
Duemila e trentuno. È il numero di organizzazioni nel mondo che, secondo l’ultimo censimento della GSA, la Global mobile Suppliers Association, hanno una rete mobile privata tutta loro: LTE, 5G o GSM-R, in 88 Paesi. La soglia dei duemila è stata superata, e il gruppo di lavoro della GSA dedicato a questo mercato l’ha annunciato in un webinar alla vigilia del nuovo rapporto, come racconta Light Reading. Ma dentro quel traguardo c’è un dato che pesa quanto il titolo: i nuovi clienti arrivano più lentamente di prima. Nei primi sei mesi del 2026 se ne sono aggiunti 76, contro i 241 di tutto il 2025 e i 321 del 2022, l’anno del picco. La rete privata non è più una novità, e come tutte le cose che smettono di esserlo, comincia a raccontare la sua vera misura.
Che cosa conta la GSA, e che cosa no
Prima i criteri, perché qui fanno la differenza. La GSA registra come «riferimento cliente» un’organizzazione che in un dato Paese ha una o più reti 4G o 5G a standard 3GPP, con contratto sopra i 100.000 euro e, come requisito minimo, un core di rete dedicato. Dall’inizio del 2024 conta anche i contratti fra 50.000 e 100.000 euro, che oggi pesano circa il 15% del totale. Simon Bryant, vice president of research di CCS Insight e responsabile del team che fa la ricerca per la GSA, ha spiegato che il conteggio dei clienti non dice tutto: un cliente medio ha «tipicamente due o tre reti», e alcuni ne hanno centinaia, come i grandi sistemi di comunicazione per la protezione civile o le ferrovie. La crescita reale, dice, «potrebbe essere considerevolmente più alta» a seconda della metrica, perché le aziende aggiungono siti, dispositivi e casi d’uso sulle reti già contate. Dal 2020 al 2025 il tasso di crescita annuo composto del totale cumulato è stato del 34%.
C’è poi una assenza vistosa, e riguarda la Cina. Bryant la chiama «un caso unico»: le decine di migliaia di reti private che vengono riportate da lì usano soprattutto il core della rete pubblica, e quindi non rientrano nella definizione GSA. È esattamente il nodo che avevamo raccontato tre settimane fa, quando Pechino ha lanciato il piano per le reti industriali «indipendenti» con BTS e core in casa, ammettendo che le ottantamila esistenti sono reti in affitto sullo spettro degli operatori. Con il metro della GSA, quelle non contano; e il fatto che il primo mercato manifatturiero del mondo stia fuori dalla classifica dice quanto la parola «privata» sia elastica.
Il 5G è diventato la scelta di default
La tecnologia racconta un passaggio di consegne in corso. L’LTE è presente in 1.385 clienti e poco meno della metà dei riferimenti è solo 4G; il 5G compare nel 49% del totale, ma fra i clienti nuovi del 2026 l’86% usa il 5G o una combinazione di 5G e LTE. In altre parole il 4G resta la spina dorsale del parco installato, mentre chi costruisce oggi parte dal 5G. Le ferrovie sono un segmento piccolo ma strategico, con 22 riferimenti GSM-R e una strada di migrazione verso l’FRMCS, lo standard ferroviario basato sul 5G che abbiamo visto a InnoTrans.
La geografia è europea. L’Europa vale poco meno del 36,6% dei clienti, con la Germania a trainare seguita da Regno Unito e Paesi nordici. Il Nord America è al 32%, spinto dalla banda CBRS negli Stati Uniti e dalle miniere canadesi; l’Asia-Pacifico al 15%, con Giappone, Corea del Sud e Australia in testa. Medio Oriente, Africa e America Latina restano piccoli in valore assoluto ma crescono di oltre il 20% l’anno. Per settore, la manifattura è la bandiera con 393 aziende fra piloti e reti in esercizio, seguita dall’istruzione con 173 clienti, quasi tutti campus universitari in Stati Uniti ed Europa; poi miniere, difesa e utility elettriche, che per le sottostazioni usano spesso lo spettro a 410 o 450 MHz.
Quanto costa una rete tutta tua
Bryant ha citato anche una stima indipendente sull’economia di una rete dedicata: circa 150.000 dollari di investimento iniziale e fra 150.000 e 200.000 dollari l’anno di costi operativi, con variazioni ampie a seconda di settore e dimensioni. Sono cifre che spiegano bene i 76 nuovi nomi in sei mesi: una rete privata con core proprio è un progetto industriale, non un abbonamento, e il bacino di chi può giustificarla non è infinito. Light Reading ricorda la previsione di STL Partners, che vede il mercato indirizzabile passare da 2,3 miliardi di dollari nel 2025 a 22 miliardi nel 2030. Se il conteggio dei clienti rallenta e il fatturato atteso decuplica, il valore si sposta dentro le reti esistenti, verso più siti, più dispositivi e più applicazioni per cliente.
Il nostro commento
La frenata dei nuovi contratti non ci sembra una cattiva notizia, e ci spieghiamo. Il picco del 2022 arrivò con la promessa che ogni fabbrica avrebbe avuto il suo 5G; quattro anni dopo il mercato ha selezionato chi ne ha davvero bisogno, e i 2.031 nomi di oggi sono più solidi delle curve di allora. La definizione stretta della GSA, che pretende un core dedicato, è la parte che ci convince di più, perché è l’unica che distingue una rete privata da una fetta di rete pubblica con un altro nome sulla fattura. È lo stesso confine che l’Italia ha già attraversato almeno una volta, con la rete 5G Standalone per la sanità in montagna.
Il dato che terremo d’occhio è un altro: l’86% di 5G fra i clienti nuovi. Quando una tecnologia diventa la scelta di default anche in un mercato prudente come quello industriale, vuol dire che i costi degli apparati e la maturità del core Standalone hanno superato la soglia. Per gli operatori pubblici, che finora hanno guardato le reti private come un concorrente o un mercato di nicchia, il messaggio è scomodo: le aziende che hanno i soldi per una rete propria la stanno costruendo da sole, con i loro fornitori, e la parte di valore che resta a chi possiede lo spettro nazionale è tutta da negoziare. Ne riparleremo quando il rapporto completo sarà pubblico.