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«Prima servono i satelliti»: Orange rinvia al 2027 il test direct-to-device con AST SpaceMobile in Romania, e il suo SMS dallo spazio parla ancora solo con due Pixel

Paolo Federico Blago
Ultimo aggiornamento: 23/10/2026
Paolo Federico Blago
9 Minuti di lettura
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Escursionista alza lo smartphone verso il cielo su un sentiero di montagna in cerca di segnale: Orange rinvia al 2027 il test direct-to-device con AST SpaceMobile

Il satellite che parla direttamente con lo smartphone è la promessa più ripetuta del 2026, ma per provarla servono i satelliti. È la lezione, molto concreta, che arriva da Orange: il test direct-to-device con AST SpaceMobile previsto in Romania nella seconda metà di quest’anno slitta a inizio 2027. A dirlo è Laurent Leboucher, vicepresidente esecutivo per le reti e direttore tecnico del gruppo, in un’intervista rilasciata a Light Reading a margine di Network X. Il motivo è disarmante nella sua semplicità: in orbita non ci sono ancora abbastanza satelliti BlueBird, e con una costellazione incompleta la connessione «si interrompe di tanto in tanto».

Contents
Da dimostrazione a test, e da quest’anno all’anno prossimoIl problema non è solo quanti satelliti, ma su quali frequenzeUn servizio commerciale c’è già, ma per due telefoniIl commento della redazione

Da dimostrazione a test, e da quest’anno all’anno prossimo

Per capire la portata del rinvio bisogna tornare al comunicato di marzo. Orange aveva firmato un memorandum d’intesa con AST SpaceMobile e con Satellite Connect Europe, la joint venture europea tra la stessa AST e Vodafone, annunciando «una dimostrazione in Romania su voce, SMS e dati nella seconda metà del 2026». L’amministratrice delegata Christel Heydemann aveva parlato di «lancio dei test in Romania» come tappa della strategia Trust the future. Sette mesi dopo, Leboucher ridimensiona la formula: sarà «più un test che una dimostrazione», e potrà partire solo quando i satelliti saranno «pronti, verso fine anno». A quel punto, spiega, «dovremmo avere abbastanza qualità senza troppe interruzioni».

La dipendenza dal calendario di AST SpaceMobile è totale, e quel calendario non è stato gentile. L’azienda aveva promesso un servizio «intermittente nazionale» in alcuni mercati già all’inizio del 2026; a luglio ha ammesso che il piano scivola al 2027, e nelle ultime settimane ha precisato di puntare a una «copertura iniziale e intermittente» entro fine anno in Stati Uniti, Canada, Giappone, Regno Unito e Arabia Saudita. Nessun Paese dell’Unione europea è nell’elenco. I numeri raccontano il resto: tredici satelliti lanciati, circa 25 necessari per una copertura intermittente negli USA, 45 per una copertura continua, traguardo fissato «a inizio 2027».

Il problema non è solo quanti satelliti, ma su quali frequenze

La parte più interessante dell’intervista, per chi segue le reti, non riguarda i ritardi ma lo spettro. Il test romeno, dice Leboucher, serve a capire la qualità del servizio e le «implicazioni dell’uso di una parte dello spettro di Orange» per il collegamento satellitare. In altre parole: il satellite trasmetterebbe sulle stesse frequenze mobili che Orange usa a terra, e questo apre due domande che nessun regolatore europeo ha ancora chiuso. La prima è quanto il segnale dal cielo disturbi gli altri operatori nello stesso Paese; la seconda è «quanta distanza dal confine» bisogna tenere per non interferire con le reti dei Paesi vicini. Per un gruppo con reti in diversi Paesi dell’Europa centro-orientale, Romania compresa, la questione dei confini non è accademica.

Non è una preoccupazione isolata. Allo stesso Network X John Giusti, chief regulatory officer della GSMA, ha detto che proteggere lo spettro degli operatori dalle interferenze dannose quando le bande mobili vengono usate per il direct-to-device è «una priorità» per l’associazione, perché il contesto d’interferenza del satellite «è molto diverso» da quello terrestre e bisogna stabilire «come proteggere gli utenti adiacenti all’interno del Paese e come tutelarsi dalle interferenze transfrontaliere». È lo stesso nodo che la WRC-27 proverà a sciogliere con il punto 1.13, e che Spagna e Regno Unito stanno affrontando con approcci opposti.

