
Un miliardo e quattordici milioni di clienti mobili, 702 milioni dei quali con una SIM 5G, e un utile che scende del 12 per cento. La trimestrale di China Mobile, il più grande operatore del mondo, racconta in due numeri il paradosso delle telecomunicazioni cinesi del 2026: la rete più grande e più avanzata del pianeta non riesce più a far crescere i conti. La stessa settimana ha portato i risultati di China Telecom, il secondo operatore, e di China Tower, la società statale che possiede quasi tutti i tralicci del Paese, e sono andati nella stessa direzione. Li ha messi in fila Light Reading in un articolo di Robert Clark da Hong Kong; le cifre ufficiali le abbiamo controllate sui comunicati ripresi da C114, The Standard e Telecompaper.
China Mobile: il core scende, il resto non basta
Nel terzo trimestre, chiuso il 30 settembre e presentato il 20 ottobre, China Mobile ha fatturato 242,3 miliardi di yuan, circa 36 miliardi di dollari, il 3,4 per cento in meno di un anno fa. Dentro quel numero ci sono due storie opposte. I ricavi del business principale, cioè telefonia, dati mobili e banda larga fissa, sono scesi del 5,1 per cento a 205,1 miliardi; gli «altri» ricavi, dove stanno cloud, calcolo e intelligenza artificiale, sono saliti del 7,2 per cento a 37,2 miliardi. Il problema è la proporzione: la parte che cresce vale circa un sesto del totale, e non basta a compensare quella che cala. Il margine operativo lordo del trimestre è sceso del 6,9 per cento e l’utile netto di pertinenza degli azionisti del 12,2 per cento, a 27,3 miliardi di yuan.
Sui nove mesi il quadro è un po’ meno severo ma identico nella forma: ricavi a 780,3 miliardi, meno 1,8 per cento; business principale a 657,7 miliardi, meno 3,7; altri ricavi a 122,6 miliardi, più 9,9; utile netto a 106,2 miliardi, meno 7,9 per cento. La cassa generata dalla gestione, invece, è cresciuta del 15,1 per cento a 185,3 miliardi: l’azienda incassa bene, ma guadagna meno. Sul fronte dei clienti i numeri restano quelli di un Paese intero: 1,014 miliardi di linee mobili, con 8,89 milioni di aggiunte nette da gennaio, 702 milioni di utenti 5G, 342 milioni di clienti in banda larga fissa e quasi un miliardo e mezzo di connessioni IoT. Nel comunicato China Mobile ripete la formula degli ultimi anni: la «trasformazione da operatore di comunicazioni a impresa di servizi tecnologici».
China Telecom e China Tower seguono
China Telecom ha chiuso i nove mesi con ricavi in calo del 3,7 per cento a 382,4 miliardi di yuan e un utile netto giù del 14,8 per cento a 26,2 miliardi; nel solo terzo trimestre l’utile è stato di circa 6,6 miliardi, con una flessione vicina al 15 per cento. Anche qui la voce che cresce è quella che l’azienda chiama «Intelligence business», a 46,2 miliardi, mentre le comunicazioni tradizionali valgono 313,1 miliardi. I clienti mobili sono 445 milioni. Le due società non hanno spiegato il calo, ma Light Reading ricorda due fattori che pesano da inizio anno: un aumento dell’IVA sui servizi di telecomunicazione scattato a gennaio e una domanda dei consumatori che in Cina resta debole.
Il dato che ai lettori di questo sito dice di più è quello di China Tower, perché una società di torri ha i ricavi più prevedibili dell’intera filiera: gli operatori pagano un canone per ogni antenna ospitata, e quel canone non dipende dal traffico. Eppure nei primi nove mesi i ricavi sono scesi del 3,1 per cento a 71,99 miliardi di yuan, e quelli del servizio di base agli operatori, che vale quattro quinti del totale, del 6 per cento a 59,6 miliardi. Il rapporto di occupazione, cioè quanti operatori in media stanno su ogni sito, è passato da 1,79 a dicembre a 1,77: gli operatori cinesi stanno ottimizzando, cioè togliendo apparati dove possono. Crescono invece i rami laterali, le «torri intelligenti» per la pubblica amministrazione, più 10,9 per cento, e la vendita di energia, più 13. L’utile netto, grazie ai costi tagliati, è salito del 24 per cento, ma il margine operativo lordo del core, secondo Light Reading, è sceso del 12. In Borsa a Hong Kong, nella settimana, China Mobile ha perso il 5 per cento, China Telecom l’8,8 e China Tower il 5,5.
Il nostro commento
Il contesto va ricordato. Lo scorso settembre Pechino ha scritto il piano quinquennale delle reti, con l’obiettivo di 50 BTS 5G ogni diecimila abitanti entro il 2030, e i tre operatori cinesi sono gli unici al mondo ad avere il 5G standalone acceso per tutti da anni, mentre la GSA conta ancora 98 reti SA su 390 nel resto del pianeta. La Cina ha costruito più rete di chiunque, prima di chiunque. E i conti dicono che la rete, da sola, non rende più: il ricavo per cliente scende, il 5G è diventato il servizio normale e non un servizio in più, e la crescita arriva da ciò che sta sopra la rete, cloud e calcolo per l’intelligenza artificiale, con margini e volumi ancora piccoli.
È la stessa lezione che gli operatori europei ripetono da anni nei convegni, con la differenza che in Cina lo Stato è azionista e può decidere di accettarla. Il segnale di China Tower è quello da tenere d’occhio: quando perfino la società delle torri vede scendere il canone base e gli operatori riducono gli apparati ospitati, vuol dire che la fase di costruzione è finita e comincia quella di efficienza. In Italia INWIT guarda ai data center per le stesse ragioni per cui China Tower vende energia e torri intelligenti: il traliccio da solo non cresce più. Chi investe sulle reti del 2030 farebbe bene a leggere le trimestrali di Pechino, non solo i piani.
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