
Da martedì 20 ottobre la rete 2G di Orange non esiste più in nessun dipartimento della Francia metropolitana. Lo ha annunciato l’operatore con un comunicato dello stesso giorno: «la 2G di Orange si ferma totalmente oggi negli ultimi 43 dipartimenti dell’Esagono in cui questa tecnologia funzionava ancora». È la fine di un percorso cominciato a La Réunion nel 2025 e proseguito «senza intoppi per ondate successive» nella Francia continentale e nelle Antille da marzo 2026, e la prima volta che uno dei grandi operatori di un grande Paese europeo spegne il GSM su tutto il territorio nazionale. Un mese fa avevamo contato con l’Arcep chi restava: 1,7 milioni di dispositivi solo 2G a fine giugno. Ora la rete che li serviva è spenta.
Tre ondate in un mese
Il calendario finale lo racconta la pagina sulla modernizzazione delle reti di Orange. Dopo i nove dipartimenti del sud-ovest spenti fra marzo e giugno, la generalizzazione è avvenuta in tre tempi: il 22 settembre la città di Nizza, il 6 ottobre 44 dipartimenti, il 20 ottobre gli ultimi 43. Resta una sola eccezione, le «zone bianche regolamentari», cioè i centri dei comuni coperti dal programma pubblico contro i buchi di copertura, dove i clienti Orange perderanno il 2G fra il 1° e il 15 dicembre. Nei territori d’oltremare la Guadalupa e la Guyana sono partite il 21 aprile, la Martinica, Saint-Martin e Saint-Barthélemy il 19 maggio, Mayotte chiuderà a fine 2026. Il 3G, scrive Orange, sarà spento nel 2028, in metropoli e oltremare.
Orange è la prima, non l’unica. Secondo la scheda dell’Arcep che avevamo letto a settembre, Bouygues Telecom comincia il 15 novembre da Brest, Guipavas, Nancy e Vandœuvre-lès-Nancy e generalizza fra il 1° e il 15 dicembre, SFR ha in programma la chiusura per il 15 novembre, e Free Mobile, che non ha una rete 2G propria, segue il calendario di Orange. Entro la fine dell’anno, se le date reggono, la Francia metropolitana sarà il primo grande mercato europeo senza GSM.
Il comunicato spiega che cosa succede ai 5 MHz di frequenze che erano dedicati al GSM: Orange li riassegnerà «a tecnologie mobili a banda ultralarga come 4G e 5G», che integrano «meccanismi di cifratura avanzati, un’autenticazione rafforzata e un’architettura di rete meglio adattata alle minacce attuali». È l’argomento della sicurezza, che in Francia pesa quanto quello della capacità: il 2G, «dispiegato negli anni Novanta per sostenere il decollo della telefonia mobile, non risponde più alle esigenze attuali di connettività». C’è anche il conto energetico, con una cifra che Orange attribuisce alla Fédération Française des Télécoms: trasmettere un gigabyte in 2G consuma «fino a 500 volte più energia» che in 5G. E un’osservazione di contesto: nel mondo «più di duecento operatori hanno già spento almeno una tecnologia mobile di vecchia generazione», un conteggio coerente con quello della GSA che avevamo letto ad agosto.
Gli ascensori, gli allarmi, i messaggi vocali
La parte più concreta del comunicato riguarda chi non ha un telefono in mano. «Oltre ai terminali mobili, la rete 2G permetteva il funzionamento di alcuni apparecchi del quotidiano come i sistemi di allerta negli ascensori, la telesorveglianza o la teleassistenza», scrive Orange, che dice di aver condotto «operazioni regolari di informazione» verso i soggetti interessati perché aggiornassero quegli apparati. Per i clienti ancora agganciati al 2G negli ultimi mesi l’operatore ha usato uno strumento semplice: messaggi vocali che avvisavano dello spegnimento in arrivo. Mobile Europe, che riprende la notizia, ricorda che il piano di ritiro graduale delle vecchie tecnologie era stato annunciato nel 2022, e che per le aziende con apparati M2M, terminali di pagamento e sistemi di localizzazione ancora in 2G il problema ora è concreto. C’è poi il caso di Free Mobile, che non ha mai avuto una rete 2G propria e per quella tecnologia si appoggiava a Orange: una nota ripresa da Mobile Europe ricorda che tocca a ciascun operatore avvisare i propri clienti dello spegnimento delle reti dell’operatore ospitante.
Il giorno dopo, il 21 ottobre, la newsroom di Orange ha pubblicato altri due comunicati, di tutt’altro tono. Il primo, a fine mattinata, annunciava «un incidente tecnico maggiore» sulla rete mobile di Orange France, con chiamate, SMS e usi mobili «fortemente perturbati per una parte importante» dei clienti, privati e aziende, mentre le chiamate di emergenza restavano funzionanti; il secondo, nel pomeriggio, il ripristino dei servizi. Orange non ha indicato le cause e non ha collegato in alcun modo il guasto allo spegnimento del 2G del giorno prima: lo segnaliamo perché i due comunicati stanno uno accanto all’altro, non perché ci sia un nesso dimostrato.
Il commento della redazione
Il modo francese di spegnere una rete ha una qualità che ci piace ricordare ogni volta: è leggibile. Orange ha annunciato nel 2022, ha provato a La Réunion, ha fatto un primo passo in nove dipartimenti in primavera e ha chiuso il resto in tre ondate datate, con un’eccezione dichiarata per le zone bianche; l’Arcep, nel frattempo, ha pubblicato ogni trimestre quanti dispositivi restavano da migrare. Chi aveva un allarme in 2G in Francia ha avuto quattro anni e un calendario con i nomi dei dipartimenti. Da noi la discussione è ancora sull’esperimento di WindTre per togliere il 3G dai profili, e il 2G italiano, come racconta la nostra mappa paese per paese, non ha ancora una data.
Il dato che conta per chi legge il modem è quello dei 5 MHz. Non è molto, ma è spettro a 900 MHz, quello che entra nelle case, e in Francia da martedì lavora per il 4G e il 5G invece che per una tecnologia degli anni Novanta. Restano 1,7 milioni di apparecchi, al conteggio di giugno, che da una settimana non parlano più con nessuno, salvo quelli migrati nel frattempo: l’osservatorio dell’Arcep di fine anno dirà quanti erano davvero. E resta la curiosità, legittima, per il guasto del giorno dopo, su cui Orange dovrà prima o poi dire qualcosa di più di un comunicato di tre righe.
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