L’alternativa esiste e si chiama spettro MSS, le frequenze dedicate ai servizi satellitari mobili. Leboucher la indica come la via per lavorare «su larga scala e con molti meno oneri» sul fronte interferenze, ma in Europa quella banda è in piena riassegnazione. Le licenze a 2 GHz di EchoStar e Viasat scadono a maggio, la Commissione ha proposto di dividerla in tre parti uguali tra servizi governativi, nuovi entranti commerciali europei e operatori di qualsiasi provenienza, e la proroga di due anni delle licenze attuali, suggerita dalla stessa Commissione, lascia intendere che la gara non è dietro l’angolo. Orange, intanto, è una delle quattro firmatarie della lettera d’intenti per un’offerta congiunta su quello spettro con Deutsche Telekom, Vodafone e Telefónica, un dossier che ha già fatto alzare la voce all’ambasciatore americano presso l’UE. Nessun operatore italiano compare tra i firmatari.

Un servizio commerciale c’è già, ma per due telefoni

Mentre il test ad alta capacità aspetta i satelliti, Orange ha comunque qualcosa in commercio. «Message Satellite», lanciato in Francia l’11 dicembre 2025 con il partner Skylo, permette di inviare e ricevere SMS e la propria posizione quando non c’è né rete mobile né Wi-Fi. È stato il primo servizio direct-to-device di un operatore europeo, gratuito per sei mesi e poi a 5 euro al mese, e l’area di copertura dichiarata da Skylo comprende 36 Paesi oltre alla Francia, Italia inclusa. Il limite è nel comunicato stesso: funziona «in esclusiva» con i Google Pixel 9 e 10, perché Skylo è un operatore di rete non terrestre che lavora su spettro satellitare e il collegamento richiede telefoni con il supporto al 5G NTN previsto dallo standard 3GPP. Leboucher non lo nasconde: «l’obiettivo era davvero poter cominciare» e capire come le persone usano il servizio. «Ma se vogliamo arrivare su larga scala bisogna poter servire molti terminali, ed è per questo che dobbiamo guardare anche ad altre soluzioni».

Qui sta la differenza tra le due strade. Skylo passa dallo spettro satellitare e richiede telefoni nuovi con chip predisposti, ma non disturba nessuno. AST SpaceMobile usa le frequenze dell’operatore e promette di collegare qualunque smartphone già in tasca, ma deve prima dimostrare che il segnale dallo spazio non pesti i piedi alle reti terrestri. Orange le percorre entrambe, e il rinvio dice che la seconda, quella che fa gola a tutti, è anche la più lenta.

Il commento della redazione

Da un paio d’anni il direct-to-device viene raccontato come se fosse dietro l’angolo, e il flusso di comunicati e lettere d’intenti alimenta l’impressione. Un direttore tecnico che dice «prima servono i satelliti, poi si prova» rimette le cose nell’ordine giusto. Il dato più scomodo non è il rinvio di qualche mese, fisiologico in un settore che dipende dai razzi, ma il fatto che l’Europa oggi non abbia un solo Paese nell’elenco delle coperture iniziali di AST SpaceMobile, mentre discute di sovranità satellitare e di una banda MSS ancora da assegnare.

C’è poi la questione che Leboucher mette a fuoco meglio di tanti documenti regolatori: il direct-to-device sulle frequenze mobili è un problema di confini. In un continente di Stati piccoli e vicini, la domanda «quanto lontano dal confine» decide se il servizio copre davvero le zone bianche, che spesso stanno proprio in montagna e lungo le frontiere, o solo il centro del Paese. Per l’Italia, assente dal consorzio dei quattro, il test romeno è una prova generale da seguire: quando partirà, sarà la prima volta che un operatore europeo misura sul campo cosa succede alle reti terrestri quando il satellite trasmette sulle loro stesse frequenze.

Fonti: Light Reading, intervista a Laurent Leboucher (22 ottobre 2026); comunicati Orange e Skylo; Light Reading su AST SpaceMobile.

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