
Dopo l’Antitrust, dopo TIM, dopo la filiera schierata, oggi sulle frequenze mobili ha parlato il governo. Al Digital Innovation Forum, la rassegna che si tiene a Villa Erba, sul lago di Como, dal 14 al 16 ottobre e che gli organizzatori chiamano «la Cernobbio del digitale», il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, ha detto una frase che pesa: «Approfitteremo della questione del rilascio delle frequenze per ricostruire una politica industriale delle telecomunicazioni». La riporta Corriere Comunicazioni in un articolo della direttrice Federica Meta. Nello stesso forum hanno parlato anche i capi delle due maggiori società di torri italiane, INWIT e Cellnex, con una cifra che ai lettori di questo sito interessa più di ogni altra: in Italia, secondo Cellnex, mancano tra settemila e ottomila siti mobili.
Butti: lo spettro come leva industriale
Il contesto lo conosciamo bene, perché lo seguiamo da due settimane. Le concessioni delle frequenze mobili scadono il 31 dicembre 2029, l’AGCOM ha proposto di rinnovarle tutte fino al 2037, l’Antitrust ha frenato parlando di «cristallizzazione» del mercato, e operatori, Asstel e Cellnex hanno fatto fronte comune chiedendo un rinnovo gratuito in cambio di obblighi di investimento. Butti entra nel dibattito da una porta diversa: non dice come assegnare lo spettro, dice a cosa servirà. «Quando siamo arrivati ci siamo accorti che mancava una politica industriale dell’intelligenza artificiale e non c’era una politica industriale ad esempio sulle telecomunicazioni», ha affermato, rivendicando l’impegno dell’esecutivo. Il rilascio delle frequenze diventa quindi l’occasione per scriverla.
Corriere Comunicazioni nota con onestà che «restano da chiarire gli strumenti attraverso i quali il governo intende tradurla in provvedimenti concreti», e che il punto di convergenza con la filiera è la centralità degli investimenti, mentre resta da capire come conciliarla con la tutela della concorrenza. Il quotidiano richiama anche i numeri che abbiamo riportato nei giorni scorsi: ricavi del settore da 41,9 a 29,5 miliardi tra il 2010 e il 2025, investimenti mobili giù del 14,4 per cento a circa 1,5 miliardi, prezzi delle telecomunicazioni scesi del 42 per cento mentre l’inflazione cumulata saliva di circa il 29, ricavo medio per utente mobile intorno ai 9 euro al mese contro i 14,9 della media europea. Fuori dalle frequenze, Butti ha invitato Bruxelles a «deregolamentare» impianti normativi «un po’ troppo artrosici» e ha annunciato per il 16 ottobre, sempre sul lago di Como, l’inaugurazione del Volta B1, presentato come il primo quantum annealer industriale italiano.
Cellnex: «servono 7-8 mila siti in più»
Nel panel dedicato alle telecomunicazioni, raccontato da Key4biz, Federico Protto, presidente e amministratore delegato di Cellnex Italia, ha messo sul tavolo un confronto che vale più di molti discorsi. «La Corea del Sud ha un milione di siti, in Italia stiamo parlando di 55 mila siti. Questo ci fa capire che c’è una riflessione che si può fare in tema di densificazione». E poi, con un esempio che chiunque viaggi riconosce: «Ci siamo accorti che in alcune aree del Paese non è che prende dappertutto. Basta andare sul Milano-Roma, in galleria, o pensare all’indoor. Queste sono le aree che dobbiamo ancora coprire, chiamiamole densificazioni: circa 7.000-8.000 torri o siti in più servono. Serve un 10-15 per cento in più». Il modello, dice, è il Giappone, dove «il treno funziona benissimo» grazie alle small cell.
Per farlo, secondo Protto, servono tre cose: facilitazioni agli investimenti infrastrutturali «creando campioni europei», incentivi alla condivisione delle infrastrutture, e soprattutto «certezza regolatoria, certezza del diritto soprattutto per quanto riguarda le frequenze, perché in questo ambito sono necessari investimenti a 15 e 20 anni». Il numero che dà per l’Europa è di 435 miliardi di investimenti in infrastrutture da qui al 2035 «per tenere il passo con USA e Cina». È la stessa posizione che Cellnex aveva espresso la settimana scorsa sul rinnovo, con un’aggiunta: senza rete «di certo non si può realizzare il quantum computing e nemmeno l’AI».
Galli: torri medievali, 90 per cento di capitale estero, «no comment» sul delisting
Diego Galli, direttore generale di INWIT, ha usato un’immagine destinata a restare: «Le nostre torri, come quelle medievali, servono a presidiare il territorio. Le torri sono le infrastrutture più vicine al cliente finale, sono connesse in fibra e con la rete elettrica». Sui siti INWIT, ha detto, ci sono 2.500 gateway per l’Internet delle cose che permettono tra l’altro la lettura di due milioni di contatori, coperture indoor per 800 ospedali, le metropolitane di Roma e Milano connesse in 5G. Sul fronte finanziario ha rivendicato il modello della separazione tra servizi e infrastrutture: INWIT «ha attratto 8 miliardi di equity e 4 miliardi di debito e il 90 per cento dei finanziamenti arriva dall’estero», un risultato che secondo Galli dipende dalla «visibilità di lungo termine» e che «va mantenuta».
A margine, le due domande del momento. Sul possibile ritiro dalla Borsa, di cui abbiamo scritto ieri insieme alla trattativa sulle centrali WindTre, Galli ha risposto «no comment»: «è un tema di azionisti», e il management avrebbe obblighi informativi per legge se venisse a conoscenza di sviluppi. Sul contenzioso con TIM e Swisscom per la disdetta dei contratti, ha parlato di un settore «sotto forte pressione», con prezzi al consumo «i più bassi al mondo», e ha ribadito la volontà di «superare le tensioni» per una soluzione «win-win».
Il nostro commento
La frase di Butti è importante per quello che promette e per quello che non dice. Promette che il rinnovo delle frequenze non sarà una pratica amministrativa ma una scelta politica; non dice quale. «Politica industriale» può voler dire rinnovo gratuito con obblighi, come chiede la filiera, oppure opzione mista con cap, come suggerisce l’Antitrust, oppure una terza via che il governo non ha ancora scritto. Il quotidiano che lo riporta lo ammette, e noi con lui: gli strumenti restano da chiarire.
Il dato che invece è già chiaro arriva da Cellnex, ed è quello che useremo come metro nei prossimi mesi. Settemila o ottomila siti in più, il 10-15 per cento di quelli esistenti, per coprire le gallerie dell’alta velocità, gli interni degli edifici e le zone dove «non prende dappertutto», cioè esattamente i posti da cui i nostri lettori ci mandano le misure con il modem. Se il rinnovo delle frequenze deve essere legato a obblighi di investimento, gli obblighi hanno adesso un numero contro cui misurarsi. E se alla fine i siti nuovi non arriveranno, non sarà stato per mancanza di frequenze, perché su come assegnarle, prima o poi, una decisione arriverà.
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