigore e che le loro condizioni non avrebbero potuto essere modificate unilateralmente, ma solo di comune accordo con gli operatori. Su quella base, il 30 maggio 2024, l’operazione fu autorizzata senza condizioni.
Il 24 luglio 2025, dopo le denunce di vari operatori secondo cui FiberCop aveva invece aumentato unilateralmente i prezzi di quei contratti, la Commissione ha aperto un’indagine formale sull’esattezza di quanto dichiarato da KKR. La comunicazione di lunedì ne è il primo esito: secondo Bruxelles, le informazioni sui termini degli accordi esistenti, «fondamentali per la valutazione dell’operazione», non erano corrette. Il comunicato ricorda cosa è in gioco: il regolamento europeo sulle concentrazioni prevede sanzioni fino all’1% del fatturato mondiale per chi fornisce, intenzionalmente o per negligenza, informazioni inesatte o fuorvianti, e consente di revocare un’autorizzazione concessa sulla base di informazioni inesatte di cui una delle parti sia responsabile. Non c’è un termine di legge per chiudere l’indagine, e la comunicazione degli addebiti non ne pregiudica l’esito: KKR può ora consultare il fascicolo, rispondere per iscritto e chiedere un’audizione. Il procedimento, va detto, riguarda gli obblighi informativi del fondo verso Bruxelles: non accerta di per sé condotte anticoncorrenziali di FiberCop.
KKR ha risposto nel giro di poche ore, con una nota ripresa da CorCom: «Confermiamo l’accuratezza delle informazioni fornite durante l’esame dell’acquisizione di NetCo condotto dalla Commissione nel 2024. Contesteremo con determinazione queste accuse preliminari nella nostra risposta alla comunicazione degli addebiti, continuando al contempo a collaborare in modo costruttivo con la Commissione. La comunicazione degli addebiti non costituisce un accertamento definitivo di una violazione e l’autorizzazione dell’operazione già concessa dalla Commissione rimane valida».
Due procedimenti, una sola domanda
I due fascicoli sono distinti e corrono su binari diversi: uno a Roma, sulla ragionevolezza dei prezzi di oggi; l’altro a Bruxelles, sulla verità di quanto detto due anni fa. Ma ruotano attorno alla stessa domanda, e cioè quanto possa decidere da sola, sui prezzi, una società che possiede l’unica rete disponibile in buona parte del Paese. Per chi paga la bolletta la risposta arriverà in due tempi: prima con la terza versione dei listini che FiberCop dovrà portare all’Agcom, poi con la decisione europea, per la quale nessuno ha ancora una data.
Il contesto di questa partita lo abbiamo raccontato nei mesi scorsi: la scalata di Poste a TIM, che ha cambiato l’azionista di riferimento dell’ex monopolista separato dalla sua rete, e la trimestrale con cui TIM è tornata all’utile dopo la cessione di NetCo.
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