
Il tempo che passa fra la pressione del tasto verde e il primo squillo è una delle poche misure di rete che un utente sente sulla propria pelle. Sotto i due secondi la chiamata sembra partire all’istante; oltre i quattro o cinque, scrive Ookla, scatta l’ansia che qualcosa non abbia funzionato. Ed è su questa misura che il 5G, per ora, perde. Un’analisi di Luke Kehoe, lead analyst di Ookla, pubblicata il 4 ottobre e ripresa oggi da Light Reading, mette in fila i dati dei test controllati di RootMetrics in otto mercati e arriva a una conclusione che l’autore stesso chiama paradosso: le reti vocali migliori del mondo girano ancora sul VoLTE, cioè sul 4G, e la superiorità della voce su 5G «dipende dall’implementazione, non è intrinseca».
Seul vince con il 4G
I numeri globali sono vicini: mediana di 1,87 secondi per il VoLTE contro 1,96 per il VoNR, la voce nativa sul 5G Standalone, una differenza del 5% che Ookla considera dentro i limiti dello studio. È nelle code della distribuzione e nelle differenze fra operatori che si apre il divario. Il record mondiale è coreano e appartiene al 4G: a Seul LG U+ connette una chiamata in 0,73 secondi di mediana e SK Telecom in 0,99, con il 98,5% delle chiamate di SKT sotto i due secondi; nel complesso gli operatori coreani stanno a 1,06 secondi, più veloci di qualunque VoNR misurato nel mondo. Fuori dall’Asia i migliori sono a Londra, sempre su VoLTE: EE a 1,37 secondi e Three a 1,41, con oltre il 93% delle chiamate sotto la soglia, mentre Vodafone UK, AT&T e T-Mobile US stanno intorno ai 2,3 secondi e solo nel 30-35% dei casi restano sotto i due. La spiegazione di Ookla è il tempo: dieci anni di messa a punto della segnalazione SIP, dei bearer dedicati e degli handover SRVCC, su una base di clienti che nel Regno Unito è al 93% di penetrazione VoLTE.
Il VoNR, invece, è a macchia di leopardo. Sei operatori su otto, fra quelli con volumi significativi di entrambe le tecnologie, connettono più in fretta sul 5G che sul 4G, ma i due casi contrari sono istruttivi. StarHub, a Singapore, ha una mediana VoNR di 1,82 secondi, rispettabile, ma il 95° percentile schizza a 6,33 secondi e solo il 57% delle chiamate sta sotto i due, contro quasi l’80% e un 95° percentile di 2,38 secondi sul suo VoLTE: il 32% più lento, in sostanza. KT, in Corea, è del 13% più lenta su VoNR che su VoLTE. M1, sempre a Singapore, migliora del 43,5% passando al 5G, ma solo perché il suo VoLTE è pessimo, con 6,41 secondi di mediana. Dall’altra parte ci sono i casi in cui l’ottimizzazione è stata fatta: Singtel ha una mediana VoNR di 1,07 secondi, meglio del proprio VoLTE a 1,22 e terza al mondo fra tutte le tecnologie; YES in Malaysia, misurata su tutto il Paese, sta a 1,6 secondi contro i 2,17 del suo 4G. «La superiorità del VoNR dipende dall’implementazione», ripete Ookla, e i dati lo dimostrano in entrambe le direzioni.
Perché le chiamate restano sul 4G
Il dato di fondo è che la stragrande maggioranza delle chiamate nei mercati sviluppati passa ancora dal VoLTE, anche dove il core 5G Standalone è acceso. «Anche nei mercati che sono stati molto proattivi nel lanciare il 5G standalone, in molti casi stanno ancora riportando la chiamata sull’LTE e non usano l’intero core 5G», ha detto Kehoe a Light Reading. «Molti operatori hanno testato il VoNR e hanno trovato prestazioni inizialmente inferiori al VoLTE». La scelta ha una logica tecnica: molti operatori hanno acceso lo Standalone «per i dati», per capacità, latenza e slicing, tenendo la voce ancorata al 4G su una banda bassa FDD che copre bene dentro gli edifici e nelle campagne, dove la voce serve più della velocità. Il ponte si chiama EPS fallback: il telefono agganciato al 5G SA scende sul 4G per completare la chiamata. Funziona, ma costa tempo. Il caso limite è DITO nelle Filippine, l’unico operatore del Paese con un core SA costruito da zero e senza VoNR commerciale: l’89% delle chiamate fa EPS fallback e la mediana è 4,59 secondi, contro 1,65 di Globe, che resta quasi interamente su VoLTE.
Peggio ancora va a chi deve scendere fino al 2G o al 3G con il CSFB, il circuit-switched fallback: 4,48 secondi di mediana, 2,4 volte il VoLTE, e il 5,5% delle chiamate oltre i dieci secondi, undici volte il tasso del 4G. A Luanda Africell, che vive di CSFB, sta a 4,97 secondi e nessuna chiamata sotto i due; Unitel, che ha il VoLTE, scende a 2,49. Ookla avverte che parte di questa penalità è dovuta al fatto che il CSFB scatta solo al bordo estremo della cella, dove il segnale è già pessimo, ma la catena di passaggi, comando di fallback, risintonizzazione, registrazione sul core a circuito, apertura del canale voce, è lenta per costruzione. È lo stesso meccanismo che abbiamo raccontato parlando di come leggere il segnale dal modem e non dalle tacche: quello che il telefono mostra come «5G» e quello su cui passa davvero la chiamata sono due cose diverse.
Il commento della redazione
Chi ci legge sa che misuriamo le reti dal lato del telefono, e la chiamata vocale è il test che facciamo meno, perché nessuno ne parla. Ookla ha ragione a dire che è il parametro «viscerale»: un download lento si perdona, uno squillo che non arriva no. Il paradosso descritto nel report non è una bocciatura del 5G, ma un promemoria su cosa significhi davvero Standalone: non basta accendere il core, bisogna portarci sopra la voce, e la voce è la parte più difficile da far funzionare, con l’emergenza, il roaming e gli handover fra generazioni da gestire. Per il lettore italiano la lezione pratica è un’altra: quando un operatore annuncia il 5G SA, la domanda giusta non è «quanto va veloce» ma «la chiamata resta sul 5G o scende sul 4G, e in quanti secondi squilla». Noi quel test lo aggiungeremo alle prossime prove sul campo, con il cronometro accanto all’analizzatore di cella. Il tema della spesa per il core Standalone, che cresce mentre la voce resta sul 4G, lo rende ancora più interessante da seguire.
Fonti: Ookla, «The 5G Voice Paradox: Why VoNR Isn’t Always Better (Yet)», Luke Kehoe, 4 ottobre 2026 (test RootMetrics in Seul, Londra, New York, Singapore, Malaysia, Lisbona e Luanda nel secondo semestre 2025 e Manila nel primo semestre 2026); Light Reading, Michelle Donegan, 12 ottobre 2026.
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