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Sei punti di copertura a due sterline e mezzo: O2 vende alle aziende britanniche il satellite nel telefono, ma le chiamate restano a terra

redazione
Ultimo aggiornamento: 07/09/2026
redazione
9 Minuti di lettura
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O2 Satellite for Business: un operaio in giubbotto ad alta visibilità alza lo smartphone verso il cielo su una brughiera inglese al crepuscolo, senza BTS in vista

Nel Regno Unito il satellite nel telefono è diventato una voce di listino per le partite IVA. O2 Business, la divisione aziende di Virgin Media O2, ha annunciato oggi O2 Satellite for Business, la versione per imprese del servizio direct-to-device che l’operatore aveva acceso per i consumatori a febbraio. La notizia, ripresa nel giro di poche ore da Light Reading, ISPreview e Mobile Europe, è semplice da raccontare: gli smartphone compatibili dei clienti business, quando escono dalla copertura terrestre di O2, si agganciano da soli ai satelliti Starlink e continuano a scambiare messaggi, mappe e posizione. O2 si presenta come la prima rete mobile britannica a offrire il direct-to-device alle aziende, e i numeri che mette sul tavolo sono due: la copertura del territorio nazionale che sale dall’89 al 95 per cento, e un prezzo di 2,50 sterline al mese più IVA.

Contents
Sei punti di copertura, con le istruzioni per l’usoCinque megahertz di banda 3 prestati allo spazioLa prova del fuoco, letteralmenteIl commento della redazione

Sei punti di copertura, con le istruzioni per l’uso

Quei sei punti percentuali di territorio non sono una finezza statistica. A febbraio, quando il servizio consumer era andato in onda, Virgin Media O2 li aveva tradotti in un’immagine efficace: un’area pari a circa due terzi del Galles, coperta per la prima volta dall’oggi al domani. È la Gran Bretagna delle brughiere e dei cantieri fuori mano, dove piantare una BTS non è mai convenuto. Secondo le cifre governative citate da Mobile News, in Inghilterra le imprese registrate nelle aree rurali sono circa 526.000, ed è a loro che O2 punta: tecnici sul campo, edili, logistica, artigiani.

Le istruzioni per l’uso, però, vanno lette con attenzione. Funziona sui modelli iPhone dal 13 in su, sui Pixel dal 10 in su e su una selezione di Samsung, con altri dispositivi promessi in seguito. Serve una visuale libera del cielo. Le app supportate sono quelle della sopravvivenza digitale: WhatsApp, Messenger, Google Maps, Apple Maps, BBC Weather, AllTrails, condivisione della posizione. Le chiamate vocali non passano, e non passano nemmeno quelle ai servizi di emergenza. Sul piano commerciale, il pacchetto è incluso nei piani Business Ultimate e si aggiunge ai piani Plus con un’opzione mensile senza vincolo. ISPreview segnala anche un dettaglio che sa di lancio annunciato con un pizzico d’anticipo: stamattina la pagina di O2 Business elencava ancora il servizio come “in arrivo”, con l’invito a registrare il proprio interesse.

Cinque megahertz di banda 3 prestati allo spazio

Sotto il cofano il servizio business è identico a quello consumer, e vale la pena ricordare come funziona, perché lo schema è lo stesso che stanno seguendo gli operatori di mezzo mondo. La rete è quella Direct to Cell di Starlink: satelliti in orbita bassa che si comportano come una cella LTE sospesa a qualche centinaio di chilometri di altezza. Per parlare con i telefoni usano una fettina dello spettro di O2, una porzione da 5 MHz accoppiati della banda 3 a 1800 MHz, come ha ricostruito ISPreview al lancio di febbraio. È una frequenza che i telefoni conoscono da anni, ed è per questo che non serve hardware nuovo: il terminale vede una cella 4G con il codice di rete di O2 e ci si aggancia come farebbe con qualunque sito terrestre. Il rovescio della medaglia è che con 5 MHz e un ripetitore in movimento a quella distanza la capacità è quella che è, e infatti il servizio nasce per i messaggi e le mappe, non per lo streaming.

Ci sono poi limiti geografici. Sempre secondo ISPreview, il servizio è oggi ristretto nelle zone vicine ai confini internazionali per ragioni regolatorie e funziona solo fino al 58° parallelo nord, all’incirca l’altezza di Inverness, per via delle orbite attuali dei satelliti abilitati. Il tetto del 95 per cento, insomma, non è un traguardo ma una fotografia della costellazione di oggi. La generazione successiva di satelliti Direct to Cell, con un’antenna a schiera cinque volte più grande, banda S, MIMO e 5G, è attesa in orbita dal 2027, con una promessa di picchi intorno ai 150 Mbps per utente. Ne abbiamo scritto raccontando la corsa europea a Starlink Mobile di 4iG, e resta valida la cautela di chi quel servizio lo vende davvero: per T-Mobile il satellite nel telefono è una ruota di scorta, non una rete alternativa.

La prova del fuoco, letteralmente

Se il lancio di oggi ha una credenziale sul campo, è quella dei vigili del fuoco del Derbyshire. A luglio O2 aveva fornito al Derbyshire Fire & Rescue Service un centinaio di telefoni compatibili, e le squadre li hanno usati per giorni sull’incendio boschivo vicino a Tintwistle, in una zona senza alcuna copertura 4G o 5G. Nathan Stevens, area manager del servizio, aveva spiegato a ISPreview che i terminali erano “un’opzione di comunicazione in più durante l’intervento”, utile per condividere aggiornamenti tra colleghi e agenzie partner mentre la situazione evolveva. È esattamente il tipo di scenario che l’amministratrice delegata di O2 Business, Jo Bertram, ha usato oggi per motivare il lancio: “Il lavoro non si ferma dove finisce la copertura mobile”.

Il contesto competitivo è la parte che rende interessante il tempismo. VodafoneThree ha scelto la strada opposta, quella di AST SpaceMobile e della joint venture Satellite Connect Europe, e ha annunciato per l’estate 2026 le prove con i clienti di un servizio che promette dati, voce e SMS, quindi anche ciò che a O2 oggi manca. Nel comunicato il chief network officer Andrea Dona parlava di “eliminare i buchi di copertura nelle aree remote”. Mentre il rivale sperimenta, O2 incassa il vantaggio del primo arrivato e allarga la base pagante dai privati alle aziende, cioè ai clienti che una copertura in più la mettono a bilancio senza discutere. Il percorso era tracciato da tempo: l’accordo tra Virgin Media O2 e Starlink risale all’inizio del 2025, e ne avevamo parlato quando era ancora una promessa per le zone rurali.

Il commento della redazione

La cosa che ci colpisce di questo lancio è quanto sia poco spettacolare. Niente demo con la videochiamata dallo spazio, niente record: un’opzione da 2,50 sterline più IVA, che con l’imposta fa le stesse tre sterline del listino consumer, infilata in un piano aziendale. È il segno che il direct-to-device, almeno nella versione Starlink, è uscito dalla fase delle prove e sta entrando in quella noiosa e redditizia del catalogo. Il limite vero non è la tecnologia ma l’onestà dell’offerta: un servizio venduto come “resta connesso ovunque” che non fa passare una chiamata al 999 è una copertura di serie B, e va spiegato così ai clienti, come del resto O2 stessa mette nero su bianco. Il 5 per cento che manca, e le chiamate vocali che ancora non ci sono, ricordano che tra una cella in orbita e una BTS su un traliccio la differenza resta tutta.

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