
C’รจ un cane robot che gira per i corridoi del campus Optus di Sydney, e non รจ lรฌ per fare compagnia agli ingegneri. Ha sulla schiena un modulo di misura del segnale radio e un compito preciso: mappare, metro dopo metro, come si comporta dentro gli edifici una porzione di spettro che fino a ieri il mondo mobile poteva solo guardare da lontano. ร una delle immagini piรน curiose โ e piรน rivelatrici โ della sperimentazione che Optus e Nokia hanno raccontato ieri: un test sulla banda 6 GHz superiore che ha toccato i 3,5 Gbps in download verso uno smartphone, e che le due aziende presentano senza giri di parole come un mattone del futuro 6G australiano.
Duecento megahertz veri, su una rete vera
I numeri, prima di tutto, perchรฉ qui sono loro la sostanza. Il test ha usato 200 MHz di spettro nella parte alta della banda 6 GHz, tra 6.890 e 7.090 MHz, organizzati in due canali da 100 MHz. Per capirci: รจ il doppio della canalizzazione massima che oggi il 5G si concede nella banda 3,5 GHz, quella su cui si regge gran parte delle reti europee e australiane. A trasmettere c’era un’antenna massive MIMO sperimentale di Nokia โ un proof-of-concept della famiglia AirScale con 768 elementi radianti e 128 catene di trasmissione โ e a ricevere un terminale di prova equipaggiato con il modem MediaTek M90, mentre uno scanner Rohde & Schwarz misurava il tutto. Risultato: 3,5 Gbps di picco verso il telefono, che secondo le due aziende รจ un record per un dispositivo smartphone in questa banda.
Il dettaglio che rende il test interessante, perรฒ, non รจ la velocitร in sรฉ. ร il contesto: la prova non รจ avvenuta in una camera anecoica, ma su un sito mobile esistente di Optus, accanto alla rete 5G commerciale accesa. Come ha spiegato l’operatore nel suo comunicato, l’obiettivo era capire come le reti del futuro potranno usare questa banda appoggiandosi il piรน possibile all’infrastruttura di oggi.
La notizia vera sta nella copertura
Ed รจ qui che arriva il dato che gli operatori di mezzo mondo leggeranno con piรน attenzione dei gigabit. Nei test all’aperto, la banda 6 GHz superiore โ abbinata alle antenne massive MIMO di nuova generazione โ ha mostrato un’impronta di copertura paragonabile a quella del 5G a 3,5 GHz giร in esercizio. Tradotto dal gergo radio: si potrebbe portare una banda nuova e larghissima sulle torri che esistono giร , senza dover infittire la griglia dei siti. Per chi ricorda quanto รจ costato (e quanto poco ha reso, in copertura) l’esperimento delle onde millimetriche, รจ una differenza che vale miliardi.
Il punto debole di queste frequenze resta l’indoor: piรน si sale di frequenza, piรน i muri diventano nemici. Ed รจ proprio qui che entra in scena il cane robot. La piattaforma quadrupede, governata dall’intelligenza artificiale, ha girato per gli edifici del campus raccogliendo in autonomia le misure di segnale che normalmente richiedono squadre di tecnici armati di strumentazione e pazienza. Optus e Nokia la descrivono come una prima mondiale, e al netto del sorriso che strappa, il senso รจ concreto: se la progettazione delle reti indoor 6G potrร essere automatizzata, sarร anche piรน rapida, piรน economica e piรน accurata.
Perchรฉ tutti vogliono l’upper 6 GHz
La banda 6 GHz superiore รจ da un paio d’anni il territorio piรน conteso dello spettro mobile. Sta in una posizione rara: abbastanza in basso da propagarsi in modo decente, abbastanza in alto da offrire centinaia di megahertz contigui. La conferenza mondiale delle radiocomunicazioni l’ha messa sul tavolo per l’IMT, la GSMA la considera ormai matura per gli investimenti, e i regolatori โ dall’Europa all’Asia โ stanno decidendo come spartirla tra il mobile e il Wi-Fi, che la reclama con altrettanta convinzione. ร la stessa partita a scacchi di cui abbiamo parlato raccontando la mossa americana sulla banda 4,4 GHz: il 6G, prima ancora che di tecnologia, รจ una questione di frequenze, e chi le blocca per primo detta i tempi.
Non a caso i risultati di Sydney non resteranno in Australia: Optus li porterร nei tavoli di standardizzazione ITU-R e 3GPP, dove in questi mesi si sta scrivendo la grammatica della sesta generazione. ร il livello in cui si gioca anche la corsa geopolitica tra il blocco guidato dagli Stati Uniti e la Cina, con l’Italia arruolata nella squadra occidentale. E mentre laggiรน si sperimenta il dopo-5G, da noi la discussione sulle frequenze ha preso la strada del pragmatismo, con il rinnovo delle licenze fino al 2037 deciso dall’AGCOM in cambio di impegni sul 5G standalone.
Il CTO di Optus, Sri Amirthalingam, ha legato il test alla domanda che verrร : servizi di intelligenza artificiale, video immersivo, reti ยซAI-nativeยป che avranno fame di capacitร . Gli ha fatto eco Mark Atkinson di Nokia, per cui la prova dimostra che l’infrastruttura esistente puรฒ evolvere verso il 6G senza strappi. Dichiarazioni di rito, certo, ma coerenti con un dato tecnico che di rito non รจ.
Il commento della redazione
Dei 3,5 Gbps ci ricorderemo poco: i record di velocitร nei trial durano il tempo di un comunicato. Quello che conta davvero, in questo test, รจ la parola ยซriusoยป. Se l’upper 6 GHz conferma di coprire quanto il 3,5 GHz a paritร di siti, il 6G potrร nascere come un aggiornamento โ antenne nuove su torri vecchie โ e non come l’ennesimo cantiere infinito. Sarebbe la prima generazione mobile a imparare dalla lezione del 5G, che ha promesso rivoluzioni e ha passato anni a inseguire la copertura. E il cane robot, che oggi fa notizia per la sua stranezza, racconta la stessa morale da un’altra angolazione: la parte costosa delle reti non รจ quasi mai la radio, รจ il lavoro umano che serve a progettarla e mantenerla. Automatizzarlo non รจ folklore, รจ il vero terreno su cui si deciderร chi potrร permettersi il 6G. L’Australia, che non รจ mai stata la prima della classe nelle generazioni mobili, ha scelto un modo intelligente per sedersi al tavolo: non correre, ma misurare. Con quattro zampe, se serve.