
C’รจ una banda che in Giappone tutti hanno pagato, tutti hanno acceso e nessuno รจ riuscito a far arrivare davvero alle persone: i 28 GHz, le onde millimetriche del 5G. Da questa mattina i quattro operatori nazionali provano a cambiare approccio, e lo fanno nel modo meno giapponese che si possa immaginare, cioรจ mettendosi insieme. NTT Docomo, KDDI, SoftBank e Rakuten Mobile hanno annunciato di aver firmato l’11 settembre un memorandum d’intesa per uno studio congiunto sulla condivisione delle infrastrutture a onde millimetriche: stazioni radio base, ripetitori e tutto ciรฒ che serve per far viaggiare un segnale che, per sua natura, si ferma davanti al primo muro.
Cosa dice il memorandum, e cosa non dice
Il comunicato, firmato dai quattro insieme, รจ breve e sorprendentemente franco. Le onde millimetriche, si legge, consentono trasmissioni ad altissima velocitร e capacitร , ma ยซle loro caratteristiche di propagazione rendono i segnali soggetti ad attenuazione e ostruzione da parte degli ostacoli fisiciยป. Tradotto: per coprire una strada servono decine di apparati dove con la banda 3,7 GHz ne bastava uno. E costruirli in fretta, ammettono, ยซรจ una sfida comune a tutto il settoreยป. Lo studio valuterร quindi la fattibilitร tecnica di estendere l’area servita da ciascuna BTS millimetrica anche ai clienti degli altri operatori e i meccanismi operativi per farlo in modo efficiente, con un’attenzione particolare ai ripetitori e agli altri asset giร installati.
Il passaggio piรน importante รจ perรฒ una clausola di premessa: ogni operatore continuerร a costruire la propria rete a onde millimetriche. Non si parla di una rete unica, di una societร veicolo nรฉ di una fusione delle reti radio. Si parla di far fruttare meglio quello che c’รจ giร , perchรฉ un ripetitore piazzato da KDDI su un lampione di Shinjuku serve a poco se copre solo i clienti KDDI in una strada dove passano anche quelli di Docomo. ร il ragionamento del neutral host applicato alla banda piรน capricciosa dello spettro, e in Giappone ha un peso particolare, perchรฉ la storia recente di quelle quattro reti รจ fatta piรน di rivalitร che di collaborazione: poco piรน di un mese fa raccontavamo la fine del roaming nazionale tra KDDI e Rakuten, il ponte che aveva tenuto in piedi il quarto operatore nei suoi primi anni.
Sette anni di 28 GHz, e la copertura ancora a macchie
Per capire perchรฉ quattro concorrenti si siedano allo stesso tavolo bisogna tornare all’aprile del 2019, quando il Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni assegnรฒ le frequenze del 5G. A ciascuno dei quattro operatori andarono 400 MHz nella banda dei 28 GHz, un blocco contiguo che in Europa fa impallidire qualunque portafoglio: Rakuten tra 27,0 e 27,4 GHz, Docomo tra 27,4 e 27,8, KDDI tra 27,8 e 28,2 e SoftBank piรน in alto, tra 29,1 e 29,5. Milleseicento megahertz in tutto, per una banda che sulla carta promette velocitร da fibra ottica senza fili.
Il problema รจ che quello spettro, in sette anni, รจ rimasto in gran parte un ornamento. Il ministero se n’รจ accorto e nel maggio 2024 il gruppo di lavoro sulla diffusione del 5G ha fissato un obiettivo esplicito, riportato da Business Network: cinquantamila stazioni a onde millimetriche in tutto il Paese entro l’anno fiscale 2027, sommando i quattro operatori, ยซfacendo ricorso anche alla condivisione delle infrastruttureยป. La stessa relazione chiedeva di portare la copertura in banda media all’80 per cento delle aree ad alto traffico e di costruire le nuove BTS, sia sub-6 sia millimetriche, giร pronte per il 5G standalone. Quando il regolatore scrive nero su bianco che la condivisione รจ la strada, un memorandum a quattro firme non รจ piรน un gesto di generositร : รจ la risposta a una richiesta.
I ripetitori sono il vero oggetto del contendere
Che i ripetitori siano citati esplicitamente nel comunicato non รจ un dettaglio. Nel gennaio 2025 KDDI e Kyocera avevano presentato un sistema di piccoli ripetitori a 28 GHz che si collegano tra loro in una maglia autonoma, senza bisogno di backhaul, alimentati e basta: ventidue apparati montati su lampioni e ingressi della metropolitana nel quartiere di Nishi-Shinjuku avevano portato la copertura stradale dal 33 al 99 per cento in un’area di circa seicento metri per seicento. ร esattamente il genere di oggetto che ha senso condividere, perchรฉ il costo non รจ nell’apparato ma nel permesso, nel palo, nell’alimentazione e nella manutenzione, e perchรฉ un ripetitore in maglia rilancia il segnale di qualunque BTS riesca a vedere.
Docomo, dal canto suo, sta giocando la partita delle onde millimetriche con piรน convinzione di chiunque altro. A giugno ha vinto la prima asta dello spettro mai tenuta in Giappone, aggiudicandosi da sola la licenza nazionale sui 26 GHz per 6,288 miliardi di yen e battendo SoftBank e KDDI, e ad agosto ha annunciato con Mitsubishi Estate il progetto delle antenne di vetro a Marunouchi, dove i 26 e i 28 GHz insieme fanno 800 MHz di larghezza di banda. Che proprio l’operatore con piรน spettro millimetrico in mano firmi per condividere le infrastrutture dice molto su quanto sia costoso, anche per il primo della classe, trasformare quelle frequenze in copertura vera.
Il commento della redazione
Ci sembra la notizia piรน onesta arrivata dal fronte delle onde millimetriche da parecchio tempo. Per anni il 28 GHz รจ stato venduto come il turbo del 5G e usato, nella pratica, come un trofeo da esibire negli stadi e nelle stazioni. La veritร che i quattro operatori giapponesi mettono per iscritto รจ che nessuno, da solo, ha i soldi e i pali per costruire una rete millimetrica continua, e che l’unica via per non lasciare quello spettro a marcire รจ fare sistema sull’ultimo miglio radio, dove la concorrenza sulla copertura non ha piรน senso economico.
Vale anche come promemoria per noi. In Italia la banda 26 GHz bassa sta andando in gara proprio in queste settimane, come abbiamo raccontato ad agosto, e la tentazione di ripetere il copione giapponese, cioรจ assegnare tanto spettro altissimo e poi lasciarlo lรฌ, รจ concreta. Il Giappone ci mostra a che punto si arriva sette anni dopo: alla condivisione forzata dalla fisica e dal regolatore. Chi disegna le regole della nostra asta farebbe bene a prevederla fin dall’inizio, invece di scoprirla a posteriori. Lo studio a quattro non ha ancora una data di fine nรฉ obiettivi numerici pubblici, e finchรฉ non ci sarร un ripetitore in comune acceso su una strada vera resterร un’intenzione. Ma รจ la prima volta che i quattro lo dicono insieme, e nel Giappone delle telecomunicazioni non รจ poco.