
C’รจ un paradosso che insegue le onde millimetriche da quando esistono: sono lo spettro piรน abbondante e veloce che il 5G abbia a disposizione, ma per funzionare davvero hanno bisogno di una selva di antenne a vista โ ed รจ esattamente ciรฒ che le cittร piรน belle del mondo non vogliono concedere. A Tokyo hanno deciso di affrontare il problema alla radice: NTT Docomo e Mitsubishi Estate, il colosso immobiliare che possiede buona parte del quartiere degli affari della capitale, hanno firmato lunedรฌ 24 agosto un accordo per trasformare l’area di Marunouchi โ i distretti di Otemachi, Marunouchi e Yurakucho, il salotto buono degli uffici giapponesi a due passi dal Palazzo Imperiale โ in una smart city di nuova generazione. E il primo mattone, per una volta, non รจ uno slogan: sono le antenne di vetro.
Partiamo dai numeri, che per gli appassionati di radio sono il piatto forte. Docomo porterร nell’area il 5G a onde millimetriche con una dotazione che in Europa ce la sogniamo: la banda dei 26 GHz appena conquistata โ a giugno 2026, nella prima asta dello spettro mai tenuta in Giappone โ sommata ai 28 GHz giร in portafoglio, per un totale di 800 megahertz di larghezza di banda. Vale la pena fermarsi un attimo su quel dettaglio: il Giappone, che per decenni ha assegnato le frequenze con procedure comparative e non competitive, ha tenuto la sua prima asta dello spettro soltanto quest’anno, e Docomo ne รจ uscita con la banda che ora vuole mettere subito a frutto โ un segnale di quanto l’operatore creda davvero nelle onde millimetriche, mentre altrove restano un ornamento da conferenza. Ottocento: dieci volte l’intero canale n78 del gestore italiano meglio equipaggiato, che si ferma a 80. A questa autostrada millimetrica si aggiunge quella che Docomo chiama Tri-Band Massive MIMO, una tecnica che combina le tre bande medie esistenti โ 3,5, 3,7 e 4,5 GHz, per altri 280 megahertz complessivi โ sulle stazioni base di ultima generazione. Sulla carta, รจ la ricetta per una capacitร urbana praticamente illimitata.
Il problema: la fisica non ama i palazzi storici
Poi perรฒ c’รจ la realtร , e Docomo la mette nero su bianco nel comunicato con una franchezza rara: le onde millimetriche viaggiano dritte e si arrendono davanti a qualunque ostacolo, quindi ยซรจ necessario installare numerose antenne in punti con buona visibilitร ยป. Il che, in un quartiere storico che tiene alla propria eleganza come Marunouchi โ dove i grattacieli di vetro convivono con la stazione centenaria in mattoni rossi โ ยซrappresenta una sfida importante in termini di armonia con il paesaggio urbanoยป. Tradotto dal linguaggio dei comunicati: servono decine di antenne, ma nessuno vuole vederle.
Qui entra in gioco la coppia. Mitsubishi Estate non รจ un partner qualunque: possiede gli edifici, gestisce un’attivitร di condivisione delle infrastrutture 5G giร attiva in tutto il Giappone e, tramite la controllata Marunouchi Direct Access, porta in dote data center e rete in fibra giร stesi sotto il quartiere. L’accordo prevede di sviluppare insieme ยซsoluzioni d’antenna urbaneยป che concilino propagazione e paesaggio: studiare dove passano le persone e il traffico dati per piazzare gli impianti nei punti giusti, progettare installazioni che scompaiano nell’architettura e, appunto, spingere sulle antenne di vetro โ pannelli radianti trasparenti integrati nelle vetrate dei palazzi, che Docomo ha giร iniziato a installare nell’area e che trasformano una finestra in una cella senza che nessuno se ne accorga. Il modello, dicono le due aziende, verrร poi replicato nei centri delle altre grandi cittร giapponesi, e in prospettiva si estenderร al cablato con la rete tutta ottica APN.
Un problema globale, tante soluzioni locali
Quello che colpisce รจ quanto il tema sia universale. Nella stessa settimana, dall’altra parte del mondo, O2 ha annunciato di aver appeso due dozzine di small cell ai lampioni di Westminster, il distretto di Londra dove i vincoli di tutela rendono quasi impossibile installare tralicci tradizionali; e Telefรณnica in Germania sta montando ventuno siti provvisori โ compresi i ยซlampioni 5Gยป โ per reggere l’assalto dell’Oktoberfest, che l’anno scorso ha toccato punte di 640.000 visitatori in un giorno. Sono le stesse logiche che abbiamo raccontato per l’Italia con le BTS estive che salvano il Ferragosto delle localitร turistiche: la rete densa si costruisce dove serve, quando serve, e possibilmente senza farsi notare.
La differenza รจ che a Tokyo il problema viene affrontato non con un espediente ma con un’alleanza strutturale tra chi possiede lo spettro e chi possiede i muri. ร un modello che ricorda da vicino, su scala urbana, ciรฒ che Sunrise e Salt stanno studiando per le montagne svizzere: quando costruire da soli non conviene o non si puรฒ, si condivide. E non รจ un caso che arrivi da Docomo, un operatore che non ha paura di sperimentare โ รจ lo stesso che ha giร prenotato i satelliti V2 di Starlink per portare la voce dove le antenne non arrivano. Copertura dal cielo per i vuoti, antenne nei vetri per i pieni: la rete del futuro, vista dal Giappone, รจ soprattutto una rete che si adatta al contesto.
Come redazione, l’aspetto che ci convince di piรน รจ la sinceritร dell’operazione. Per anni le onde millimetriche sono state raccontate come una rivoluzione imminente, salvo poi restare confinate a demo e stadi perchรฉ nessuno voleva pagare โ e vedere โ la densitร di antenne necessaria. Docomo ammette il problema e lo trasforma in un progetto urbanistico, con un proprietario immobiliare come socio invece che come controparte. Se il modello Marunouchi funzionerร , la lezione varrร anche per le nostre cittร d’arte, dove il conflitto tra copertura e paesaggio รจ pane quotidiano: la strada non รจ scegliere tra rete e bellezza, ma progettarle insieme. Certo, resta una domanda che solo il tempo scioglierร : 800 megahertz di spettro millimetrico sono un patrimonio enorme, e persino a Tokyo bisognerร dimostrare che gli utenti โ e i servizi โ capaci di riempirli esistono davvero.