TLCWorld.itTLCWorld.it
  • HOME
  • TELEFONIA MOBILE
  • FORUM
  • LTEITALY
  • CONTATTI
Lettura: Torte a strati no, feudi sì: Ericsson scrive che nel 6G il multivendor resterà per aree geografiche, e AT&T, che le ha abolite, resta in un angolo
Condividi
Aa
TLCWorld.itTLCWorld.it
Aa
Cerca..
  • HOME
  • TELEFONIA MOBILE
  • FORUM
  • LTEITALY
  • CONTATTI
Seguici adesso!
© 2023 TLCWorld.it
TLCWorld.it > Rete Mobile > Torte a strati no, feudi sì: Ericsson scrive che nel 6G il multivendor resterà per aree geografiche, e AT&T, che le ha abolite, resta in un angolo
Rete Mobile

Torte a strati no, feudi sì: Ericsson scrive che nel 6G il multivendor resterà per aree geografiche, e AT&T, che le ha abolite, resta in un angolo

redazione
Ultimo aggiornamento: 07/10/2026
redazione
9 Minuti di lettura
Condividi
Uomo con lo smartphone su un viale americano con un alto palo per antenne mobili in lontananza: Ericsson, il 6G e la rete single vendor di AT&T

Quasi tre anni fa AT&T affidò a Ericsson un contratto da 14 miliardi di dollari e lo chiamò «open RAN». Il nome prometteva una rete di accesso radio costruita con interfacce standard, in cui apparati di fornitori diversi si parlano; la sostanza era che Ericsson, oltre ai due terzi di siti che già serviva, avrebbe preso anche il terzo rimasto a Nokia. Oggi, scrive stamattina Iain Morris su Light Reading, un paragrafo di Ericsson sull’architettura del 6G rende quella scelta ancora più scomoda: nelle reti del 2030 il multivendor, per il fornitore svedese, continuerà a funzionare come oggi, cioè dividendo il Paese in zone, una per fornitore. E AT&T le zone le ha appena eliminate.

Contents
Il paragrafo che pesaDalla torta ai feudiIl problema per AT&TIl commento della redazione

Il paragrafo che pesa

Il testo è sul sito di Ericsson, nella sezione sulle tecnologie future, e lo abbiamo letto. Ericsson scrive di considerare tutte le interfacce interne alla RAN come «potenziali interfacce multivendor», per le quali «dobbiamo essere conformi ed essere pronti a fare test di interoperabilità, almeno con prestazioni e funzioni di base o limitate». Poi la frase che conta: «Ci si aspetta tuttavia che il modello principale di dispiegamento per la RAN multivendor continui a essere per aree geografiche di fornitore RAN, usando un’interfaccia interoperabile di mobilità fra aree RAN». Tradotto: l’operatore che vuole due fornitori continuerà a dare una regione all’uno e una all’altro, e l’unica interfaccia che deve funzionare davvero bene è quella che gestisce l’handover al confine fra i due feudi. Nella stessa pagina Ericsson aggiunge che il 6G dovrà essere una tecnologia radio autonoma, Standalone, e che una connettività simultanea 5G e 6G sul modello del 5G Non Standalone «non dovrebbe essere standardizzata», perché ritarderebbe il 6G vero. È la posizione che abbiamo visto in discussione al 3GPP a Madrid.

Dalla torta ai feudi

Nel febbraio 2024, poche settimane dopo l’annuncio del contratto con AT&T, Fredrik Jejdling, allora capo del business reti di Ericsson, aveva descritto un futuro diverso, ricorda Morris: «Il settore è stato caratterizzato da divisioni geografiche verticalmente integrate e crediamo che quel paradigma sia finito con questo cambiamento». La rete, nella sua visione, sarebbe diventata una torta a strati, con ogni strato della RAN, software di banda base, radio, server, potenzialmente da un fornitore diverso, ed Ericsson avrebbe dovuto essere competitiva in ciascuno. Jejdling ha lasciato l’incarico circa un anno dopo e la strategia, osserva Light Reading, sembra andata via con lui.

