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Rete MobileSAT

Non esistono più bande tranquille: il satellite vuole lo spettro delle reti mobili, e Regno Unito, Spagna e USA rispondono in tre modi diversi

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
8 Minuti di lettura
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BTS di una rete mobile in campagna al crepuscolo con scie di satelliti in cielo: il direct-to-device e lo spettro delle reti mobili verso la WRC-27

«Nominate una banda di frequenze e c’è un operatore satellitare interessato». La battuta è di Elizabeth Quintana, che a Ofcom si occupa delle autorizzazioni spaziali, e riassume bene il momento: il satellite che parla direttamente con lo smartphone, il direct-to-device, non ha più bisogno di frequenze sue, perché vuole usare quelle delle reti mobili. Ne hanno discusso nei giorni scorsi quattro addetti ai lavori al NTN Integration Forum organizzato da RCRTech, in un confronto raccontato stamattina da Light Reading: oltre a Quintana c’erano Arpan Sura, consigliere del presidente della FCC Brendan Carr, Julia Criado, che guida la pianificazione dello spettro al ministero spagnolo per la Trasformazione digitale, e Audrey Allison della Aerospace Corporation, veterana delle conferenze mondiali delle radiocomunicazioni. Il quadro che ne esce è quello di tre regolatori che hanno davanti lo stesso problema e lo stanno risolvendo in tre modi diversi, in attesa che nel 2027 provi a metterli d’accordo l’ITU.

Contents
Tre Paesi, tre velocitàIl nodo dei 2 GHz e l’avvertimento americanoIl punto 1.13: riscrivere le regole a partita iniziataIl commento della redazione

Tre Paesi, tre velocità

Gli Stati Uniti sono quelli partiti prima e più decisi. Nel 2024 la FCC ha adottato il quadro della Supplemental Coverage from Space, che apre ai satelliti le bande terrestri degli operatori mobili, e Sura ha descritto la linea americana come una strategia «all-of-the-above», cioè tutte le opzioni insieme: bande mobili, diritti sulle frequenze satellitari, grandi costellazioni. Il Regno Unito si definisce pragmatico. Quintana ha ricordato che il Paese ha una buona copertura terrestre, ma è stato fra i primi ad abilitare i servizi satellitari non geostazionari e più di recente il direct-to-device nello spettro IMT, quello delle reti mobili, per completare la copertura. Secondo la ricostruzione di Ookla, Ofcom è stata a dicembre 2025 il primo regolatore europeo ad autorizzare il D2D nelle bande mobili, e a febbraio Virgin Media O2 ha acceso il primo servizio commerciale britannico, quello che poi ha cominciato a vendere anche alle aziende.

La Spagna, per ora, preferisce la cautela. Criado ha spiegato che il ministero sta conducendo prove controllate, in particolare con Starlink sulla banda mobile terrestre a 2,6 GHz, «e queste prove ci permettono di capire meglio come funziona il servizio». Il riferimento è al pilota tecnico annunciato a febbraio da MasOrange e Starlink in provincia di Valladolid, con l’approvazione della segreteria di Stato per le telecomunicazioni. Un pilota che a luglio è diventato qualcosa di più: sempre secondo l’analisi di Ookla, durante il grande incendio della Sierra Oeste il servizio è stato aperto gratuitamente, con un permesso eccezionale del ministero, anche ai clienti Movistar, e i dispositivi visti sulla rete satellitare sono saliti a circa trenta volte il livello di prima dell’emergenza. La prudenza regolatoria, insomma, non ha impedito di usare lo strumento quando serviva.

Il nodo dei 2 GHz e l’avvertimento americano

Il passaggio più politico del confronto è arrivato da Sura. Il consigliere di Carr ha avvertito che la scelta dell’Unione Europea di riservare due terzi dello spettro satellitare a 2 GHz potrebbe costringere gli Stati Uniti a ripensare la loro politica, di lunga data, di reciprocità e apertura. Il riferimento è alla proposta di regolamento sui servizi mobili via satellite che la Commissione ha presentato il 27 maggio con l’obiettivo dichiarato, come ha raccontato Eunews, di aumentare la presenza degli operatori europei e ridurre la dipendenza dalle aziende americane. È la stessa banda attorno a cui, secondo Bloomberg, Deutsche Telekom, Orange, Vodafone e Telefónica stanno ragionando su un consorzio comune. Detto da un funzionario della FCC in un convegno di settore non è ancora una ritorsione, ma è un messaggio che a Bruxelles qualcuno avrà annotato.

Il punto 1.13: riscrivere le regole a partita iniziata

Poi c’è il livello mondiale. Le regole radio dell’ITU, ha osservato Allison, non avevano previsto un mondo in cui lo spettro assegnato «per l’uso a terra» venisse riutilizzato dallo spazio per un servizio di massa. Il punto 1.13 dell’ordine del giorno della WRC-27 è il tentativo di adeguarle. La risoluzione 253 della WRC-23 chiede di studiare possibili attribuzioni al servizio mobile via satellite per il collegamento diretto fra stazioni spaziali e terminali IMT, a complemento della copertura terrestre, nell’intervallo fra 694/698 MHz e 2,7 GHz: in pratica il cuore delle bande 4G e 5G che usiamo tutti i giorni. Gli studi devono riguardare la compatibilità con i servizi esistenti, anche nelle bande adiacenti, e le misure per garantire che le stazioni satellitari non causino interferenze dannose alle reti mobili né possano pretendere protezione da esse.

Secondo quanto riferisce Light Reading, sul tavolo c’è una dozzina di configurazioni di frequenza e ognuna ha già i suoi inquilini: reti mobili, radar, osservazione della Terra, telemetria aeronautica. Allison, però, invita a non drammatizzare. «La cosa bella di queste regole è che le cambiamo in modo incrementale ogni quattro anni. Le stiamo sempre ritoccando, e continueremo a farlo», ha detto. Nel frattempo anche l’Europa si muove sul piano tecnico: la Commissione, ricorda Ookla, ha chiesto alla CEPT di sviluppare condizioni armonizzate per l’uso satellitare delle bande mobili, compresi i 2,6 GHz usati in Spagna.

Il commento della redazione

La frase di Quintana sulle bande che non sono più tranquille vale doppio per chi, come noi, guarda la rete dal lato del modem. Finora le frequenze mobili erano una cosa e quelle satellitari un’altra, e bastava leggere la banda agganciata per sapere con chi si stava parlando. Con il D2D nelle bande IMT la stessa porzione di spettro può arrivare da una BTS sul crinale o da un satellite che passa a centinaia di chilometri di quota, e a decidere chi ha la precedenza saranno le regole che si scrivono adesso. Il principio messo nero su bianco dalla risoluzione 253, cioè che il satellite non deve disturbare la rete terrestre né chiederle protezione, ci sembra quello giusto: il D2D nasce come complemento, e il caso spagnolo dimostra quanto possa valere quando la rete a terra brucia.

Da noi il tema non è teorico, perché a luglio Fastweb + Vodafone e Starlink hanno avviato sull’Appennino centrale la prima sperimentazione italiana. Un quadro europeo armonizzato ancora non c’è, e fra la fretta americana, il pragmatismo britannico e la cautela spagnola l’Europa continentale dovrà scegliere una velocità. Possibilmente prima che a sceglierla siano i satelliti già in orbita.

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