
Un mese fa l’Europa aveva firmato la sua costellazione. Oggi ha cominciato a comprarla. Nel giorno in cui a Parigi si chiudeva l’International Space Summit, Eutelsat, che dentro il consorzio SpaceRISE guida il segmento in orbita bassa di IRIS², ha assegnato in un colpo solo i contratti per tutti i 330 satelliti LEO del programma: Aerospacelab costruirà 264 piattaforme per 2,4 miliardi di euro, Airbus Defence and Space le prime 66, e Thales Alenia Space fornirà i payload di comunicazione governativa per tutte e 330, con una prima tranche da circa 500 milioni su un contratto complessivo che, dice l’azienda, supererà i 3 miliardi. Sommati all’ordine da quasi un miliardo che SES aveva dato a OHB il 31 agosto per le 18 piattaforme in orbita media, significa una cosa precisa: secondo European Spaceflight, tutte le 348 piattaforme previste dalla costellazione europea sono ora ordinate.
Per capire la portata del passaggio conviene tornare a inizio agosto, quando Commissione e SpaceRISE avevano chiuso l’accordo di attuazione che portava IRIS² da 282 a 348 satelliti e fissava i primi lanci al 2029. Quella era la cornice. Da oggi ci sono i nomi, le cifre e, soprattutto, una divisione del lavoro che racconta come sarà fatta la rete.
Due strati e un cervello a bordo
La costellazione, nella descrizione di Thales Alenia Space, è a due orbite: 330 satelliti in orbita bassa a 1.200 chilometri e 18 in orbita media a 8.000, collegati tra loro da link ottici. Ma la parte bassa è a sua volta divisa in due strati. Il primo, chiamato Layer One, sono 66 satelliti solo in banda Ka, quelli che Airbus costruirà nello stabilimento di produzione in serie di Tolosa, lo stesso da cui esce il nuovo lotto di satelliti OneWeb per Eutelsat, con consegna nel 2029 e lancio nello stesso anno. Secondo Defence Industry Europe è il “pilastro sovrano” del sistema, quello che porterà la connettività militare in banda Ka agli utenti europei. Il secondo strato, Layer Two, sono i 264 satelliti in doppia banda Ku e Ka affidati ad Aerospacelab, con i lanci a partire dal 2030.
Sopra entrambi gli strati viaggia lo stesso carico utile, ed è qui che il programma parla la lingua di questo sito. Thales Alenia Space, la joint venture tra Thales al 67 per cento e Leonardo al 33, descrive payload digitali con antenne attive per puntare il fascio sulle regioni di interesse, instradamento del traffico direttamente in orbita, gestione attiva delle interferenze, comunicazioni cifrate da estremo a estremo e un chipset dedicato per le antenne software-defined. La formula scelta dall’azienda è “la prima rete 5G sicura basata nello spazio”, con capacità 5G native. Non è direct-to-device nel senso in cui lo intendono Starlink o AST: i clienti sono la protezione civile, le agenzie di emergenza, la difesa e, nella parte commerciale, le imprese. Ma l’architettura è quella di una rete di telecomunicazioni, non di un ponte radio, e questo spiega perché Deutsche Telekom fosse entrata nella partita già nel 2025 per integrare la costellazione con le reti 5G terrestri.
Chi costruisce cosa, e con quali soldi
Il contratto più grosso della giornata, 2,4 miliardi, va ad Aerospacelab, un’azienda fondata nel 2018 che nel comunicato si definisce passata “da startup pioniera a forza industriale riconosciuta” in meno di dieci anni e che presenta IRIS² come il contratto più grande mai assegnato nella storia spaziale dell’Unione. È la scommessa sul New Space europeo di cui parlava il commissario Kubilius ad agosto, tradotta in un ordine da 264 piattaforme con integrazione completa dei satelliti. Airbus, che non ha reso noto il valore del suo accordo, ci mette la produzione in serie già rodata su OneWeb. Thales Alenia Space, con la sua tranche iniziale, si prende il pezzo che vale più di tutti sul lungo periodo: i payload, cioè l’elettronica che fa di un satellite una stazione radio base in cielo. Per l’industria italiana è il capitolo che conta, perché Leonardo è nel capitale della joint venture e il segmento di terra, come raccontammo ad agosto, passa da Telespazio.
Il conto complessivo, secondo European Spaceflight, è un programma da 15,6 miliardi di euro, con SES che ha dichiarato di voler investire fino a 1,35 miliardi nel solo segmento in orbita media. I tempi restano quelli fissati in agosto: primi lanci nel 2029, primi servizi nel 2030. Nessuno dei comunicati di oggi li anticipa, e nessuno dice quando voleranno i satelliti MEO di OHB, da 2,6 tonnellate ciascuno.
Il commento della redazione
La notizia vera di oggi non è la cifra, è la completezza. Con gli ordini di Eutelsat e quello di SES, IRIS² non ha più un solo satellite “da assegnare”: ogni piattaforma ha un costruttore, ogni payload un fornitore, ogni strato una data. Per un programma pubblico europeo, abituato a vivere di consultazioni e rendez-vous, è un cambio di ritmo che va registrato. Ma va registrato anche il resto. Il primo strato vola nel 2029 e il secondo, quello che fa il grosso della capacità, comincia nel 2030. Nel frattempo i quattro grandi operatori del continente stanno pensando a un consorzio per lo spettro satellitare dei 2 GHz, e dall’altra parte dell’Atlantico i gestori discutono se Starlink sia o no una minaccia per il mobile: il mercato del satellite che parla con le reti terrestri si sta decidendo adesso, con la costellazione europea ancora sui banchi di prova. Il fatto che i payload nascano già con capacità 5G e instradamento in orbita è la scelta giusta per non arrivare nel 2030 con una rete vecchia. Resta da vedere se la parte commerciale di IRIS², quella non riservata ai governi, avrà abbastanza banda e abbastanza prezzo per interessare davvero le telco, o se resterà un’infrastruttura di Stato con un’appendice B2B. Per ora l’Europa ha fatto la cosa che sa fare meglio, cioè firmare. Il difficile, come sempre, è dal 2029 in poi.
Fonti: comunicati Thales Alenia Space (Cannes, 10 settembre 2026), Aerospacelab (Parigi, 10 settembre 2026) e Airbus Defence and Space via Defence Industry Europe (10 settembre 2026); European Spaceflight (contratti del 10 settembre e ordine SES-OHB del 31 agosto); Corriere Comunicazioni e Mobile World Live (10 settembre 2026).