
Centoventicinque megahertz. È tutto lo spettro 6G nuovo che il Regno Unito, oggi, è disposto a chiedere al resto del mondo. Lo scrive Ofcom nella consultazione sulle posizioni britanniche per la WRC-27, la conferenza mondiale delle radiocomunicazioni che si terrà a Shanghai dal 18 ottobre al 12 novembre 2027, aperta questa settimana e raccontata da ISPreview e da PolicyTracker. La frase che pesa è una sola: “restiamo non convinti che sia stato dimostrato un chiaro bisogno di più spettro”. Detta dal regolatore di uno dei mercati mobili più grandi d’Europa, pochi giorni dopo che a San Diego Qualcomm ha chiesto aste della banda 7 GHz entro il 2028 per un 6G fatto di canali da 400 MHz, non è una nota a piè di pagina. È l’altra metà del dibattito, quella che di solito non finisce nei comunicati.
Quattro gamme sul tavolo, una sola promossa
Il punto dell’agenda che conta si chiama 1.7 e ha un compito preciso: individuare nuove frequenze per le reti mobili nelle zone ad alta domanda, la porzione di spettro che dovrebbe dare al 6G il suo primo mattone. Le gamme candidate sono quattro: 4400-4800 MHz per le Regioni 1 e 3, 7125-7250 MHz, 7250-8400 MHz (in Regione 1, cioè in Europa, esclusa la parte 7250-7750) e 14,8-15,35 GHz. In tutto, ha fatto i conti PolicyTracker, sono 1.725 MHz. Il Regno Unito ne vuole identificare per il mobile solo 125, il 7 per cento: la 7125-7250 MHz e nient’altro.
Le ragioni sono scritte con una franchezza rara. Ofcom si aspetta che il tema sia “controverso” perché le gamme in esame si sovrappongono a spettro usato oggi da militari, scienza spaziale e satelliti. PolicyTracker entra nel dettaglio: nella 4,4 GHz e nei 15 GHz il problema sono i radar militari, nella 7250-8400 la coesistenza con le stazioni terrene satellitari e con i downlink dell’osservazione della Terra. La 4,4 GHz, per inciso, è la stessa che gli Stati Uniti hanno sbloccato allo studio in agosto con il via libera del Pentagono. Londra, per ora, dice no.
Perché proprio quei 125 megahertz
La scelta non è casuale, e per capirla bisogna tornare a luglio, quando Ofcom ha deciso come spartire la parte alta della banda 6 GHz: la porzione 6425-6585 MHz al Wi-Fi, senza aspettare la conferenza del 2027, e la porzione 6585-7125 MHz con priorità al mobile. La 7125-7250 MHz è il pezzo che viene subito dopo, e identificarla per le reti mobili significa chiudere il blocco su un confine pulito. Oggi quella gamma nel Regno Unito ospita apparati per la produzione di eventi e trasmissioni, il cosiddetto PMSE, e la ricerca spaziale, compresi gli uplink della stazione terrena di Goonhilly verso le sonde nello spazio profondo. Ofcom ammette che qualche interferenza su frequenze strette ci sarebbe, ma la giudica gestibile e limitata a località che non peserebbero sull’uso della banda dove serve capacità.
C’è poi il filo che lega Londra a Bruxelles. Nel novembre 2025 l’RSPG, il gruppo che consiglia la Commissione europea sullo spettro, ha raccomandato per la parte alta dei 6 GHz 540 MHz al mobile e ha congelato i restanti 160 MHz fino alla WRC-27, come ricostruito da TelecomTV. Nella lettura che ne dà Ofcom, l’identificazione della 7125-7250 MHz a Shanghai è la chiave per liberare quei 160 MHz al Wi-Fi, come il Regno Unito ha già fatto, e garantire comunque almeno 600 MHz di spettro nuovo al 6G. Senza quell’identificazione, scrive il regolatore citando l’RSPG, ci sarebbe un forte argomento per destinare la 6425-6585 MHz al mobile in via primaria. Tradotto: i 125 MHz britannici servono a tenere allineati Regno Unito ed Europa, a non spaccare l’ecosistema dei dispositivi e a mettere al sicuro la scelta già fatta sul Wi-Fi. Se l’armonizzazione europea arriverà, Ofcom dice che valuterà di aprire al mobile almeno una parte della banda, tenendo conto degli utenti attuali, a partire dalle telecamere wireless.
Il messaggio all’industria
Da anni l’industria mobile ripete che il 6G avrà bisogno di molto più spettro medio e medio-alto di quanto ne abbia avuto il 5G, e la gamma tra 7 e 15 GHz viene presentata come la prossima frontiera. La posizione di Ofcom va nella direzione opposta, e il regolatore lo dice senza giri di parole: già alla WRC-23, in linea con la CEPT, il Regno Unito non aveva sostenuto l’inserimento di questo punto in agenda, e da allora nulla lo ha convinto del contrario. PolicyTracker fa notare che il vero tema dei prossimi dodici mesi sarà capire se questo scetticismo sopravviverà al processo CEPT che porta a Shanghai. La consultazione resta aperta fino al 24 novembre 2026.
Il resto del documento aiuta a leggere le priorità. Solo tre punti dell’agenda hanno l’etichetta “alta”: la protezione dei sensori per il meteo spaziale, dove il Met Office gestisce uno dei tre centri mondiali di previsione, il quadro internazionale per il direct-to-device, cioè satelliti che parlano con i telefoni normali senza degradare le reti terrestri con cui condividono lo spettro, e appunto le frequenze per il mobile del futuro. Sul lato europeo, intanto, la bozza di roadmap 6G dell’RSPG indica la parte alta dei 6 GHz come banda primaria per il debutto del 6G entro il 2030 e ricorda che la nuova generazione potrà vivere anche in tutte le bande già armonizzate, dai 700 MHz ai 26 GHz. Le specifiche 3GPP sono attese per il 2029, le prime reti commerciali intorno al 2030.
Il commento della redazione
A noi questa consultazione piace perché rimette i piedi per terra a un dibattito che negli ultimi mesi ha viaggiato soprattutto sulle slide dei vendor. Il 6G descritto a San Diego ha bisogno di canali da 400 MHz e di bande nuove entro il 2028; il 6G che Ofcom mette in conto si costruisce sui 6 GHz già decisi, sul rifacimento delle bande esistenti e su 125 MHz in più, senza toccare radar e satelliti. Sono due visioni della stessa tecnologia, e per una volta la seconda ha il vantaggio di avere un calendario e un documento ufficiale dietro.
Il punto che ci interessa di più, però, riguarda noi lettori con il telefono in mano. Nei nostri test sul campo la differenza tra una rete che vola e una che arranca la fa quasi sempre l’ampiezza del canale sui 3,5 GHz, molto prima della sigla della generazione. Se il 6G europeo nascerà con 540 o 665 MHz sui 6 GHz e poco altro, la partita si giocherà su quanto di quello spettro gli operatori riusciranno davvero ad accendere sulle BTS, non su quante bande verranno identificate a Shanghai. Per l’Italia, che nella CEPT e nell’RSPG siede accanto a Londra e Bruxelles, la lezione è la stessa: prima di chiedere nuove frequenze conviene contare quelle che abbiamo già, e dove sono accese.