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Dentro IRIS² dalla porta di servizio: l’ESA sceglie Sateliot per studiare il direct-to-device sovrano nello strato Low-LEO con RESCUE-NET

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
8 Minuti di lettura
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Piccolo satellite in orbita bassa sopra l'Europa di notte: Sateliot selezionata dall'ESA per lo strato Low-LEO di IRIS² con il progetto RESCUE-NET

Il 17 settembre, all’ESAC di Madrid, l’Agenzia Spaziale Europea ha firmato in un colpo solo diciotto contratti con quasi ottanta aziende per studiare i servizi che IRIS², la costellazione sovrana dell’Unione, potrebbe offrire domani. In mezzo a quella folla c’è un nome che i lettori di TLCworld conoscono: Sateliot, l’operatore di Barcellona che ha messo in orbita la prima costellazione basata sullo standard 3GPP per l’Internet delle cose, è stata selezionata per il cosiddetto strato Low-LEO di IRIS² con un progetto dal nome che è tutto un programma, RESCUE-NET. Tradotto dall’acronimo: un ecosistema unificato di comunicazioni europee sovrane e resilienti, su rete non terrestre.

Contents
Che cosa farà davvero SateliotLo strato Low-LEO, spiegatoDa Barcellona ai governi, passando per il 3GPPIl commento della redazione

Che cosa farà davvero Sateliot

Conviene leggere il comunicato con attenzione, perché le parole pesano. Sateliot, si legge, «studierà casi d’uso orientati al futuro di direct-to-device e connettività IoT sicura», e «definirà il modo in cui le capacità delle reti non terrestri, costruite sullo standard 3GPP per la convergenza tra satellite e terra, possono estendere comunicazioni resilienti e sovrane agli utenti governativi europei». Gli scenari vanno dalla continuità del servizio alla connettività d’emergenza e nelle aree remote, «dove le reti terrestri non arrivano». È uno studio, dunque, inserito nella cosiddetta fase di consolidamento delle attività pre-operative e di riduzione del rischio che l’ESA gestisce per conto della Commissione: non un contratto per costruire satelliti né per fornire un servizio.

Il CEO Jaume Sanpera lo dice con franchezza: «Il nostro compito è dettagliare come la connettività 5G standard dallo spazio possa dare ai governi un collegamento resiliente e indipendente quando conta di più, garantendo la continuità del servizio nelle emergenze, nei luoghi dove le reti terrestri non sono disponibili». E aggiunge la frase che spiega perché un’azienda commerciale corra dietro a un programma governativo: «Il quadro più grande è la sovranità. Un’Europa che controlla la propria connettività, dallo standard su cui gira a dove tiene i suoi dati, è un’Europa più forte». Il comunicato non indica né la durata né il valore del contratto di Sateliot, né le frequenze su cui i servizi verrebbero erogati.

Lo strato Low-LEO, spiegato

Per capire il peso della notizia bisogna avere in mente la forma di IRIS². Come raccontavamo una settimana fa, quando Eutelsat ha assegnato i contratti per tutte le 348 piattaforme, la costellazione principale è fatta di 330 satelliti in orbita bassa a 1.200 chilometri e 18 in orbita media a 8.000, con i primi lanci previsti nel 2029. Lo strato Low-LEO è un’altra cosa: nella descrizione dell’ESA è «un meccanismo di innovazione flessibile e continuo» che affianca gli strati LEO e MEO «più rigidi» del sistema, con cicli di sviluppo più corti, e serve a far maturare servizi nuovi prima di decidere se integrarli nella costellazione operativa. Ha due componenti: quella dell’Unione, che riguarda servizi governativi strategici nell’ambiente operativo sotto i 750 chilometri di quota, e quella dell’ESA, che porta servizi complementari fino alla validazione in orbita a livello pre-operativo. L’agenzia lo scrive nero su bianco: «la componente Low-LEO dell’ESA non è una costellazione operativa separata».

È anche, dichiaratamente, uno strumento industriale. I contratti firmati a Madrid, per un totale di 20 milioni di euro, servono secondo l’ESA a «dare alle aziende piccole e medie l’opportunità di contribuire» a un programma la cui filiera principale è già nelle mani dei grandi. I servizi allo studio vanno dalla banda larga governativa sicura alle operazioni marittime e aeronautiche, fino al data relay. Il calendario è quello che conta: sulla base di questi studi l’ESA avvierà le gare per la fase di implementazione, con missioni pianificate «lungo il 2027-2029» per validare in orbita i servizi selezionati. Laurent Jaffart, direttore per resilienza, navigazione e connettività dell’agenzia, la mette così: «Lo spazio evolve rapidamente, e l’Europa deve evolvere con esso. Il Low-LEO offre l’opportunità di esplorare idee e capacità nuove, testarle nella pratica e imparare dai risultati».

Da Barcellona ai governi, passando per il 3GPP

Sateliot arriva a questo appuntamento con un curriculum preciso. Fondata nel 2018, ha in orbita la prima costellazione LEO conforme alla Release 17 del 3GPP per le reti non terrestri: dispositivi NB-IoT commerciali, non modificati, che parlano direttamente col satellite con copertura discontinua e un approccio store-and-forward, cioè il satellite raccoglie i dati al passaggio e li scarica quando vede una stazione a terra. Ad aprile, lanciando un round da 100 milioni di euro, l’azienda dichiarava sei satelliti già in orbita, altri cinque in arrivo nel 2026 e sedici da finanziare per completare il servizio IoT, con precontratti per 270 milioni, oltre 400 clienti in 60 Paesi e accordi con Telefónica e Deutsche Telekom. Lo Stato spagnolo, che era entrato nel capitale nel 2025, detiene il 18,7 per cento. Il passo successivo sono i satelliti di nuova generazione Tritó, attesi nel 2027, con cui Sateliot vuole passare dall’IoT a raffica al 5G NR in tempo reale verso i telefoni: la stessa evoluzione che RESCUE-NET dovrà mettere al servizio degli utenti governativi.

Il commento della redazione

Ci sembra la notizia giusta letta nel modo giusto. Non è un contratto da miliardi e non porta un solo satellite in più in orbita: è uno studio dentro un pacchetto da venti milioni diviso in diciotto contratti, e chi lo racconta come «Sateliot entra in IRIS²» sbaglia. Eppure è importante, per due ragioni. La prima è che segna il punto in cui il direct-to-device europeo smette di essere solo un affare da operatori mobili in cerca di spettro, come il consorzio a quattro sui 2 GHz di cui abbiamo scritto, e diventa un requisito governativo: protezione civile, emergenze, continuità di servizio quando la rete terrestre è giù. La seconda è il metodo. Mentre la costellazione grande è già affidata ai colossi, l’ESA usa lo strato basso per far entrare le aziende piccole con la tecnologia standard, e il 3GPP è la chiave: un telefono o un sensore qualunque che aggancia il satellite senza hardware proprietario è un’altra strada rispetto ai sistemi che legano il servizio a un solo fornitore.

Il rischio è il solito europeo, cioè che tra studio, gara di implementazione e validazione «lungo il 2027-2029» si arrivi a un servizio pre-operativo quando altrove il direct-to-device sarà già commerciale da anni. Sateliot ha però un vantaggio raro in questa fase: una costellazione vera, già in orbita, su cui provare le idee prima di scriverle nelle slide. Abbiamo inviato all’azienda le nostre domande su RESCUE-NET e sui Tritó, e torneremo sull’argomento quando avremo le risposte.

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