Il mercato, del resto, non è andato in quella direzione. Fuori da AT&T i primi entusiasti dell’open RAN non sono riusciti a portare reti 5G multivendor in esercizio commerciale, e i cinque grandi fornitori, Huawei, Ericsson, Nokia, ZTE e Samsung, controllano ancora il 95% del mercato RAN secondo Omdia, un dato che avevamo raccontato a settembre. Ericsson, nota Morris, ha prodotti compatibili con le specifiche open RAN, ma non ha mai commercializzato una banda base pensata per collegarsi via interfaccia aperta a una radio Massive MIMO di terzi: il processore 6672 non arriva a tanto, e a giugno Gabriel Foglander, responsabile della strategia RAN, confermava che un nuovo prodotto di RAN compute «è ancora nella roadmap». Le nuove radio Massive MIMO di Ericsson supportano invece l’interfaccia open fronthaul di categoria B con ULPI, il miglioramento dell’uplink: «Ogni nuova radio che facciamo uscire deve esserne capace, perché così stiamo seminando il mercato», dice Foglander. Ma la variante scelta da Ericsson mette l’equalizzatore, la funzione che combatte l’interferenza, dentro l’unità radio, mentre le specifiche open RAN la vogliono nella banda base, e alcune telco preferiscono l’altra strada.

Chi oggi volesse abbinare il software di banda base Ericsson a radio Massive MIMO di altri dovrebbe passare dai prodotti Cloud RAN del fornitore. Che in AT&T, a giugno, erano fermi a 21 siti in due città. Il motivo lo spiega ancora Foglander: «Il boom dell’industria dell’AI e l’impatto sui prezzi delle memorie non rendono facile centrare il giusto costo totale» sui server generici rispetto ai chip su misura.

Il problema per AT&T

Morris è attento a non ridurre la storia a un fornitore che frena la concorrenza: anche Tommi Uitto, fino a fine 2025 a capo delle reti mobili di Nokia, ammetteva che abbinare banda base e radio di fornitori diversi nel Massive MIMO resta difficile pure con le interfacce aperte, e fuori da Ericsson gli esempi commerciali sono quasi nulli. Nel 6G sarà più difficile ancora: le bande nuove, dai 6 GHz in su, coprono meno e penetrano peggio, e per compensare i fornitori puntano su Massive MIMO ancora più complessi. In più molti operatori vogliono introdurre il 6G sulle radio 5G esistenti con un aggiornamento software, e i grandi fornitori non mostrano alcun interesse per un’interfaccia che permetta di usare fornitori diversi per 5G e 6G.

Il punto è che AT&T si è messa da sola nell’angolo. «Ha rimosso gran parte di Nokia, quindi una divisione regionale è sostanzialmente fuori discussione, e il suo piano multivendor dipende da radio di terzi che si collegano a una base guidata da Ericsson, l’assetto che Ericsson stessa descrive come a prestazioni e funzioni di base o limitate», dice ad esempio Alok Tripathi, analista indipendente ed ex Huawei, citato da Light Reading. L’interfaccia di mobilità fra aree che Ericsson promette serve ai confini fra feudi; nella rete di AT&T, dove Nokia a fine 2025 era presente in meno del 16% dei siti secondo i dati Ookla, di confini non ne resteranno. I fornitori alternativi annunciati, 1Finity, Amphenol, Corning, sono per le small cell, non per i siti macro; Mavenir ha lasciato l’hardware l’anno scorso.

Il commento della redazione

La pagina di Ericsson non dice nulla di scandaloso: descrive come il mercato funziona davvero, e lo fa con un’onestà che le presentazioni del 2024 non avevano. Il feudo geografico è il modo classico con cui gli operatori hanno tenuto a bada la dipendenza da un fornitore, e a leggere Ericsson resterà così anche nel 6G. La notizia è che a dirlo per iscritto è il fornitore che tre anni fa aveva venduto l’idea opposta per chiudere un contratto da 14 miliardi di dollari con un solo fornitore.

