
Ventiseimila siti non bastano. Ne servono altri settemila, forse dodicimila, e non รจ una stima di un consulente qualunque: lo ha detto oggi Emilia Trudu, direttrice finanziaria di INWIT, dal palco della Euronext Sustainability Week a Milano. La prima tower company italiana, quella che ospita le BTS di tutti gli operatori su una rete di circa 26 mila strutture, ha messo un numero sul fabbisogno di antenne del Paese e, subito dopo, ha aggiunto la richiesta che conta davvero: lo Stato leghi il rinnovo delle frequenze mobili all’obbligo di costruirle. Detta in un pomeriggio di fine estate, mentre i due maggiori inquilini di INWIT stanno cercando la porta d’uscita, รจ una frase che vale piรน di una trimestrale.
Il numero: tra 7 mila e 12 mila siti in piรน
Le parole di Trudu, riportate da Corriere Comunicazioni, Key4biz e Radiocor, sono precise: ยซLe nostre analisi evidenziano la necessitร in Italia di installare tra le 7.000 e le 12.000 nuove torri. Un incremento indispensabile per garantire capacitร nelle aree urbane, estendere la copertura 5G nelle zone extraurbane e coprire i principali corridoi di trasportoยป. A questo si affianca il potenziamento indoor con i sistemi DAS, le antenne distribuite dentro i grandi edifici, come gli ospedali. Nel gergo delle tower company si chiamano torri, ma quello che conta per chi tiene il telefono in mano รจ il sito, cioรจ il posto dove sta la BTS: ed รจ di siti che l’Italia, secondo INWIT, รจ a corto.
Per capire l’ordine di grandezza basta mettere quel numero accanto alla rete esistente. INWIT gestisce circa 26 mila strutture macro, piรน di 850 coperture DAS e oltre 12 mila remote unit, secondo la relazione semestrale pubblicata a fine luglio. Settemila siti in piรน vorrebbero dire un quarto di rete in piรน; dodicimila, quasi la metร . E il ritmo attuale racconta un’altra storia: nel secondo trimestre la societร ha realizzato 50 nuovi siti, contro i 210 dello stesso periodo del 2025, con investimenti scesi del 22,7% a 49,8 milioni di euro. Sommando i 30 del primo trimestre, il semestre chiude a 80 siti nuovi. A questo passo, i settemila della stima bassa sarebbero un lavoro da decenni, non da piano industriale.
La richiesta: frequenze in cambio di antenne
Il passaggio piรน politico dell’intervento รจ quello sullo spettro. ยซLa disponibilitร di spettro radio genera connettivitร basandosi sulla infrastruttura passiva costituita dalla rete capillare di torri distribuite sul territorioยป, ha detto Trudu. ยซRisulta quindi fondamentale un quadro normativo che vincoli i rinnovi delle licenze di spettro alla effettiva accessibilitร ad infrastrutture passive nonchรฉ a precisi e stringenti impegni di investimento in termini di densificazione rispetto alla rete esistenteยป. Tradotto: chi chiede allo Stato di prolungare i diritti d’uso delle frequenze dovrebbe impegnarsi, nero su bianco, a costruire nuovi siti. E, nella visione di INWIT, a costruirli sulle infrastrutture condivise di un operatore neutrale, evitando ยซinutili duplicazioni e frammentazioni degli investimentiยป.
Non รจ una posizione nuova, ma oggi ha un peso diverso. A fine luglio il direttore generale Diego Galli aveva giร legato il tema alla consultazione aperta dall’Agcom sull’estensione delle frequenze mobili fino al 2037, sostenendo che il recesso dai contratti di ospitalitร ยซsarebbe comunque incompatibile con il rinnovo delle frequenzeยป. Lo abbiamo raccontato nel nostro pezzo sul braccio di ferro sugli MSA: TIM e Fastweb+Vodafone hanno comunicato a marzo il recesso dai Master Service Agreement, INWIT li considera validi fino al 2038, il Tribunale di Milano ha respinto a luglio le istanze cautelari della tower company e la societร ha presentato reclamo. Nel frattempo TIM ha scritto nella propria guidance uno scenario di uscita dai siti INWIT a partire dal 2030, con trasloco degli apparati verso la joint venture con Fastweb, che in primavera aveva annunciato un piano da 6.000 nuove stazioni radio base. Ecco perchรฉ la parola ยซduplicazioniยป, oggi, non รจ un termine tecnico: รจ il nome del piano dei concorrenti.
Dove mancano davvero le antenne
Che i siti servano non lo dice solo chi li affitta. Nelle stesse ore, il dossier dell’Uncem sulla digitalizzazione dei Comuni montani, ripreso da Key4biz, fotografa l’altra faccia del Paese: il 27% dei piccoli Comuni intervistati segnala una copertura 5G inesistente, il 42,4% la vede concentrata nelle aree piรน popolate e, anche dove il 5G c’รจ, solo nel 49,6% dei casi viene giudicato adeguatamente performante. Per il 54% di quegli enti il PNRR รจ stato negli ultimi dieci anni l’unica fonte di finanziamento del digitale, e piรน di uno su quattro non ha previsto risorse per la manutenzione dopo la fine dei fondi.
Il PNRR, del resto, รจ anche il caso in cui INWIT ha mostrato di saper costruire in fretta quando qualcuno paga. Il piano Italia 5G di densificazione, gestito dal raggruppamento guidato da INWIT con TIM e Vodafone, ha portato secondo la societร stessa il 5G ad almeno 150 megabit in 500 chilometri quadrati di aree bianche, pari a 973 zone, tra la prima metร del 2023 e il 31 maggio 2026, con meno siti di quelli previsti dal bando Infratel. Uno di quei siti lo conosciamo da vicino: รจ la BTS PNRR di Aradeo, nel Salento, dove nei nostri test la stessa SIM passa da mezzo megabit a seicento a seconda dell’antenna che aggancia. Lรฌ l’effetto di un sito nuovo si misura sul telefono, e non ha bisogno di slide.
Il commento della redazione
Noi la leggiamo cosรฌ: la stima di INWIT รจ credibile nella diagnosi e interessata nella cura. Che l’Italia abbia bisogno di migliaia di siti in piรน lo dicono i dati dei Comuni montani, lo dicono le nostre misure sul campo e lo dice il fatto che, quando i fondi pubblici hanno pagato la densificazione, le antenne sono arrivate. Ma chiedere che le frequenze vengano rinnovate solo a chi si impegna a costruire, e a costruire su infrastruttura condivisa, significa chiedere al regolatore di rendere obbligatorio, per legge, il modello di business di chi lo propone, proprio nel momento in cui i clienti principali stanno provando a uscirne.
Il punto vero รจ un altro, e riguarda tutti noi che il segnale lo usiamo. Se gli operatori costruiscono 6.000 BTS nuove per non pagare l’affitto a INWIT, e INWIT ne chiede fino a 12.000 per giustificare il proprio ruolo, il rischio รจ che il Paese si ritrovi con due reti di siti parallele nelle cittร , dove i soldi tornano, e con lo stesso 27% di Comuni montani senza 5G, dove non tornano. La consultazione Agcom sulle frequenze รจ l’occasione per scrivere obblighi di copertura che guardino alle mappe dell’Uncem prima che ai bilanci delle tower company. Sarebbe la prima volta che la parola densificazione viene usata pensando a chi ha mezzo megabit, e non a chi deve rinegoziare un contratto.