
Da oggi, in Corea del Sud, non esiste più uno sportello dove farsi una SIM 3G. KT, il secondo operatore del Paese, ha fermato dal 2 novembre nuove attivazioni, portabilità in ingresso e cambi di terminale per i telefoni 3G e per i telefoni LTE privi di HD Voice, comprese le semplici sostituzioni di USIM. È lo stesso passo che SK Telecom aveva compiuto il 20 agosto, e con questo entrambi gli operatori che in Corea gestiscono ancora una rete WCDMA sono entrati nella procedura preliminare di chiusura: LG Uplus, il terzo, non l’ha mai costruita ed è passato direttamente dal CDMA all’LTE. Lo riportano, tra gli altri, Money Today, Financial News e ZDNet Korea.
Ventitré anni dopo «SHOW»
La rete che KT mette oggi in anticamera è quella commercializzata nel 2003, insieme a SK Telecom, e rilanciata nel 2007 con il marchio «SHOW», quando le videochiamate e l’internet mobile erano l’argomento di vendita. Da allora il grosso degli utenti è passato su LTE e 5G e gli apparati sono invecchiati, le due motivazioni che l’operatore cita per la decisione. I numeri sono quelli di una rete in riserva: secondo i dati del Ministero della Scienza e dell’ICT riportati da Financial News, a fine agosto in Corea restavano 252.591 linee 3G, lo 0,44% dei 57,6 milioni di linee mobili del Paese. Money Today scompone il dato per operatore a marzo: circa 150.000 clienti per SK Telecom e circa 68.000 per KT, rispettivamente lo 0,7% e lo 0,5% delle rispettive basi.
Il dettaglio che rende la notizia più interessante di un avviso di chiusura è, ancora una volta, l’HD Voice. Il blocco non riguarda solo i terminali 3G, ma anche i telefoni LTE di prima generazione che non supportano la voce su LTE: navigano sul 4G, ma al momento della chiamata ricadono sulla rete a commutazione di circuito. Quando il 3G verrà spento, quei telefoni non potranno più telefonare, e per questo KT li mette alla porta insieme ai flip phone. È la coda invisibile di ogni switch-off, quella che gli operatori europei hanno scoperto a loro spese, e che i coreani hanno deciso di affrontare in anticipo.
Le tre strade per chi resta
Come SK Telecom, KT accompagna lo stop con un programma di transizione articolato, rivolto a chi alla mezzanotte del 2 novembre usava un terminale 3G o un LTE senza HD Voice. Tre le opzioni. La prima: un telefono LTE o 5G gratuito, da scegliere tra tre modelli designati, più uno sconto in bolletta di 12.000 won al mese per 24 mesi. La seconda: chi preferisce comprarsi il telefono che vuole riceve 150.000 won di punti per il cambio terminale, più lo stesso sconto mensile di 12.000 won; per i dispositivi smart diversi dal telefono i punti scendono a 75.000 e lo sconto a 6.000 won. La terza: niente telefono, solo sconto, 14.000 won al mese per due anni, cioè 336.000 won complessivi su una linea telefonica, cumulabili con lo sconto per vincolo contrattuale. Perfino chi decide di andarsene, cessando la linea o passando a un concorrente, riceve 40.000 won di contributo per una linea telefonica e 20.000 per un dispositivo smart, e le penali di recesso maturate nel passaggio vengono azzerate. KT informerà gli interessati via SMS, sito e app, con una guida separata per le fasce digitalmente fragili, anziani in testa.
Le cifre sono dello stesso ordine di quelle di SK Telecom, che offre un contributo all’acquisto fino a 380.000 won o fino al 70% di sconto sul canone per 24 mesi, oltre alla tariffa dedicata agli over 65. Il messaggio dei due operatori è identico: la rete si spegne, ma nessuno deve poter dire di essere stato lasciato indietro. Kim Young-geol, responsabile della divisione clienti di KT, lo mette così: «Sosterremo con attenzione i clienti per ridurre al minimo disagi e oneri per gli utenti 3G e permettere loro di fare scelte adatte alla propria situazione».
Date e ostacoli
Qui le strade dei due operatori si separano un poco. SK Telecom ha dichiarato l’obiettivo di chiudere entro la fine del 2027; KT non ha indicato una data e dice che valuterà la chiusura in base all’andamento delle migrazioni verso LTE e 5G. In entrambi i casi la parola finale spetta al Ministero della Scienza e dell’ICT, che secondo ZDNet Korea ha posto come priorità la tutela dei diritti di base delle fasce deboli e la protezione dei clienti esistenti. La stessa testata ricostruisce come la discussione si sia aperta a luglio, in un incontro tra il vice primo ministro e ministro dell’ICT Bae Kyung-hoon e gli amministratori delegati dei tre operatori: il governo chiedeva investimenti nelle reti di nuova generazione basate sull’intelligenza artificiale, gli operatori rispondevano chiedendo crediti d’imposta e una politica per spegnere le reti vecchie.
C’è poi un ostacolo che la stampa coreana segnala con precisione e che vale per ogni Paese: l’internet delle cose. Quando si spense il 2G, scrive ZDNet Korea, la migrazione riguardava soprattutto persone con un telefono in mano. Sul 3G sono invece collegati citofoni d’emergenza degli ascensori, contatori a lettura remota e altri apparati, alcuni dei quali legati alla sicurezza pubblica. Il problema è che per una linea IoT i dati dell’abbonato spesso non dicono dove sia fisicamente installato il modulo: bisogna trovarlo, sostituirlo o cambiargli tecnologia, e questo richiede più tempo di quanto ne serva per convincere un pensionato a cambiare telefono.
Il commento della redazione
La Corea arriva tardi, se la si confronta con Stati Uniti e Giappone, dove le reti 3G sono state spente da tempo, come ricorda il Korea JoongAng Daily, e con buona parte d’Europa, dove la mappa è ormai fitta: la teniamo aggiornata nella nostra guida paese per paese. Ma arriva con un metodo che vale la pena osservare. Primo: lo stop alle attivazioni precede di oltre un anno lo spegnimento, e serve a prosciugare la base prima di toccare la rete. Secondo: la coda dei telefoni LTE senza VoLTE viene trattata come parte del problema fin dal primo giorno, non scoperta all’ultimo. Terzo: il pacchetto di accompagnamento è generoso al punto da pagare perfino chi se ne va, perché il costo di una polemica sugli anziani lasciati senza telefono supera di gran lunga quello di qualche decina di migliaia di won a testa. Quarto: l’IoT viene messo nero su bianco come il vero collo di bottiglia, con una stima onesta dei tempi.
Resta un’incognita, ed è la stessa di SK Telecom: senza una data di KT, il 2027 coreano è per ora l’obiettivo di un solo operatore, e il Ministero potrebbe ragionevolmente volere che i due si muovano insieme, dato che gli ascensori e i contatori non guardano il logo della SIM. Quando quella data arriverà, la Corea del Sud sarà uno dei pochi grandi mercati ad aver chiuso il 3G con meno dello 0,5% di linee ancora attive e un piano scritto per ciascuna di esse. È un modo di fare switch-off che, visto da un continente dove le scadenze si spostano e le reti restano accese «ancora un po’», ha il pregio raro di dire prima come andrà a finire.
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