Per AT&T il problema è reale ma non immediato: finché la reputazione di Ericsson nella RAN resta quella che Morris descrive come ripristinata sotto Ekholm, un matrimonio esclusivo fino agli anni Trenta può anche convenire. Il rischio si vede se qualcosa va storto, nei prezzi o nella tecnologia, perché a quel punto l’alternativa non è cambiare regione ma rifare la rete. La lezione, per chi legge le nostre pagine, è che il vecchio metodo delle aree era meno elegante delle torte a strati, ma funziona. Il 6G, a quanto pare, lo confermerà.

💬 Ne parliamo sul forum di TLCworld. Scriveteci nella discussione dedicata: leggiamo e rispondiamo lì.

Potrebbe piacerti

Sessanta megahertz che gli operatori non vedranno: il Messico mette all’asta i 2,3 GHz per le reti 5G private, su 72 regioni e senza prezzo

Le telco tornano a spendere, ma non per le antenne: capex +5% nel primo semestre, la crescita la fanno i data center ed Ericsson e Nokia perdono quota

Centoventicinque megahertz al Wi-Fi, il resto da condividere: Dean Bubley contro l’asta della bassa 7 GHz, la banda che il mobile vuole per il 6G

Rubano il rame, spengono i quartieri: negli USA i furti sulle reti TLC battono ogni record, e cavo e telco fanno fronte comune con STRIKE

L’Antitrust frena il rinnovo totale delle frequenze mobili fino al 2037: «cristallizza il mercato per otto anni»

redazione 7 Ottobre 2026
Condividi questo articolo
Facebook Twitter Whatsapp Whatsapp Telegram Email Copia Link Stampa
Condividi
Articolo precedente Reti 5G private in Messico: un ingegnere con il tablet in un porto container automatizzato all'alba, con un traliccio alto sullo sfondo Sessanta megahertz che gli operatori non vedranno: il Messico mette all’asta i 2,3 GHz per le reti 5G private, su 72 regioni e senza prezzo

Resta connesso con noi!

10k Followers Like
1k Followers Follow
429 Followers Follow
1k Membri Follow

Ultime news

Tecnico sostituisce una radio in un armadio con moduli di generazioni diverse sullo scaffale: il 6G fra aggiornamento software e hardware nuovo
Un 6G da aggiornare via software: gli operatori lo pretendono, ma Ericsson non sa ancora quali radio lo reggeranno e Nokia ha scommesso sulle GPU
Rete Mobile 30 Settembre 2026
Uomo con lo smartphone su un viale americano con un alto palo per antenne mobili in lontananza: Ericsson, il 6G e la rete single vendor di AT&T
Torte a strati no, feudi sì: Ericsson scrive che nel 6G il multivendor resterà per aree geografiche, e AT&T, che le ha abolite, resta in un angolo
Rete Mobile 7 Ottobre 2026
Reti 5G private in Messico: un ingegnere con il tablet in un porto container automatizzato all'alba, con un traliccio alto sullo sfondo
Sessanta megahertz che gli operatori non vedranno: il Messico mette all’asta i 2,3 GHz per le reti 5G private, su 72 regioni e senza prezzo
Rete Mobile 7 Ottobre 2026
Vista aerea di un grande data center tra i campi al tramonto, con un traliccio delle telecomunicazioni lontano su una collina: il capex telecom cresce nel 1H26 ma la spinta arriva da cloud e AI, non dalle reti mobili
Le telco tornano a spendere, ma non per le antenne: capex +5% nel primo semestre, la crescita la fanno i data center ed Ericsson e Nokia perdono quota
Rete Mobile Tech 6 Ottobre 2026
//

TLCWorld nasce dall’unione di WindWorld, Le news in anteprime le trovi solo da noi!

Menu Rapidi

  • HOME
  • TELEFONIA MOBILE
  • FORUM
  • LTEITALY
  • CONTATTI

Privacy Policy

Privacy Policy

Cookie Policy

Clicca qui
TLCWorld.itTLCWorld.it
Seguici adesso!

© 2023 TLCWorld.it

Rimuovi dalla lista dei letti

Annulla
Welcome Back!

Sign in to your account

Lost your password?