
Cinque. Tanti sarebbero gli utenti che una cella 5G di oggi riuscirebbe a servire se ciascuno andasse in giro con un assistente personale che trasmette in continuazione quello che vede. Il numero lo ha messo sul tavolo Hemanth Sampath, vice president of Engineering di Qualcomm, durante il 6G Leadership Day che l’azienda ha ospitato a San Diego il 26 agosto davanti a stampa e analisti, e lo ha commentato con tre parole che valgono un programma industriale: “non รจ abbastanza”. Il resoconto piรน completo lo ha firmato Jeff Baumgartner su Light Reading, ripreso in Italia da Corriere Comunicazioni, e il messaggio di fondo รจ uno: il 6G, per Qualcomm, non nasce per fare piรน veloce il 5G. Nasce per reggere un traffico che oggi non esiste ancora.
Tre pilastri e un’interfaccia che non รจ piรน lo schermo
La cornice l’ha data Durga Malladi, executive vice president che in Qualcomm guida pianificazione tecnologica, edge e data center: intelligenza artificiale e wireless “sono due cose diverse che hanno marciato l’una verso l’altra”, e ora si alimentano a vicenda. Da qui i tre pilastri della sesta generazione, connettivitร , sensing e supporto nativo all’AI. Il primo รจ dato per scontato, tanto che Malladi lo ha liquidato con un avvertimento ai colleghi: la connettivitร “รจ qualcosa che ci si aspetta”, e se il 6G finisse per essere solo un tubo piรน efficiente per i bit “avremmo fallito”.
Il cuore della visione รจ l’agente: non l’app che si apre e si chiude, ma un software persistente che parla con piรน servizi e piรน dispositivi, con i permessi che la persona gli ha concesso. “L’AI sta diventando il centro dell’azione, e i dispositivi e i protocolli si costruiscono attorno a lei, non il contrario”, รจ la sintesi di Malladi. Attorno all’agente, una piccola costellazione di oggetti: occhiali, “pin”, dischetti da tasca, wearable sempre in ascolto. “Crediamo che nell’era dell’AI le persone porteranno con sรฉ piรน dispositivi personali, oltre allo smartphone”, ha spiegato Sampath, per il quale l’AI diventa la nuova interfaccia utente.
Il conto della rete: canali da 400 MHz e l’uplink al centro
ร qui che la visione diventa numeri. Un agente che lavora per ore genera sessioni lunghe e scambi continui, e soprattutto ribalta la direzione del traffico: gli occhiali che trasmettono ciรฒ che l’utente sta guardando, il caso d’uso che a San Diego hanno chiamato “see what I see”, producono dati in salita, dal dispositivo verso la rete. Per reggere flussi del genere, ha detto Sampath, il 6G dovrร supportare canali larghi fino a 400 MHz, contro i 100 MHz dei sistemi 5G. Cinquanta gigabyte al mese sono una cifra “modesta” rispetto a quello che arriva: un assistente personale potrebbe consumarne circa 45, metร in uplink. Da questa stima esce il numero da cui siamo partiti, i cinque utenti per cella di una rete 5G attuale, contro gli oltre venti che diventerebbero possibili con lo spettro e la capacitร del 6G.
John Smee, senior vice president per l’ingegneria e la ricerca wireless, lo ha detto senza giri di parole: Qualcomm รจ “davvero concentrata sul migliorare le prestazioni cellulari in uplink come parte del 6G”. ร il tema che avevamo trovato, da un’angolazione opposta, nel 5G-A di Huawei ai giochi dei robot di Pechino: lร era una rete in esercizio spinta al contrario, qui รจ una generazione intera disegnata partendo dalla salita.
