
Una dashcam e un trasmettitore video senza fili. Non sono apparati di rete, non portano il marchio Huawei e nessuno li accusa di aver spedito un solo byte in Cina. Eppure il 22 ottobre la Federal Communications Commission li ha fermati sulla porta del mercato americano, negando l’autorizzazione che ogni dispositivo radio deve ottenere prima di essere venduto negli Stati Uniti. La colpa è di un chip: dentro c’è un SoC di HiSilicon, la controllata di Huawei che progetta i semiconduttori del gruppo, e da dieci giorni questo basta. È la prima applicazione concreta di una regola entrata in vigore il 13 ottobre, e il messaggio della FCC è che da oggi il divieto non si ferma più alla scatola, ma scende al silicio che c’è dentro.
Che cosa è successo il 22 ottobre
Il comunicato dell’Office of Engineering and Technology della FCC è breve e non fa nomi: due modelli, una telecamera da cruscotto e un trasmettitore video wireless, contenevano un «chip straniero pericoloso» prodotto da un’entità della Covered List, cioè HiSilicon. La Commissione cita la stessa scheda del produttore, che presenta il chip come «progettato per il mercato della videosorveglianza» con «algoritmi di rilevamento dei volti umani» integrati. TelecomLead identifica il componente nell’Hi3516CV610, un SoC «UHD Smart Vision» per telecamere IP, ma precisa che la FCC non rivela marchi, modelli o numeri di pratica. Nemmeno il comunicato sostiene che i due dispositivi trasmettessero dati a Huawei: la colpa è la provenienza del componente.
Il presidente Brendan Carr ha accompagnato la decisione con una dichiarazione dai toni consueti: «I dispositivi video che contengono chip di sorveglianza prodotti da entità della Covered List rappresentano un rischio evidente e inaccettabile per la nazione e per la nostra gente», lodando l’ufficio tecnico per «aver impedito a questo potenziale spyware di ottenere le approvazioni necessarie».
La regola che ha chiuso la «falla dei componenti»
Per capire perché la notizia pesa più dei due oggetti coinvolti bisogna tornare al Third Report and Order, il provvedimento FCC 26-50 adottato a fine luglio nel procedimento ET Docket 21-232, pubblicato nel Federal Register l’11 settembre ed entrato in vigore il 13 ottobre. Fino ad allora la Covered List, l’elenco delle aziende considerate una minaccia per la sicurezza nazionale su cui Huawei e ZTE siedono dal 12 marzo 2021 insieme a Hytera, Hikvision e Dahua, funzionava per prodotti finiti: la FCC poteva rifiutare l’autorizzazione a un router o a un telefono fabbricato da una di quelle aziende, ma se un terzo assemblava il dispositivo comprando il chip da Huawei o da ZTE, quel dispositivo entrava regolarmente. Carr l’aveva battezzata «component part loophole», la falla dei componenti, e il suo slogan era che «la fiducia comincia nel silicio».
Il nuovo ordine la chiude con una definizione che vale la pena leggere, perché è più larga di quanto sembri. Un «componente hardware logico» è qualsiasi dispositivo, modulo, sottoinsieme o circuito integrato che genera e usa segnali di temporizzazione sopra i 9.000 impulsi al secondo con tecniche digitali, oppure che usa energia a radiofrequenza per elaborare dati. La soglia dei 9.000 impulsi non è casuale: è la stessa che da decenni definisce un «dispositivo digitale» nella Parte 15 delle regole FCC, e serve a dare al divieto una base legale già collaudata. In pratica ci finiscono dentro processori baseband, chipset Wi-Fi e cellulari, moduli Bluetooth e IoT, elementi crittografici e ogni system-on-chip; restano fuori resistenze, condensatori e involucri. Software e firmware, per ora, non sono toccati, ma la consultazione parallela chiede se estendere il divieto anche a quelli e se pretendere una distinta base completa con ogni domanda.
È il terzo gradino di una scala costruita in quattro anni: il primo ordine del 2022 vietava i prodotti finiti delle aziende della lista, il secondo dell’ottobre 2025 i moduli radio montati in prodotti altrui, il terzo arriva al chip. Nel mezzo, a marzo 2026, la lista si è allargata a tutti i router prodotti all’estero, una mossa di cui abbiamo raccontato le deroghe e le proteste degli operatori rurali. Le domande già pendenti il 13 ottobre proseguono con le vecchie regole, ma se il richiedente sostituisce un componente logico, anche per una carenza di fornitura, la pratica diventa nuova e il divieto scatta per intero.
Perché riguarda le reti mobili
I due dispositivi fermati sono telecamere, ma la definizione del componente logico è scritta per le radio. Il primo esempio che la stessa FCC usa nel definire la categoria è l’apparecchiatura telefonica a tecnica digitale, e il cuore di uno smartphone o di un CPE 5G, il baseband, è esattamente il tipo di chip che la regola intende. Per Huawei, che con i Mate 90 e il Kirin 9050 Pro ha appena ribadito di voler fare da sola anche nel silicio, il mercato americano dei prodotti finiti era già sbarrato dalla Covered List del 2021; quello che cambia è che adesso è chiuso anche per chiunque voglia usare un suo chip dentro un prodotto proprio, dalla dashcam al modem. Vale lo stesso per ZTE, e HiSilicon è entrata nella rete del divieto come «controllata o affiliata» di un’azienda in lista, una clausola che la FCC applica a tutte le voci. C’è poi un dettaglio di tempi: la regola è in vigore da nove giorni e la FCC ha già un caso da esibire, con tanto di dichiarazione del presidente. Che il primo bersaglio sia un chip «con il riconoscimento dei volti», più facile da raccontare di un baseband, non sembra un caso.
Il commento della redazione
Da una parte c’è una logica difficile da contestare: se il rischio sta nella capacità di un chip di eseguire istruzioni e di parlare con l’esterno, guardare solo al marchio sull’involucro era una finzione. Dall’altra, la Commissione non ha presentato alcuna prova che quei due prodotti facessero qualcosa di male: il chip è colpevole per origine, non per condotta, e il comunicato parla di «potenziale spyware» proprio perché un’analisi tecnica non c’è stata. Per i produttori il costo si misurerà nelle distinte base da rifare pezzo per pezzo.
Per chi legge dall’Europa la differenza è evidente: il toolbox 5G del 2020 riguarda gli apparati delle reti degli operatori e non è mai sceso al singolo chip dentro un oggetto da scaffale. Negli Stati Uniti ora il perimetro è quello, e la prossima domanda, posta dalla stessa FCC, è se dopo l’hardware tocchi al software. Tra il braccio di ferro sul core del 6G al 3GPP e un’autorità che fa partire il contatore dalle telecamere da cruscotto, la frattura tra i due ecosistemi non si sta richiudendo: si sta spostando sempre più in basso, verso i transistor.
Fonti: comunicato FCC «FCC Blocks Two Devices Containing Foreign Surveillance Chips» del 22 ottobre 2026 e dichiarazione del presidente Brendan Carr; Light Reading, 22 ottobre 2026; TelecomLead, ottobre 2026; Third Report and Order FCC 26-50 (ET Docket 21-232), pubblicato nel Federal Register l’11 settembre 2026, in vigore dal 13 ottobre 2026; pagina Covered List della FCC; analisi Cooley del 29 luglio 2026 e Tech Times del 14 ottobre 2026.
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