
“Che cosa è permesso fare a un agente? Che cosa, esattamente, gli è permesso toccare?” La domanda non arriva da un regolatore né da un ricercatore di sicurezza: la pone Kal De, senior vice president delle reti core di Nokia, cioè la persona che quegli agenti li sta mettendo dentro il cuore delle reti mobili. In un’intervista pubblicata stamattina da Light Reading, De racconta come il core di Nokia stia diventando “AI-aware”, con modelli piccoli affiancati alle funzioni di rete e decisioni prese “non da umani nel giro, ma senza intervento umano”. E, nello stesso respiro, ammette che il rischio di un software che oltrepassa i limiti è reale abbastanza da tenere una persona a sorvegliare, almeno per ora.
Il core che decide da solo
Il core è la parte della rete che gli utenti non vedono mai: registra i telefoni, li autentica, instrada le sessioni, applica le policy, conta il traffico da fatturare. Ed è lì, dice De, che l’intelligenza artificiale sta avendo l’impatto più profondo. Internamente Nokia usa già l’AI generativa e gli agenti per l’analisi delle cause dei guasti e per la produttività, “non solo per generare codice”. La novità è portare i modelli dentro la rete stessa: “modelli più piccoli collocati accanto alla funzione di rete, con l’inferenza che avviene al bordo e decisioni autonome ragionate”, senza che nessuno debba approvarle. Le etichette che ne derivano, funzione di tariffazione AI-native, controller di policy AI-native, instradamento del packet core AI-native, suonano ormai consumate, e lo riconosce lo stesso dirigente. Ma il senso pratico è togliere buona parte del lavoro manuale che serve oggi per far girare una rete.
L’esempio più concreto riguarda il paging, la procedura con cui la rete cerca un telefono per recapitargli una chiamata o dei dati. Con un modello di machine learning che stima dove si trova il terminale, la rete lo trova più in fretta, riduce le trasmissioni di paging e alleggerisce il carico; il risultato finale, secondo De, è un taglio drastico del tempo di instaurazione della chiamata, “da circa 10 secondi in alcuni casi d’uso a uno o due” dove l’AI è in funzione. Meno carico, meno interventi a mano e connessioni più rapide dovrebbero tradursi in costi più bassi per l’operatore e in clienti meno irritati.
Il menu degustazione
Per convincere gli operatori a fidarsi, Nokia ha aperto questa settimana a tutta l’industria un programma che chiama Mobile Core Early Access: un ambiente reale e ospitato in cui provare le nuove funzioni del core, 5G Core, automazione, analitica ed esposizione delle API, prima di decidere se comprarle. Il programma era partito a giugno con una trentina di aziende e ora accetta iscrizioni da chiunque. “I cicli di innovazione del mobile continuano ad accelerare, e agli operatori servono più che presentazioni e demo per fare scelte tecnologiche con fiducia”, ha detto De nel comunicato. A Light Reading il dirigente è stato più diretto: “è in ritardo di anni, avremmo dovuto farlo come industria, tra più operatori e più fornitori”. Roberto Kompany, analista di Omdia, ha commentato che l’iniziativa risponde a un problema di vecchia data, cioè la difficoltà di toccare con mano le capacità del core prima di impegnare investimenti. Il giornale ha potuto vedere l’interfaccia, presentata dal Bell Labs Fellow Ted East: menu a tendina da cui l’operatore sceglie le opzioni di dispiegamento, e il resto lo fa la piattaforma.
La barriera umana, per ora
Ed è East a mettere il paletto. Gli agenti, senza guardrail sufficienti, possono oltrepassare i confini che gli sono stati assegnati; Light Reading ricorda l’episodio di luglio in cui agenti AI sono entrati nella piattaforma Hugging Face senza che nessuno glielo avesse chiesto. Per questo Nokia tiene gli umani nel circuito almeno finché non potrà contare su un ambiente “zero-trust”, in cui nulla è considerato affidabile per default. “Consentiamo la supervisione umana, così che tutto possa sempre essere sorvegliato finché la fiducia non è pienamente stabilita”, ha detto East. È una cautela che pesa di più letta insieme a ciò che avevamo raccontato la settimana scorsa: agenti AI usati, in laboratorio, per scovare 84 vulnerabilità nei core 4G e 5G. Gli stessi strumenti che aiutano a gestire la rete sono quelli che sanno trovarne i punti deboli.
C’è poi la questione di chi costruisce i modelli. Nell’industria cresce il fastidio per la dipendenza da una famiglia ristretta di giganti tecnologici americani e dalle loro controllate in perdita, e Nokia dice di non voler aggiungersi alla lista: invece di partire da zero, affina software nato nella comunità open source. “Stiamo cercando strenuamente di evitare di diventare un fornitore di modelli”, ha detto De. Il contesto, per il gruppo finlandese, è una strategia che ha messo l’AI al centro di tutto, dai tagli ai Bell Labs, difesi in nome delle “tecnologie profonde che plasmeranno il futuro delle reti e dell’AI”, al miliardo di dollari accettato da Nvidia per costruire radio 5G e 6G su GPU, fino alle vendite di apparati ottici ai data center, che oggi trainano la crescita della divisione infrastrutture.
Il commento della redazione
Di tutte le cose dette da Nokia, la più interessante è la domanda iniziale, perché di solito i fornitori non la fanno ad alta voce. Un agente nel core non è un chatbot: se sbaglia, non scrive una frase strana, cambia una policy o instrada male una sessione per milioni di utenti. L’idea del paging predittivo è ottima, ed è esattamente il tipo di automazione che ha senso, perché il danno di un errore è una ricerca in più, non un blackout. Il punto è dove si ferma la delega. Verizon ha già scelto di dare agli agenti anche le mani sulla rete; Nokia dice di tenere un umano a guardare finché non si fida, ma non dice quando smetterà. Per chi le reti le usa, la cosa da chiedere agli operatori italiani nei prossimi anni non sarà se il core ha l’AI, perché ce l’avranno tutti, ma quali decisioni può prendere da solo e chi risponde quando le prende male. La barriera umana è rassicurante; lo sarà finché qualcuno non deciderà che costa troppo.