
La lista è corta, e dice più di quanto sembri. Con un decreto del 9 ottobre, pubblicato sul proprio sito e ripreso da MondoMobileWeb, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reso noti i soggetti ammessi alla gara per la banda 26 GHz bassa, i 2.250 megahertz di onde millimetriche fra 24,25 e 26,5 GHz che avevamo visto partire a fine agosto con l’avviso in Gazzetta. Nell’ordine in cui sono arrivate le domande, sono sei: STEL, Iliad Italia, Eolo, Telecomunicazioni Digitali Fastalp, BBBell e un raggruppamento temporaneo d’impresa formato da Fìdoka e Newtec. Un solo operatore mobile nazionale, un grande dell’FWA e quattro società meno note. Mancano TIM, Fastweb + Vodafone e WindTre.
Che cosa dice il decreto
Il provvedimento ricostruisce il percorso. Le domande di ammissione andavano presentate entro il 30 settembre, un termine che, come ricorda MondoMobileWeb, era stato spostato dal 25 settembre previsto in origine. Il responsabile del procedimento, con il provvedimento numero 308 del 9 ottobre, ha verificato che la documentazione prodotta fosse «completa e conforme» ai paragrafi 4.1, 4.2 e 4.3 del disciplinare, e il Ministero ha accertato «l’insussistenza di situazioni di controllo o collegamento societario preclusivo» fra i partecipanti. Da qui l’articolo 1, con l’elenco delle società ammesse «alla procedura di gara per l’assegnazione e la proroga dei diritti d’uso delle frequenze disponibili nella banda 24,25-26,5 GHz».
L’articolo 2 fissa il prossimo passo: gli ammessi dovranno trasmettere via PEC il plico digitale con le offerte iniziali «a decorrere dalle ore 09:00:00 del 5 novembre 2026 ed entro e non oltre le ore 23:59:59 del 9 novembre 2026». Anche qui il calendario di agosto, che prevedeva le offerte fra il 2 e il 4 novembre, è slittato di qualche giorno. Se tutto fila, entro fine anno sapremo chi si è preso cosa.
La banda, in breve
Per chi arriva adesso: in gara ci sono i diritti d’uso fra 24,25 e 26,5 GHz, onde millimetriche in cui i canali si misurano in centinaia di megahertz e la copertura in centinaia di metri. Come avevamo ricostruito dal disciplinare, non tutta la banda è libera: due intervalli, 25,109-25,445 e 26,117-26,5 GHz, restano in uso al Ministero della Difesa, e i vecchi diritti Wireless Local Loop ancora attivi scadono al più tardi il 31 dicembre 2026, tanto che il decreto parla di «assegnazione e proroga». Il confronto con il 2018 dice tutto sul valore di queste frequenze: nell’asta 5G la porzione alta della stessa banda 26, mille megahertz, fruttò circa 164 milioni su 6,5 miliardi complessivi, perché le battaglie si fecero sui 3,7 GHz e sui 700 MHz. Qui la base d’asta dei cinque lotti nazionali messi insieme non arriva a 130 milioni.
Chi c’è e chi non c’è
Il decreto elenca gli ammessi, non chi ha rinunciato né perché: il resto è lettura nostra. Fra i quattro operatori mobili con rete propria c’è solo Iliad, che in Italia ha lo spettro n78 più stretto di tutti e che evidentemente non vuole perdere l’occasione di comprare capacità a prezzo di saldo. Eolo è il nome atteso: il Fixed Wireless Access, la banda larga via radio, è l’uso naturale delle onde millimetriche, e ad agosto scrivevamo che proprio per questo la gara era stata disegnata con 42 lotti territoriali, due blocchi da 200 MHz per ciascuna regione e provincia autonoma, accanto ai cinque lotti nazionali da L3 a L7. STEL, Fastalp, BBBell e il raggruppamento Fìdoka-Newtec non sono operatori mobili nazionali: sembrano la «costellazione» di operatori minori che in consultazione chiedeva lotti su scala regionale, e che il disciplinare ha accontentato. I prezzi, ricordiamolo, lo permettono: 25,7 milioni di euro di base per un lotto nazionale da 200 MHz, e per i lotti regionali cifre che vanno dai 4,4 milioni della Lombardia ai 49 mila euro della Valle d’Aosta.
Il dato che pesa è l’assenza dei tre grandi. TIM, Fastweb + Vodafone e WindTre non compaiono fra gli ammessi. Non sappiamo se abbiano scelto di non presentare domanda o altro: il decreto non lo dice e non lo diciamo neanche noi. Resta il fatto che al tavolo non siedono i tre operatori mobili più grandi del Paese.
Il commento della redazione
Chi ci legge sa come la pensiamo sulle onde millimetriche: capacità enorme, copertura di poche centinaia di metri, muri invalicabili. Sul telefono, in Italia, non le vedremo per molto tempo, e la lista degli ammessi lo conferma meglio di qualunque analisi. Questa gara non è la riedizione del 2018, quando i lotti millimetrici furono la portata che nessuno voleva: è un’asta per l’FWA e per i territori, con un operatore mobile che ci prova perché ha poco spettro altrove. Che i tre operatori più grandi siano rimasti fuori è coerente con quello che leggiamo dal modem ogni giorno: la partita del 5G, per ora, si gioca sui 3,5 GHz.
C’è però una cosa che vale la pena seguire. Con lotti da 200 MHz a prezzi da utilitaria, Iliad può costruirsi una riserva di capacità per il futuro, e gli operatori FWA possono comprare spettro licenziato su misura del territorio che servono. Fra il 5 e il 9 novembre arrivano le offerte iniziali: da lì capiremo se qualcuno punterà ai lotti nazionali o se la banda 26 bassa finirà, regione per regione, a chi la userà davvero. Per una volta, sarebbe la cosa giusta.
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