Quindicimila satelliti per parlare direttamente con i telefoni, e nove anni per metterli in orbita. Martedรฌ 7 ottobre la Federal Communications Commission ha approvato la domanda con cui SpaceX, nel settembre 2025, aveva chiesto di costruire la seconda generazione di Starlink Mobile, il servizio direct-to-device che oggi, con circa 650 satelliti e velocitร stimate intorno ai 4 Mbps, serve negli Stati Uniti i clienti T-Mobile sotto il nome di T-Satellite. L’ordine, raccontato da Light Reading e da PCMag, non รจ solo un permesso di lancio. Contiene una deroga che permette a SpaceX di offrire servizi wireless dai satelliti senza passare da un accordo di leasing con un operatore terrestre, e una frase del regolatore che parla esplicitamente di ยซmaggiore concorrenza nella fornitura di servizi wireless al dettaglio ai consumatori americaniยป. Tradotto, con le parole del regolatore e non le nostre: la strada regolatoria perchรฉ Starlink Mobile diventi un concorrente di AT&T, T-Mobile e Verizon, e non solo un loro fornitore, da ieri esiste.

Cosa autorizza la FCC
I numeri dell’ordine li riporta Light Reading. I 15.000 satelliti potranno operare in nove gusci orbitali tra 326 e 335 chilometri di quota, piรน in basso della prima generazione, con un beneficio atteso sulla latenza. L’autorizzazione dura quindici anni dal momento in cui il primo satellite nuovo raggiungerร l’orbita assegnata, con due scadenze: il 50 per cento della costellazione in orbita entro il 7 ottobre 2032 e il resto entro il 7 ottobre 2035, piรน un rapporto semestrale, a gennaio e a luglio, sui satelliti lanciati, ritirati e rientrati in atmosfera. La domanda aveva incontrato le obiezioni di Eutelsat, Viasat, DirecTV e SES, e, ricorda PCMag, di gruppi ambientalisti preoccupati per le interferenze radio e l’inquinamento luminoso. Il servizio potrร essere usato anche fuori dagli Stati Uniti, nei paesi che lo autorizzeranno. La Commissione ha approvato il grosso e rinviato alcune parti: la richiesta di usare la banda 2020-2025 MHz e quella di usare l’intervallo 1429-2690 MHz fuori dagli Stati Uniti restano in sospeso.
Lo spettro รจ il cuore della decisione. I nuovi satelliti potranno usare le frequenze che SpaceX sta acquistando da EchoStar, la casa madre di Boost Mobile: secondo PCMag si tratta dei blocchi 1695-1710, 2000-2020, 2180-2200, 1915-1920 e 1995-2000 MHz, ma solo in prova finchรฉ la seconda fase della transazione non sarร chiusa, cosa prevista per il 30 novembre 2027. E potranno usare anche il blocco G della banda PCS di T-Mobile, 1910-1915 e 1990-1995 MHz, quello su cui gira giร oggi la prima versione del servizio. Sul lato delle prestazioni, SpaceX punta a 150 Mbps per utente con i satelliti di seconda generazione, contro i 4 Mbps attuali: un salto che dipende da satelliti piรน grandi e, scrive Light Reading, da Starship, entrata in orbita per la prima volta il 28 settembre, per portarli su in volume.
Il contesto: aste, leasing e un’alleanza a tre
L’ordine arriva in una settimana densa. La FCC voterร il 29 ottobre una revisione delle regole sulla Supplemental Coverage from Space, il quadro che permette agli operatori mobili di dare in leasing il proprio spettro ai satelliti, con l’obiettivo di rendere disponibili altri 482 MHz, e nello stesso giorno una proposta di asta per 25 MHz in banda media, 1675-1695 e 2020-2025 MHz, utilizzabili per il 5G terrestre, per il direct-to-device o per un ibrido dei due. ยซร diventato chiaro negli ultimi anni che le regole hanno bisogno di un aggiornamento importanteยป, ha detto il presidente Brendan Carr. Su quelle frequenze, riporta PCMag, hanno giร mostrato interesse SpaceX, AST SpaceMobile e Amazon, che sta comprando Globalstar.
Dall’altra parte del tavolo, la settimana scorsa AT&T, T-Mobile e Verizon hanno formalizzato la loro societร comune per il satellite, che mette in comune lo spettro e si propone come piattaforma neutrale verso i fornitori: per David Barden di New Street Research, citato da Light Reading, rafforza il potere contrattuale degli operatori e indebolisce quello dei futuri partner satellitari. I tre hanno detto di non avere intenzione di firmare accordi MVNO con SpaceX, mentre, secondo Craig Moffett di MoffettNathanson, SpaceX continua a ยซnegoziare, blandire e, se necessario, costringereยป per ottenerne uno. E le crepe nei rapporti esistenti si vedono: dopo che l’amministratore delegato di T-Mobile ha detto che il direct-to-device vale lo 0,0002 per cento del traffico della sua rete, l’operatore ha tolto i riferimenti a Starlink dal sito di T-Satellite, e lo stesso ha fatto Rogers in Canada.
Il commento della redazione
A settembre SpaceX aveva spostato al 2028 il servizio ยซdi qualitร 5Gยป dal satellite ed era rimasta vaga sulla rete terrestre. L’ordine della FCC non cambia il calendario, ma cambia il quadro: con la deroga che la esonera dal leasing di spettro altrui e con le frequenze di EchoStar in mano, SpaceX puรฒ costruire Starlink Mobile come un operatore in proprio, e il regolatore lo scrive come un obiettivo, non come un effetto collaterale. Per i tre grandi americani รจ la conferma che la societร comune nata la settimana scorsa non รจ un progetto di copertura, รจ una difesa.
Restano due cose che nessun ordine puรฒ decidere. La prima รจ fisica: 150 Mbps per utente da 330 chilometri di quota, con lo spettro di EchoStar, sono una promessa di SpaceX, non una misura, e i dubbi degli operatori sulle femtocelle e sulla capacitร del satellite in cittร non sono spariti con la firma della FCC. La seconda รจ industriale: quindicimila satelliti in nove anni vogliono dire un ritmo di lancio che oggi esiste solo sulla carta di Starship, che ha raggiunto l’orbita una volta. Le scadenze del 2032 e del 2035 sono il modo in cui il regolatore ha trasformato quella promessa in un impegno verificabile. Da qui in avanti, ogni rapporto semestrale di SpaceX alla FCC dirร piรน di qualunque annuncio.
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