
Un drone piccolo, che vola basso e non trasmette nulla, è il bersaglio peggiore per chi deve sorvegliare un porto: non compare sui sistemi che ascoltano i segnali radio, e su aree ampie è difficile da individuare. Per tre giorni, dal 16 al 18 settembre, a Helsinki si è provato a cercarlo con uno strumento che nei porti c’è già: la rete mobile. Ericsson ed Erillisverkot hanno annunciato stamattina di aver dimostrato alle autorità finlandesi il rilevamento di droni con l’ISAC, Integrated Sensing and Communication, su rete 5G, con una prova dal vivo nel porto di Vuosaari. Secondo il comunicato la rete ha individuato, localizzato e seguito i droni in tempo reale.
Chi è Erillisverkot, e perché conta
Il partner non è un operatore commerciale. Erillisverkot è la società statale che gestisce le reti di sicurezza finlandesi, a partire da Virve, la rete usata da polizia, soccorsi e altre autorità. La sua nuova generazione, Virve 2, è a banda larga e poggia su due pilastri che la stessa Erillisverkot descrive così: una core network fornita da Ericsson, scelta nel 2020, e le reti 4G e 5G di Elisa come accesso radio, ampliate e irrobustite per l’uso critico, con priorità al traffico delle autorità e una copertura che a luglio 2025 era indicata intorno al 95% del territorio. È un cliente che di mestiere non compra slide: compra affidabilità. E infatti il tono delle dichiarazioni è prudente. Timo Lehtimäki, amministratore delegato di Erillisverkot, parla di una capacità da «sviluppare in modo responsabile» per le esigenze di sicurezza e preparazione del Paese.
Come funziona: tante stazioni, un solo quadro
L’idea dell’ISAC è usare i riflessi dei segnali radio che la rete già emette. Le stazioni radio base collaborano fra loro: una trasmette, altre raccolgono l’eco che un oggetto in movimento rimanda indietro, e dall’insieme si ricava posizione e traiettoria. Ericsson spiega che durante la prova più punti della rete hanno raccolto informazioni di sensing nello stesso momento, costruendo una visione più ampia e completa dell’area, senza dipendere da un solo sensore. Alla base ci sono le sue radio Massive MIMO con orientamento dei fasci, a cui si aggiungono edge computing dedicato, elaborazione del segnale e software di sensing, con intelligenza artificiale e machine learning per rilevare e classificare i bersagli.
Il punto di forza dichiarato è che il sistema vede anche i droni che non sono collegati a nessuna rete e non emettono segnali, cioè proprio quelli che sfuggono ai sistemi basati sull’ascolto radio. Quello che il comunicato non dice è altrettanto interessante: non indica su quali siti né su quali frequenze si è svolta la prova, non dà distanze di rilevamento, dimensioni minime dei bersagli o tassi di falsi allarmi. Siamo davanti a una dimostrazione tecnologica, non a un servizio. Ericsson stessa scrive che i primi impieghi riguarderanno difesa e sicurezza pubblica, mentre la commercializzazione più ampia è attesa nell’orizzonte del 6G, quando standard ed ecosistema saranno maturi, e presenta l’ISAC come un complemento ai sensori e ai sistemi anti-drone esistenti, non come un sostituto.
Dal Texas alla Finlandia, la stessa ricetta
Helsinki non è un episodio isolato. A luglio AT&T ed Ericsson avevano fatto una prova simile fuori dall’AT&T Stadium di Arlington, in Texas, in pieno Mondiale: radio Massive MIMO su più siti in configurazione multistatica, droni seguiti in tempo reale fra 300 e 400 piedi di quota, circa 90-120 metri. Ieri Light Reading ha poi raccontato che Verizon ha chiesto alla FCC una licenza sperimentale di un anno per usare la porzione 4,8-4,9 GHz attorno al suo laboratorio di Los Angeles, con radio Ericsson all’aperto in una rete privata entro un raggio di cinque chilometri, per dimostrare casi d’uso 5G Advanced «come il rilevamento di oggetti, precursore dell’ISAC del 6G». La domanda cita anche apparati Samsung ed è in attesa di risposta.
Sono tre tasselli dello stesso disegno, e noi ne abbiamo seguiti altri due. Martedì abbiamo raccontato la prova di Samsung e Verizon a Dallas, dove il sensing serviva a stimare la densità della folla, e la discussione sulla forma d’onda del 6G che ci sta dietro. Ad agosto era stata la volta di NetSense di Lockheed Martin e Verizon, che ai droni arriva per un’altra strada: niente ISAC, solo intelligenza artificiale sui dati che le antenne producono già. La differenza della prova finlandese è il contesto: non uno stadio o un laboratorio, ma un porto commerciale in attività, e fra gli interlocutori le autorità di sicurezza di uno Stato. Ismo Parviainen, dirigente del ministero dell’Interno e membro del consiglio di Erillisverkot, sottolinea che queste capacità possono appoggiarsi all’infrastruttura mobile esistente, sfruttando investimenti già fatti, e funzionare anche in ambienti complessi come un porto trafficato.
Il commento della redazione
Il fascino dell’idea è evidente: la rete mobile copre già porti, aeroporti, confini e stadi, ha energia, fibra e personale che la sorveglia giorno e notte. Se ogni BTS diventa anche un sensore, la copertura radar a bassa quota arriva quasi gratis dove la copertura telefonica c’è già. Ma proprio per questo conviene tenere i piedi per terra. Una rete pensata per portare dati deve cedere una parte delle sue risorse radio al sensing, e nessuna delle prove viste finora ha detto quanto costa in capacità. Mancano i numeri sulle prestazioni, manca uno standard chiuso, e in Europa manca soprattutto una risposta alla domanda più delicata: chi gestisce i dati di una rete che vede ciò che si muove, e con quali regole. Che a porsela per prima sia una società statale di sicurezza, e non un operatore a caccia di nuovi ricavi, ci sembra il modo giusto di cominciare.
Per chi segue l’evoluzione della rete è comunque un segnale chiaro. Dopo il posizionamento di precisione, il sensing è il secondo mestiere che il 5G prova a imparare oltre a quello di portare dati. Sull’Italia non abbiamo trovato prove pubbliche analoghe e non ne ipotizziamo: quando arriveranno, le racconteremo con i numeri.