
C’è un pensionamento di massa in corso nelle reti mobili del mondo, e ha appena superato una soglia simbolica: secondo il nuovo studio della GSA, la Global mobile Suppliers Association, più di cento operatori hanno ormai completato lo spegnimento del 3G. Il censimento aggiornato ad agosto conta 313 operatori in 89 Paesi e territori che hanno chiuso, pianificato o avviato lo switch-off delle reti 2G e 3G. La tecnologia che vent’anni fa ci portò in tasca la videochiamata e l’internet mobile esce di scena a ranghi sempre più compatti — e a guidare il corteo, per una volta, è l’Europa.
I numeri del grande pensionamento
Il quadro che emerge dal rapporto è quello di una transizione ormai matura ma tutt’altro che uniforme. Il vecchio continente concentra da solo il 43% delle attività di spegnimento censite nel mondo, seguito dall’Asia con il 26% e dall’America Latina con i Caraibi al 9%. La direzione di marcia è chiara: circa il 60% degli operatori che mandano in pensione le vecchie reti reinveste le frequenze liberate contemporaneamente su 4G e 5G, mentre sono ancora solo 27 quelli che hanno tagliato il traguardo completo, spegnendo sia il 2G sia il 3G. Le motivazioni sono le stesse ovunque: riusare spettro prezioso, semplificare l’infrastruttura, tagliare i consumi — perché una rete 3G accesa per pochi utenti residui consuma come quando serviva milioni di persone, ed è la meno efficiente per bit trasportato.
Colpisce l’ordine con cui il mondo ha scelto le sue vittime: il 3G muore quasi ovunque per primo, mentre il 2G resiste. Non è un paradosso ma aritmetica industriale: il GSM è ancora la rete di riserva di milioni di telefoni basici, di allarmi, ascensori e contatori — quel mondo M2M e IoT dai cicli di vita lunghissimi che, nota la stessa GSA, è la ragione principale per cui diversi operatori hanno mancato le date di spegnimento annunciate. Il 3G, schiacciato tra un 2G che consuma poco spettro e un 4G migliore in tutto, non aveva più nessuno da difendere: chi volesse la mappa completa, Paese per Paese, la trova nella nostra guida allo switch-off 2G/3G nel mondo, che aggiorniamo a ogni annuncio.
Un’Europa insolitamente in testa
Che sia proprio l’Europa a guidare la transizione merita una riflessione, perché sulle classifiche del 5G il continente occupa da anni le retrovie. Lo spegnimento delle reti legacy è però una partita diversa, dove contano le strategie di gruppo — Vodafone, Orange, Deutsche Telekom e Telefónica hanno calendari coordinati su decine di controllate, come l’Orange che in Slovacchia ha già fissato l’addio al GSM — e le spinte regolatorie verso reti più efficienti anche sul piano energetico. In Italia il 3G è già un ricordo: Vodafone e TIM l’hanno archiviato per prime, WindTre ha in programma la dismissione entro il 2026 (ndr), e gli effetti a catena arrivano fino ai virtuali, con gli MVNO costretti ad abbracciare il VoLTE per continuare a far parlare i propri clienti. Il 2G nostrano, invece, ha davanti ancora anni di onorato servizio come rete di emergenza e degli oggetti connessi.
Il nostro commento
La nostra lettura è che il rapporto GSA racconti la parte facile di una storia la cui coda sarà invece lunghissima. Spegnere il 3G è stata, col senno di poi, una decisione semplice: nessun ecosistema vitale lo difendeva. Il 2G è un altro mestiere — è il piano B silenzioso di mezzo mondo industriale, e i 27 operatori che hanno completato l’intera bonifica dimostrano quanto sia stretta la porta. La lezione per chi pianifica è quella che ripetiamo spesso: le date di switch-off annunciate vanno lette come intenzioni, non come promesse, e chi gestisce flotte di dispositivi M2M farebbe bene a muoversi con anni di anticipo, perché il giorno in cui la rete sparisce davvero i moduli da sostituire si contano in milioni. C’è infine un dettaglio quasi poetico nel sorpasso europeo: il continente che ha inventato il GSM è il più solerte nel seppellirlo. Forse è la forma più onesta di omaggio — le grandi tecnologie non si celebrano tenendole in vita per nostalgia, ma liberando le loro frequenze per ciò che viene dopo.
Fonti: Telecompaper, studio GSA “2G/3G switch-off” (agosto 2026), Telecoms.com.