
Per la prima volta da quando il dossier è aperto, il governo ha detto una frase che la filiera aspettava: sull’asta delle frequenze, in passato, «forse si è preteso troppo». L’ha pronunciata il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso il 22 ottobre dal palco del Forum nazionale delle telecomunicazioni, organizzato da Asstel con i sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc-Uil all’Università Luiss di Roma. La riportano Corriere Comunicazioni, in un articolo della direttrice Federica Meta, e Key4biz con Paolo Anastasio, che però racconta anche il rovescio della giornata: dietro le quinte gli operatori temono ancora un rinnovo a pagamento, e Pietro Labriola lo ha detto a voce alta con una provocazione su Elon Musk.
Urso: «ragionamenti in ottica di politica industriale»
Il contesto lo seguiamo da un mese: le concessioni delle frequenze mobili scadono il 31 dicembre 2029, l’AGCOM ha proposto di rinnovarle fino al 2037, l’Antitrust ha frenato parlando di «cristallizzazione» del mercato e, il 9 ottobre, operatori, Asstel e Cellnex hanno fatto fronte comune chiedendo un rinnovo non oneroso in cambio di obblighi di investimento. Il 14 ottobre a Cernobbio il sottosegretario Butti aveva detto che il rilascio delle frequenze servirà a «ricostruire una politica industriale», senza entrare nel merito dei soldi. Urso ci è entrato, almeno a metà.
Il ministro ha richiamato l’asta che era costata agli operatori «circa 6,5 miliardi di euro», quella del 5G del 2018, e ha detto che «forse si è preteso troppo per motivi di bilancio quando fu realizzato, senza tenere conto di quali che fossero invece le sostenibilità industriali e soprattutto la necessità di investire in maniera significativa». Sul rinnovo del 2029, ha aggiunto, «stiamo facendo ragionamenti soprattutto in un’ottica di politica industriale che, ovviamente, condividiamo con gli altri dicasteri competenti». Le frequenze «costituiscono una risorsa strategica nazionale sulla quale si fonda la capacità di innovazione del nostro sistema industriale», e l’obiettivo dichiarato è «una politica dello spettro trasparente e stabile», che dia agli operatori «la certezza necessaria per pianificare investimenti di lungo periodo».
C’è un passaggio anche sui satelliti, che si collega al braccio di ferro sulla banda 2 GHz di cui abbiamo scritto pochi giorni fa. «Una questione rilevante riguarda l’ingresso di nuovi operatori satellitari nel mercato delle telecomunicazioni», ha detto Urso. «Su questo fronte è necessario un intenso lavoro congiunto per tutelare i diritti degli operatori attuali, cercando al contempo un compromesso equilibrato con i nuovi soggetti che salvaguardi la concorrenza e crei reali condizioni di crescita». Per novembre il ministro ha annunciato un tavolo con la ministra del Lavoro Marina Calderone, dove entreranno anche i call center e gli effetti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione.
Labriola: «le frequenze le danno a noi o a Musk?»
Il presidente di Asstel, che è anche l’amministratore delegato di TIM, ha ripetuto dal palco la linea che aveva già usato per rispondere all’Antitrust. Nelle dichiarazioni raccolte dall’agenzia Dire e riprese da Corriere Comunicazioni: «chiediamo un rinnovo delle frequenze non oneroso in cambio di investimenti in rete, ovvero la cifra che spenderemo sarà la stessa, c’è da capire se dobbiamo pagare per le frequenze e non avere capacità di investimento o viceversa».
A margine, però, il tono è cambiato. Key4biz riporta la frase che ha fatto il giro della sala: «Come facciamo ad andare dai nostri azionisti a dire di investire tra il ’27 e il ’29 se non so se nel ’29 le frequenze le danno a noi o le danno a Musk? Scusate la provocazione». E ricorda che la bozza del Digital Networks Act della Commissione europea propone il rinnovo indefinito dei diritti d’uso, un’opzione confermata negli emendamenti del relatore Kobosko pubblicati il giorno prima al Parlamento europeo. «Il ministro Urso lo sa?», ha chiesto Labriola dal palco. Secondo Key4biz, il sentimento fra gli operatori è che la certezza di un rinnovo gratuito in cambio di impegni sul 5G standalone non sia più percepita come tale, con il timore di «un possibile prelievo aggiuntivo in sede di rinnovo» e lo sguardo rivolto al ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti, che sulla partita non si è ancora espresso. Urso, scrive la testata, «non si è sbilanciato e non ha promesso nulla».
Sui limiti elettromagnetici il ministro avrebbe invece aperto «uno spiraglio» per un ulteriore innalzamento, dopo il passaggio da 6 a 15 volt per metro, ancora lontano dai 61 della media europea.
I numeri del Rapporto Asstel 2026
Le cifre del rapporto annuale sulla filiera, presentato nello stesso Forum, spiegano la tensione. Nel 2025 i ricavi del settore, wholesale compreso, salgono a 28,4 miliardi di euro, 300 milioni in più dell’anno prima. Ma la differenza tra margine operativo lordo e investimenti, contando anche gli interventi anticipati dagli operatori e poi rimborsati con fondi pubblici, si ferma a 200 milioni: quasi tutto quello che le reti producono viene rimesso nelle reti. La spesa per l’energia è aumentata del 29 per cento in un anno e pesa ora per il 9 per cento dei costi operativi, da cui la richiesta di riconoscere le telecomunicazioni come settore energivoro. Il traffico dati è cresciuto del 17 per cento sul mobile, e il rapporto attribuisce alle grandi piattaforme l’85 per cento della capacità di rete occupata. Da qui il ritorno del fair share, spiegato da Labriola con un’immagine da casello: «in un’autostrada, una 500 e un camion pagano la stessa cifra per il pedaggio? No».
Il nostro commento
La notizia è la frase di Urso, ed è una notizia vera: un ministro dell’esecutivo che dice pubblicamente che l’asta del 2018 chiese troppo ammette, in sostanza, la tesi della filiera. Ma va letta con la cautela che Key4biz suggerisce. Ammettere che in passato si è preteso troppo non equivale a promettere che nel 2029 non si chiederà nulla: Urso ha parlato di «ragionamenti» condivisi con «gli altri dicasteri», e il dicastero che conta, quando si tratta di sei miliardi e mezzo, è quello dell’Economia, che non ha ancora parlato. Il «forse» nella frase del ministro non è un dettaglio.
La provocazione di Labriola su Musk è efficace e un po’ furba. Efficace perché fotografa il problema vero di chi deve approvare piani di investimento pluriennali senza sapere che cosa succederà alle bande su cui li costruisce. Un po’ furba perché mette insieme due partite diverse: il rinnovo delle frequenze terrestri del 2029, che è una decisione tutta italiana, e l’ingresso dei satellitari, che si gioca a Bruxelles e nella banda 2 GHz. Nessuno ha proposto di dare le frequenze 900, 1800 o 2100 MHz a Starlink. Il rischio, semmai, è che il tema satellite venga usato da entrambe le parti come argomento per non decidere. Lo stesso Labriola ha definito il Forum un «giorno della marmotta», con le stesse richieste da cinque o sei anni: energivori, consolidamento, fair share, limiti elettromagnetici. Se il 2029 si avvicina alla velocità con cui si ripetono i convegni, il tempo per pianificare, quello che tutti dicono di volere, è già quasi finito.
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