Lo spettro: “anni, non mesi”
Nessun canale da 400 MHz esiste senza le frequenze per ospitarlo, e su questo la giornata ha avuto un ospite di peso: Ajit Pai, oggi presidente e ceo della CTIA, l’associazione degli operatori americani, e in passato chairman della FCC. Per soddisfare la domanda dei consumatori e dell’AI “avremo bisogno di molto piรน spettro”, ha detto, e il problema รจ il tempo: per studiare le bande, scrivere le regole, lasciare che gli utilizzatori attuali si preparino, progettare gli apparati, raccogliere capitali e costruire. “La politica dello spettro, in breve, richiede anni, non mesi”.
La fotografia americana รจ precisa. L’asta imminente della parte alta della banda C, sommata alla porzione inferiore, creerร un blocco contiguo da 440 MHz, “un buon inizio ma non la fine”. La FCC programma un’asta a 2,7 GHz per il 2028, la revisione dei 7 GHz รจ vicina alla conclusione con almeno 270 MHz di partenza, e “dobbiamo lavorare sodo perchรฉ queste bande pronte per il 6G vengano messe all’asta entro il 2028”. Pai ha aggiunto che i 4 GHz, spettro medio dal buon equilibrio tra copertura e capacitร , potrebbero rivelarsi “una delle bande piรน decisive per il futuro 6G dell’America”: la NTIA sta studiando la porzione tra 4,4 e 4,94 GHz.
Un solo standard, anche con la Cina
Sul calendario Qualcomm conferma: standard completati nel 2029 e commercializzazione iniziale nello stesso orizzonte, passando dalla Release 21 del 3GPP, la prima specifica 6G vera e propria. “Abbiamo molta standardizzazione davanti a noi”, ha ammesso Smee, che ha definito “incredibilmente importante” il ruolo della Cina, dove Qualcomm ha un team di ricerca e resta “fortemente impegnata in quell’ecosistema”. Lorenzo Casaccia, vice president per gli standard tecnici, ha bollato come “esagerate” le letture geopolitiche: “siamo molto fiduciosi che ci sarร uno standard globale”, perchรฉ il roaming mondiale รจ un incentivo sufficiente per tutti, “dato che le persone si spostano”. ร una posizione da leggere insieme alla scelta di luglio di abbandonare le small cell 5G per concentrarsi su 6G e data center: l’azienda ha giร deciso dove vuole stare nel prossimo decennio.
C’รจ infine il capitolo delle licenze, che vale oggi per Qualcomm circa 5,5 miliardi di dollari l’anno: se i nuovi oggetti costeranno 100 o 150 dollari, ha detto John Han, che dirige quel business, “il caso d’uso riflette quel prezzo e noi faremo pagare meno”. Tradotto: Qualcomm si prepara a un mondo in cui il valore per pezzo scende e i pezzi in circolazione salgono.
Il commento della redazione
Quello che ci colpisce non รจ la visione, che Qualcomm ripete con coerenza e che si incrocia con le mosse dei vendor di rete, come l’apertura di Nokia a Nvidia per le radio 6G. ร il metro con cui la misura. Tutta la cultura degli speedtest, compresa la nostra che sul campo guarda il download, รจ costruita attorno a una rete che scarica. Se davvero il traffico del prossimo decennio sarร fatto di occhiali che trasmettono e agenti che non dormono mai, il parametro che conterร sarร quanti utenti una cella riesce a tenere in piedi in uplink, non il picco che un singolo smartphone tocca per dieci secondi. E su quello, per ammissione di chi i modem li progetta, le reti di oggi non sono pronte.
La seconda lezione riguarda i tempi: Pai ha messo in fila 2028 per le aste e 2029 per gli standard, e da questa parte dell’Atlantico un calendario altrettanto esplicito per le bande del 6G non lo abbiamo ancora letto. Resta poi la domanda che a San Diego nessuno ha fatto ad alta voce: quanti di noi vorranno davvero un paio di occhiali che mandano in rete tutto quello che guardano? La risposta, piรน della tecnologia, deciderร se quei cinque utenti per cella saranno un problema reale o un ottimo argomento di marketing.