
Nel 2018 WindTre uscì dall’asta del 5G senza un solo megahertz della banda 700, quella che le reti usano per arrivare lontano e dentro le case. Non che la 700 non la usi: la accende dove passa Zefiro, la rete condivisa con Iliad, circa il 60% del territorio. E in tutta Italia tiene accesa la N3, cioè i 1800 MHz in DSS, sia in 4G sia in 5G. Otto anni dopo quell’asta è prima in Italia per copertura 5G. Lo dice il barometro sulla copertura mobile di nPerf, la società francese di misure crowdsourced, che ha messo in fila dodici mesi di rilevazioni, dal 1° settembre 2025 al 31 agosto 2026. Il paradosso è solo apparente, e spiegarlo dice parecchio su che cosa, in queste classifiche, conta come «5G».
I numeri, presi dal documento originale. Nel 5G WindTre ha un indice nPerf dell’84,92%, fatto dal 93,53% di copertura della popolazione e dal 76,31% del territorio. Seguono Iliad con il 77,97% (86,95% e 69%), Vodafone con il 76,87% (86,39% e 67,35%) e TIM con il 74,39% (84,77% e 64,01%). Nel 4G la classifica si capovolge: TIM è prima con il 97,43%, poi Vodafone al 97%, Fastweb al 96,92%, WindTre al 96,34% e Iliad al 96,24%. Cinque reti in poco più di un punto. Ne ha scritto TuttoAndroid, che riporta anche il commento del direttore generale di nPerf, Sébastien de Rosbo, su una «progressione costante della copertura 5G» sopra una rete 4G «già molto matura».
Che cosa misura, davvero
Il metodo, spiegato nelle prime pagine del rapporto, merita due minuti. Non ci sono simulazioni di propagazione come nelle mappe degli operatori: ogni cifra viene da misure sul campo. Le raccoglie l’app nPerf, solo su Android, perché Apple non apre agli sviluppatori le API sulla potenza del segnale. L’app registra il livello di segnale riportato dal telefono ogni volta che il sistema o un’altra app chiede la posizione, oltre che nelle sessioni di mappatura avviate dagli utenti, con una geolocalizzazione entro 20 metri. Ogni misura viene attribuita alla rete che serve davvero il telefono, riconosciuta dai codici MCC/MNC, e anche l’assenza di segnale viene conservata come risultato. Gli operatori virtuali sono esclusi.
Il territorio è diviso in una griglia di celle da 400-600 metri di lato, e qui c’è il dettaglio che cambia la lettura: ogni operatore viene misurato sui dati dei propri clienti, nelle celle che i suoi clienti hanno effettivamente attraversato. Il denominatore, quindi, non è lo stesso per tutti. La copertura «della popolazione» poi non conta gli abitanti dell’Istat, ma pesa ogni cella per il numero di dispositivi nPerf visti lì dentro: strade trafficate e centri città contano più delle campagne. Infine, una cella risulta coperta dal 5G appena contiene anche una sola misura 5G nei dodici mesi. È un criterio che fotografa bene dove il 5G compare, meno quanto spesso ci si resta sopra.
Senza 700 all’asta, non senza 700 in rete
All’asta del 2018 la banda 700 fu divisa fra Iliad, TIM e Vodafone, 2×10 MHz ciascuno; WindTre prese frequenze a 3,7 GHz e a 26 GHz. Il suo 5G, per ammissione dell’operatore, viaggia su due binari: il 5G FDD in DSS, cioè in condivisione dinamica con il 4G, sulle frequenze a 1800 e 2600 MHz, e il 5G TDD a 3600 MHz, con spettro riservato. A questi si aggiunge la 700 MHz nelle zone Zefiro, la rete che WindTre condivide con Iliad e che copre circa il 60% del territorio: lì la banda bassa c’è, anche senza licenza propria. Nell’aggiornamento di marzo 2026 riportato da MondoMobileWeb WindTre dichiara il 97% della popolazione con il DSS e l’81% con il TDD, coperture in sovrapposizione. Lo avevamo raccontato già nel nostro approfondimento del 2020, al lancio.
Il barometro non dice su quale banda sia stato registrato ogni punto 5G, quindi non possiamo dire quanta parte del primato venga dal DSS e quanta dal 3,6 GHz. Ma nPerf stessa mette le mani avanti: nel calcolo entrano tutte le bande di ciascun operatore, le basse come i 700 MHz arrivano più lontano dei 2100 e dei 3500 ma danno velocità più basse, e i dati di copertura vanno letti insieme a quelli di velocità.
Il logo, il modem e la cella che «vede» il 5G
C’è poi una domanda che il rapporto lascia aperta: che cosa registra il telefono quando dice «5G». Nel 5G non standalone lo smartphone resta agganciato al 4G e aggiunge la portante 5G solo quando c’è traffico da smaltire, mentre l’icona in alto può restare accesa anche a riposo. Lo vediamo spesso col modem. Nella nostra settimana con TIM in Salento, ad agosto, Network Signal Guru ha registrato il 5G a 700 MHz agganciato, ma sul 5G passavano 0,3 Mbps dei 63,7 del test: i megabit li facevano quattro portanti 4G aggregate. Per una classifica di copertura quel punto è 5G, a buon diritto. Per chi usa il telefono, è 4G con un’etichetta nuova. La metodologia di nPerf non specifica se conti l’aggancio effettivo della portante 5G o l’indicazione che il telefono espone, e la differenza non è da poco.
La Puglia, da vicino
Il rapporto scende anche regione per regione. La copertura 5G più alta è in Lombardia, con l’82,9%, la più bassa in Sardegna, con il 62,9%. La Puglia sta al 71%, calcolata su 1.857.585 misure 5G di 71.061 dispositivi. Qui WindTre è prima con l’82,50% (91,26% di popolazione, 73,74% di territorio), Iliad seconda con il 71,56%, TIM terza con il 65,78% e Vodafone quarta con il 64,36%, che scende al 55,37% sul solo territorio. A livello nazionale WindTre vince in diciotto regioni su venti: le altre due, Liguria e Valle d’Aosta, vanno a Vodafone, che in Valle d’Aosta tocca il 90,03%.
Fastweb, presente nella classifica 4G, non compare nella classifica 5G. Il documento non spiega il perché operatore per operatore; la regola generale è che un gestore viene pubblicato solo se ha abbastanza misure per essere rappresentato in modo affidabile. Per confronto, nel barometro nPerf sul Regno Unito le distanze nel 5G erano ben più larghe, dal 77,02% di EE al 37,47% di Vodafone: da noi fra primo e ultimo ci sono poco più di dieci punti.
Il nostro commento
Il barometro è un lavoro serio e trasparente sul metodo, e il risultato di WindTre non è un caso: l’81% di popolazione dichiarato sul 5G a 3,6 GHz è una base larga, e nel nostro liveblog dal Salento l’abbiamo vista correre. Ma una classifica che mette sullo stesso piano una portante in DSS e ottanta megahertz dedicati risponde alla domanda «dove vedo il 5G», non a «quanto va». TIM prima nel 4G e ultima nel 5G racconta una rete di base solida con meno 5G visibile, non necessariamente una rete più lenta.
Il dato che manca, e che servirebbe agli utenti più di un indice unico, è la copertura per banda e per tecnologia: quanto territorio in 5G a 3,5 GHz, quanto in DSS, quanto a 700 MHz. WindTre la dichiara almeno per DSS e TDD; un barometro indipendente che la misurasse sul campo sarebbe il passo successivo. Nel frattempo noi continuiamo a fare quello che una classifica non può fare: aprire il modem e guardare che cosa c’è davvero dietro l’icona.
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