
Ci sono ritirate che si annunciano con i comunicati trionfali e altre che si leggono nei dettagli di una riorganizzazione. Quella di Nokia dalla Cina appartiene alla seconda specie, ma il passo di oggi รจ difficile da travisare: il gruppo finlandese chiuderร entro fine anno il centro di ricerca e sviluppo di Hangzhou, specializzato in tecnologie radio, con un taglio di circa 1.600 posti di lavoro. La notizia, anticipata dal quotidiano finlandese Helsingin Sanomat e ripresa da Light Reading, arriva a pochi mesi da un passaggio che ora si illumina di senso: a fine 2025 Nokia ha rilevato il pieno controllo di Nokia Shanghai Bell, liquidando il socio statale China Huaxin. Prima ci si riprende la casa, poi si puรฒ decidere di venderla.
Per pesare la scelta serve un numero, ed รจ impietoso: secondo le stime circolate sulla stampa di settore, Nokia ed Ericsson messe insieme valevano circa il 12% del mercato mobile cinese nel 2020; oggi quella quota รจ scivolata intorno al 3-4%. Non รจ colpa dei prezzi, o non solo. I contratti dei fornitori europei passano per le revisioni di sicurezza “a scatola nera” della Cyberspace Administration of China โ criteri non divulgati, tempi di mesi โ mentre i grandi operatori di Stato pretendono documentazione componente per componente e quote di produzione locale. Regole formalmente neutre che, nei fatti, hanno reso i vendor stranieri ospiti sempre meno graditi nella rete che fu il loro piรน grande cantiere: la stessa Nokia ha messo nero su bianco che il suo business mobile in Cina potrebbe azzerarsi del tutto, e a bilancio sono attesi oneri di ristrutturazione legati proprio alle attivitร cinesi.
Da Shanghai Bell all’addio: la fine di una storia lunga quarant’anni
C’รจ una malinconia industriale in questa chiusura che i numeri non raccontano. Nokia Shanghai Bell รจ l’erede di Alcatel Shanghai Bell, una delle primissime joint venture straniere delle telecomunicazioni cinesi, nata quando la Cina le reti le comprava dall’estero perchรฉ non sapeva ancora costruirle. Per decenni quel ponte ha funzionato in entrambe le direzioni: tecnologia europea verso est, ingegneri e produzione a basso costo verso ovest. Hangzhou โ la cittร di Alibaba, uno dei poli tecnologici piรน vivaci del Paese โ ospitava una fetta importante della ricerca radio del gruppo. ร il genere di presidio che non si smonta per una cattiva trimestrale: si smonta quando si รจ deciso che il mercato non tornerร .
La decisione porta anche la firma strategica di Justin Hotard, l’amministratore delegato arrivato ad aprile 2025 da Intel, che della franchezza geopolitica ha fatto un tratto distintivo. ร lui che nei mesi scorsi ha chiesto pubblicamente ai governi europei di rimuovere i “vendor ad alto rischio” โ Huawei e ZTE โ dalle reti del continente, ponendo una domanda scomoda: perchรฉ i fornitori cinesi operano liberamente in mezza Europa mentre gli europei in Cina si scontrano con muri regolatori? La chiusura di Hangzhou รจ la conseguenza logica di quella posizione: se le reti si dividono in blocchi di fiducia, tenere la propria ricerca radio nel blocco rivale รจ un controsenso, prima ancora che un costo. E infatti la nuova Nokia disegnata da Hotard โ riorganizzata da gennaio in due segmenti, con gli Stati Uniti promossi a “seconda casa” e un’alleanza miliardaria con Nvidia su data center e reti per l’AI โ guarda dichiaratamente altrove.
Il precedente svedese e la geografia che si chiude
Il copione, del resto, era giร stato scritto da Ericsson: dopo che la Svezia nel 2020 bandรฌ Huawei dal 5G nazionale, Pechino presentรฒ il conto ai fornitori svedesi, e le vendite cinesi di Ericsson si sono ridotte a una frazione di quelle di inizio decennio. La lezione che i due campioni nordici hanno imparato a proprie spese รจ che in Cina la reciprocitร non รจ negoziabile: si รจ graditi finchรฉ si รจ necessari, e il 5G domestico di Huawei e ZTE ha reso i fornitori europei non piรน necessari. ร la stessa logica dei blocchi che abbiamo visto all’opera nell’alleanza a 25 sul 6G promossa da Washington, Italia compresa: le tecnologie di rete stanno smettendo di essere un mercato globale e stanno tornando a essere una questione di schieramenti.
Il paradosso รจ che tutto questo accade mentre Nokia, fuori dalla Cina, vive una stagione tutt’altro che grigia: i conti recenti hanno battuto le attese grazie alla domanda di AI e cloud, la guidance รจ stata alzata, e sul fronte radio il gruppo continua a collezionare vetrine tecnologiche โ come i test australiani sulla banda 6 GHz superiore di cui abbiamo scritto la settimana scorsa. La partita per il gruppo finlandese non รจ la sopravvivenza: รจ decidere dove vale ancora la pena giocare. E la risposta, sempre piรน esplicita, รจ: dove l’Occidente costruisce, non dove la Cina ha giร costruito da sola โ un movimento che ricorda da vicino il riposizionamento dei vendor sulle reti ยซdi fiduciaยป che stiamo osservando da mesi.
Il commento della redazione
A noi colpisce la pulizia simbolica di questa chiusura: la ricerca radio โ il cuore tecnico di un vendor di reti โ che lascia la cittร di Alibaba รจ la fotografia di un divorzio ormai maturo, non di una crisi passeggera. Per anni i bilanci di Nokia ed Ericsson hanno trattato la Cina come un mercato “difficile ma strategico”; la veritร che Hangzhou certifica รจ che non era piรน nรฉ l’uno nรฉ l’altro: era un ricordo con i costi fissi. C’รจ perรฒ una domanda che l’Europa dovrebbe farsi mentre applaude alla franchezza di Hotard: se i suoi due campioni delle reti si ritirano dal piรน grande mercato mobile del mondo, il conto della scala โ volumi, dati di rete, palestre tecnologiche โ chi lo paga? Huawei e ZTE continueranno ad allenarsi su un miliardo di utenti; Nokia ed Ericsson su molti di meno. La geografia dei blocchi puรฒ essere inevitabile, ma non รจ gratis: e la differenza, alla lunga, si misura in ricerca. Cioรจ esattamente in quello che oggi a Hangzhou si spegne.