
C’รจ un’immagine che chiunque abbia attraversato l’Australia conosce bene: centinaia di chilometri di strada dritta, terra rossa a perdita d’occhio e, ogni tanto, una torre di telecomunicazioni solitaria. Il problema รจ che quella torre, nella maggior parte dei casi, parla una sola lingua: quella di Telstra. Se siete clienti di un altro operatore, fuori dalle cittร il telefono diventa spesso un fermacarte. ร da questa realtร , molto concreta, che nasce la mossa annunciata il 5 agosto dall’ACCC, l’autoritร della concorrenza australiana: un’inchiesta formale di dodici mesi per decidere se introdurre il roaming nazionale obbligatorio e, piรน in generale, se regolare l’accesso all’ingrosso alle reti mobili del Paese.
Cosa c’รจ davvero sul tavolo
Il procedimento, avviato ai sensi della Parte 25 del Telecommunications Act del 1997, esaminerร se “dichiarare” uno o piรน servizi mobili all’ingrosso. Due i candidati espliciti: il roaming nazionale, che permetterebbe ai clienti di agganciare la rete di un concorrente dove il proprio operatore non arriva, e un servizio di accesso alla RAN, cioรจ la condivisione regolata di torri e apparati radio, con ciascun operatore che continuerebbe a gestire i propri clienti. La “declaration” รจ lo strumento piรน pesante nell’arsenale del regolatore: una volta dichiarato un servizio, l’operatore che lo controlla รจ obbligato a concederlo a chi lo richiede e, se le parti non trovano un accordo commerciale, รจ l’ACCC a fissare prezzi e condizioni.
La commissaria Anna Brakey ha scelto toni prudenti: l’autoritร “non ha ancora formato un’opinione” e procederร solo se convinta che l’intervento porti benefici di lungo periodo agli utenti finali. Ma ha anche riconosciuto le “crescenti richieste” di intervento che arrivano dalle comunitร regionali, dai gruppi di consumatori e dallo stesso Parlamento. Nei prossimi mesi arriveranno un documento di consultazione e una serie di incontri pubblici nelle aree remote, per ascoltare direttamente chi con le zone senza segnale convive ogni giorno.
Il precedente del 2017 e tutto quello che รจ cambiato
Chi segue il mercato australiano avrร avuto una sensazione di dรฉjร -vu: l’ACCC ha giร affrontato la questione nel 2017, su pressione dell’allora Vodafone, e concluse che imporre il roaming avrebbe scoraggiato gli investimenti nelle reti senza garantire vantaggi ai consumatori. Vinse la linea di Telstra, che sulla copertura ha costruito il proprio vantaggio competitivo e i propri listini premium.
Quasi dieci anni dopo, perรฒ, il contesto รจ irriconoscibile. L’8 luglio un guasto alla rete Telstra ha bloccato oltre 600 chiamate al Triple Zero, il numero unico di emergenza, paralizzando per ore pagamenti e trasporti tra Nuovo Galles del Sud e Victoria: in Senato รจ emerso che l’operatore era stato avvisato per tempo della vulnerabilitร , e non aveva agito. Optus, il secondo operatore, arriva da una stagione ancora peggiore, tra il blackout mortale del Triple Zero e una causa del regolatore delle comunicazioni. E a ridimensionare l’aura di invincibilitร di Telstra ci ha pensato la nuova metodologia di mappatura imposta dall’ACMA, che ha costretto l’azienda a cancellare dalle proprie mappe di copertura circa un milione di chilometri quadrati dichiarati troppo generosamente.
Sul piatto ci sono anche due scadenze regolatorie che rendono il momento tutt’altro che casuale: l’Universal Outdoor Mobile Obligation, l’obbligo di copertura voce e SMS all’aperto che scatterร nel 2027, e l’imminente assegnazione della banda 2 GHz da parte dell’ACMA. Ma la variabile davvero nuova, citata esplicitamente nel perimetro dell’inchiesta, orbita a qualche centinaio di chilometri sopra il bush: i servizi direct-to-device dei satelliti in orbita bassa, quelli che permettono a uno smartphone normale di messaggiare (e presto chiamare) dove nessuna torre arriva. L’ACCC vuole capire come questi servizi impatteranno su investimenti, concorrenza e copertura โ una domanda che, dopo l’annuncio di Starlink Mobile come quarto operatore negli Stati Uniti, non รจ piรน teorica.
Fronti opposti, copione giร scritto
Le reazioni sono arrivate puntuali e non hanno sorpreso nessuno. Telstra ha ribadito la sua contrarietร di sempre: il roaming obbligatorio, sostiene, indebolirebbe gli incentivi a investire, aumenterebbe la congestione e ridurrebbe l’affidabilitร proprio nelle aree regionali che si vorrebbero aiutare. TPG Telecom, che controlla il marchio Vodafone e da anni spinge per la condivisione delle reti, ha accolto l’inchiesta con favore, parlando di copertura piรน ampia e piรน scelta per chi vive fuori dalle metropoli. In mezzo, le associazioni dei consumatori come ACCAN, che il roaming nazionale lo chiedono da tempo come rimedio a una disuguaglianza digitale che in un Paese di 7,7 milioni di chilometri quadrati pesa piรน che altrove.
Il nostro commento
Vista dall’Italia, la vicenda ha un sapore familiare: da noi il roaming nazionale รจ esistito davvero, come rimedio concesso a Iliad sulla rete WindTre dopo la fusione Wind-Tre, e nessuna delle catastrofi da manuale si รจ materializzata. Ma il paragone regge fino a un certo punto: lรฌ era una misura transitoria per far nascere un concorrente, qui si parla di aprire in modo permanente la rete di chi ha investito per decenni dove nessun altro voleva mettere un’antenna. Il dilemma รจ onesto: l’esclusiva sulla copertura remota รจ insieme la ricompensa di quegli investimenti e una rendita di posizione che tiene i prezzi alti e la scelta bassa.
La nostra sensazione รจ che il tempismo dica piรน delle dichiarazioni: dopo due blackout del numero di emergenza in meno di un anno, la copertura mobile in Australia ha smesso di essere una questione commerciale ed รจ diventata una questione politica. E c’รจ un paradosso che rende questa inchiesta piรน interessante del capitolo 2017: il satellite. Se il direct-to-cell manterrร le promesse, il valore dell’esclusiva sulla torre nel deserto รจ destinato a erodersi da solo, regolatore o non regolatore. Telstra lo sa, e non a caso corre ad accordarsi con i fornitori satellitari; l’ACCC pure, e vuole evitare sia di regolare un problema che il mercato sta giร risolvendo, sia di lasciare che a risolverlo sia un solo soggetto, magari con un’unica costellazione. Dodici mesi per deciderlo non sembrano nemmeno troppi.
Fonti: ACCC, Light Reading, iTnews, ChannelNews.