
C’è un numero che nel rapporto annuale della GSMA sull’internet mobile non si muove da un anno all’altro, ed è quello che pesa di più: 3,1 miliardi di persone vivono dentro la copertura di una rete a banda larga mobile e non la usano. La GSMA lo chiama usage gap, divario di utilizzo, e nell’edizione 2026 dello State of Mobile Internet Connectivity, presentata il 15 settembre a New York, è identico a quello dell’edizione 2025. Gli utenti di internet mobile sono passati da 4,7 a 4,8 miliardi, ma la novità vera di quest’anno non sta nelle reti: sta nel prezzo delle memorie. La stessa corsa ai data center per l’intelligenza artificiale che gonfia i bilanci dei fornitori di chip ha reso più cari gli smartphone di fascia bassa, e la GSMA arriva a parlare di un divario fra chi potrà usare l’AI e chi non riuscirà nemmeno a comprare il telefono per provarla.
La copertura cresce, l’adozione frena
Il quadro che il rapporto mette in fila è quello di un’infrastruttura che ha quasi finito il suo lavoro. Il 4G copre il 94% della popolazione mondiale, il 5G ha raggiunto altre 690 milioni di persone nel 2025 e oggi arriva al 57% degli abitanti del pianeta, secondo i dati ripresi da Corriere Comunicazioni. Il divario di copertura, cioè chi abita dove nessuna rete mobile a banda larga arriva, è sceso al 3% della popolazione mondiale, 270 milioni di persone. La velocità media di download è cresciuta del 22% e il traffico per connessione è salito a 13,5 GB al mese dai 12 del 2024.
Poi c’è l’altra metà del quadro. Nel 2025 sono entrate in rete 160 milioni di persone, contro le 190 milioni dell’anno prima: la crescita rallenta in tutte le regioni. Restano 3,4 miliardi di persone senza internet mobile, e più del 90% di loro vive già sotto una rete a banda larga; il 92% sta nei Paesi a basso e medio reddito. Altri 650 milioni si collegano solo con un telefono prestato o condiviso. Dentro il divario di utilizzo, il 70% non possiede un dispositivo capace di andare su internet, e fra gli adulti dei Paesi a basso e medio reddito le donne sono il 58% di chi resta fuori.
Quanto costa un telefono a chi non ce l’ha
La GSMA è netta sulla prima barriera: non è la rete e non è la tariffa, è il prezzo del telefono, seguito dalla mancanza di competenze digitali. A fine 2025 un telefono base con accesso a internet costava al 20% più povero dei Paesi a basso e medio reddito l’equivalente del 44% del reddito mensile medio; nell’Africa subsahariana la quota sale al 76%. Fino a un anno fa i conti dell’associazione dicevano che un entry level a 30 dollari sarebbe stato accessibile a quasi 1,6 miliardi di persone, e a 20 dollari a circa 2,2 miliardi, tutte già sotto copertura. Erano gli obiettivi della Handset Affordability Coalition, il tavolo messo in piedi con operatori e produttori per spingere i prezzi verso il basso. Oggi, scrive il rapporto, quei traguardi sono fuori portata perché i costi di memorie e chipset continuano a salire.
La memoria che manca: dai data center all’entry level
I numeri che la GSMA cita, presi da Counterpoint Research, raccontano una crisi di offerta più che di domanda. I prezzi delle memorie sono più che raddoppiati fra il terzo trimestre del 2025 e il primo del 2026, e nel secondo trimestre del 2026 sono cresciuti di un altro 80-90%. Il risultato è già nei listini: i prezzi degli smartphone di fascia bassa sono saliti in modo netto e le spedizioni mondiali si avviano al calo annuale più forte mai registrato, trainato dal crollo del segmento sotto i 100 dollari, con i mercati emergenti più colpiti di tutti.
La fonte a monte è la previsione di fine maggio di Counterpoint, che vede le spedizioni 2026 in calo del 13,9% a 1,08 miliardi di pezzi e spiega bene la meccanica: i prezzi delle LPDDR4 e LPDDR5 per smartphone nel secondo trimestre vanno verso il triplo rispetto a fine 2025, e l’offerta di LPDDR4, la memoria dei telefoni economici, dovrebbe calare di oltre il 40% nel 2026 perché le fabbriche spostano capacità verso le HBM e le DRAM per server richieste dall’intelligenza artificiale. Alcune fasce sotto i 150 dollari, scrive Counterpoint, rischiano di sparire dal mercato in modo permanente, e la stretta dovrebbe durare fino alla seconda metà del 2027. Il principal analyst Yang Wang la definisce «l’evento più dirompente dal lato dell’offerta che l’industria degli smartphone abbia mai affrontato». Non è un tema nuovo per chi segue le reti: lo stesso caro-memorie, come raccontava Dell’Oro ad agosto, sta facendo slittare anche i progetti di core 5G Standalone degli operatori. E mentre la fascia alta si prende le prime LPDDR6 sui processori a 2 nanometri, in fondo alla scala manca la memoria di ieri.
La richiesta della GSMA è rivolta esattamente a quell’anello della catena: produttori di chipset e memorie chiamati a «passi concreti» per aumentare la disponibilità di componenti a basso costo per l’entry level, e a sedersi a un tavolo con operatori, governi e istituzioni finanziarie. Il direttore generale Vivek Badrinath lo dice senza giri di parole: «l’intelligenza artificiale non ha senso se le persone non riescono nemmeno a collegarsi», e «gli attuali aumenti dei prezzi delle memorie rendono questo pericolo concreto e imminente». La sua lista di strumenti va oltre le fabbriche: distribuzione, tassazione dei dispositivi e misure per facilitare il riuso dei telefoni. Il premio in palio, secondo una stima precedente della stessa GSMA, è di 3.500 miliardi di dollari di PIL aggiuntivo fra il 2023 e il 2030 se il divario di utilizzo venisse chiuso.
Il nostro commento
Ci sembra la parte più onesta del rapporto: per una volta l’industria mobile non chiede spettro né regole più leggere. Dice che le reti ci sono, e che il collo di bottiglia è un telefono da 20 dollari che nessuno riesce più a costruire. È un ribaltamento da notare, perché per anni la lettura standard è stata che bastasse coprire, e gli obblighi di copertura scritti nelle gare per lo spettro, come quelli appena firmati in Ghana, continuano a ragionare così. Una copertura 4G al 94% e un divario di utilizzo fermo a 3,1 miliardi dicono invece che il prossimo miliardo di utenti non lo porterà una BTS in più.
La parte meno convincente è l’appello ai produttori di memorie. Le stesse fette di silicio si vendono a chi costruisce acceleratori per l’AI a margini che un telefono da 30 dollari non potrà mai pagare, e nessun appello cambierà l’aritmetica finché la capacità produttiva non crescerà, cioè non prima del 2027 secondo Counterpoint. La leva più realistica è quella che Badrinath cita quasi di sfuggita, il riuso: il mercato dell’usato e del ricondizionato è l’unico segmento che Counterpoint vede in crescita nel 2026. Per chi si occupa di reti la lezione è scomoda ma chiara: il 5G che copre il 57% del pianeta ha davanti tre miliardi di persone senza nemmeno un terminale 4G, e quella distanza non si misura in dBm.