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Rete Mobile

Un presidente vincolato per dieci anni e garanzie personali: le banche prestano 3,5 miliardi a Vodafone Idea per non lasciare l’India a due operatori

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
7 Minuti di lettura
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Strada di una città indiana al tramonto con antenne sui tetti: il prestito delle banche a Vodafone Idea finanzia la rete 4G e 5G

Per capire cosa vale un prestito da 3,5 miliardi di dollari a Vodafone Idea basta guardare le condizioni. Un consorzio di banche guidato dalla State Bank of India, con Union Bank of India e la banca pubblica per le infrastrutture NaBFID, ha accettato di finanziare il terzo operatore mobile indiano con un debito della durata di quasi dieci anni, riferisce Bloomberg citando fonti vicine al dossier. In cambio le banche vogliono due cose che di solito non si chiedono a un’azienda quotata da 1.600 miliardi di rupie di capitalizzazione: che Kumar Mangalam Birla resti presidente per tutta la vita del prestito, e garanzie di rimborso in caso di default, fornite dalle società promotrici e non dal gruppo quotato. Vodafone Idea e le banche non hanno commentato. È il finanziamento più grande della lunga convalescenza di un operatore che nel 2018 nasceva dalla fusione tra Vodafone India e Idea Cellular e che da allora non ha fatto altro che perdere clienti.

Contents
Cosa compra il prestitoLo Stato azionista, le banche prudentiIl commento della redazione

Cosa compra il prestito

I soldi servono alla rete, e i numeri della rete spiegano perché ne servono così tanti. Il piano industriale prevede 45.000 crore di rupie di investimenti in tre anni, dall’esercizio in corso al 2029, di cui 35.000 crore da coprire con finanziamenti nuovi: 25.000 crore di linee bancarie vere e proprie e 10.000 di linee di credito non erogate. Nel trimestre chiuso a giugno l’operatore aveva già incassato 6.400 crore di prestiti a lungo termine, e con i fornitori, tra cui Ericsson, Nokia e Samsung, ha già ordinato apparati per 9.000 crore. Il resto è la storia di un inseguimento: il 5G, partito a Mumbai nel marzo 2025, oggi copre oltre 200 città nei 17 «circle» prioritari, la copertura 4G è salita all’87 per cento della popolazione con 39,4 milioni di persone in più rispetto a un anno prima, e la rete conta quasi 580.900 siti a banda larga su 204.893 postazioni. Nel solo trimestre di giugno l’investimento è stato di 1.930 crore.

Il trimestre che ha convinto le banche è lo stesso in cui, per la prima volta dalla fusione, i clienti hanno smesso di scendere. Vodafone Idea ha chiuso giugno con 193,1 milioni di utenti, appena sopra i 192,8 di marzo, ma con un segno più che non si vedeva da otto anni; 130,1 milioni sono su 4G o 5G, il 67 per cento del totale. Il ricavo medio per utente è salito del 10,2 per cento a 195 rupie, i ricavi sono cresciuti del 6 per cento a 11.689 crore, il margine operativo lordo del 9,1 per cento a 5.034 crore, e la perdita netta si è ridotta a 3.754 crore contro i 6.608 dello stesso trimestre del 2025. Il consumo medio è di 21,7 gigabyte al mese per utente 4G e 5G, con 88,4 petabyte al giorno sulla rete. Non è un’azienda risanata, è un’azienda che ha smesso di peggiorare, e sul mercato è bastato: il titolo è salito di quasi il 40 per cento da inizio anno.

Lo Stato azionista, le banche prudenti

Dietro il prestito c’è una scelta politica che risale a prima delle banche. Il governo indiano ha convertito in azioni circa 37.000 crore di debiti arretrati, portando la propria quota al 48,99 per cento e diventando il primo azionista di un operatore privato, e quest’anno ha ridotto e dilazionato i vecchi debiti per le licenze che avevano portato l’azienda sull’orlo del collasso. Con lo Stato in cabina di regia e i creditori storici ricontrattati, il rischio per le banche pubbliche è diventato sopportabile. Non per tutti, però: secondo Business Standard, ripreso da Outlook Business, la State Bank of India non erogherà nulla finché anche le banche private non si saranno impegnate, e i banchieri privati sarebbero freddi e intenzionati a trattare separatamente. Sulla sostenibilità di lungo periodo pesa poi il calendario dello spettro: un rapporto ripreso dall’Economic Times a inizio settimana avverte che i flussi di cassa operativi potrebbero non bastare a coprire le rate delle frequenze dall’esercizio 2029, mentre l’azienda dice di voler ripagare 49.000 crore di debiti per lo spettro in tre anni.

Il commento della redazione

Il mercato indiano che raccontiamo da settimane, con Jio che si quota a 137 miliardi di dollari e Airtel a ruota, ha un terzo protagonista che vive di respiratore. Vodafone Idea è uno dei tre operatori che il governo sta censendo per sfrattare Huawei e ZTE dalle reti 4G, quello che con gli altri due ha bocciato le regole sullo slicing 5G, e quello che il governo non può lasciar morire senza consegnare l’intero Paese a un duopolio. Il prestito va letto in questa luce: non è una scommessa delle banche sulla rete, è una scommessa dello Stato sul mercato a tre, con le banche pubbliche come strumento. Le condizioni lo dicono meglio di qualsiasi comunicato: un presidente vincolato per dieci anni e garanzie personali dei promotori sono clausole da salvataggio, non da finanziamento industriale.

Quello che i soldi possono comprare, però, è concreto. Con 45.000 crore in tre anni Vodafone Idea non raggiungerà Jio, ma può smettere di perdere i clienti che migrano perché il 5G non c’è e il 4G non regge, che è esattamente ciò che il primo trimestre positivo dalla fusione lascia intravedere. Il rischio è di arrivare al 2029, quando scadono le tregue sullo spettro, con una rete migliore e i conti ancora fragili. Per chi guarda l’India come laboratorio, la domanda vale anche per l’Europa, dove i regolatori discutono da anni se tre operatori bastino: il Vietnam ha fatto la sua asta con quattro operatori e MobiFone fuori, l’India tiene in vita il terzo con soldi pubblici. Quale delle due strade costi meno lo sapremo tra tre anni.

💬 Ne parliamo sul forum di TLCworld. Scriveteci nella discussione dedicata: leggiamo e rispondiamo lì.

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