
C’è una banda di frequenze che gli operatori europei guardano da anni senza poterla toccare, e c’è un Paese che l’ha messa in rete per primo in tutta la regione. Ericsson ha annunciato martedì un nuovo accordo pluriennale con stc Group per estendere il 5G in Arabia Saudita, e dentro il pacchetto c’è un dettaglio che vale più dei numeri: il primo deployment commerciale al mondo della Radio 4496, un’unità radio quad-band che aggrega quattro bande basse FDD in un solo apparato da 400 watt, compresi i 600 MHz che stc si è aggiudicata all’asta di fine 2024.
Cosa c’è nell’accordo
Il perimetro, secondo quanto comunicato dal fornitore svedese e ripreso da Developing Telecoms, è quello classico di un contratto di espansione: nuovi siti, più capacità su quelli esistenti, allargamento della rete 5G Standalone e preparazione ai servizi di connettività differenziata. Insieme alla radio quad-band arrivano anche unità Massive MIMO e radio per le bande medie, i baseband e il software RAN, con un modello ad abbonamento che tiene la rete aggiornata alle ultime release senza rinegoziare ogni volta. I nuovi siti partono già nel 2026 e proseguiranno per tutta la durata dell’accordo, nell’area geografica dell’Arabia Saudita che Ericsson serve.
Sultan S. Alturki, responsabile degli acquisti tecnologici di stc Group, ha messo l’accento proprio sulla banda bassa: espandere la capacità e mettere in campo i 600 MHz serve a portare connettività affidabile in più aree e a sostenere la domanda digitale del Paese. I settori citati sono logistica, energia, miniere, turismo e servizi pubblici, e c’è un riferimento esplicito all’FWA come alternativa alla fibra dove la fibra non arriva: il copione che abbiamo visto negli Stati Uniti con i dati Ookla, applicato a un territorio dove le distanze sono ancora più grandi.
La notizia è arrivata nello stesso giorno in cui Ericsson ha firmato con Mobily, l’altro grande operatore saudita, i due memorandum sull’AI RAN e sull’autonomia di rete di cui abbiamo scritto ieri. Due annunci diversi per natura: quello con Mobily parla di software e intelligenza, quello con stc di ferro e frequenze. Ed è il secondo, a nostro avviso, quello che racconta meglio dove sta andando la radio.
Quattro bande in una scatola sola
Per capire perché la Radio 4496 merita attenzione bisogna guardare cosa c’è oggi in cima a un sito mobile. Ogni banda FDD bassa, quella che garantisce la copertura ampia e la penetrazione dentro gli edifici, ha storicamente avuto la sua unità radio, con il suo peso, i suoi cavi, il suo consumo. Su un palo che deve reggere più bande basse insieme, e ora anche i 600 MHz, la somma diventa un problema di spazio, di carico strutturale e di bolletta elettrica. Il senso di un’unità quad-band è comprimere tutto questo in un apparato solo, con un amplificatore condiviso da 400 watt e una gestione unica della potenza tra le bande.
Ericsson lo dice in modo esplicito: la radio a banda bassa serve a estendere la copertura 5G su aree ampie, in particolare rurali e remote, a rafforzare la capacità dove la domanda cresce e a ridurre i consumi. Tre obiettivi che di solito confliggono e che l’integrazione prova a tenere insieme. È la stessa logica che abbiamo visto quando il Massive MIMO è sceso sulle bande FDD: la parte più interessante dell’evoluzione radio, negli ultimi due anni, non sta nei picchi di velocità ma nel far lavorare meglio le frequenze che coprono davvero il territorio.
La banda che in Europa è ancora della televisione
Qui sta il punto che dovrebbe interessare chi legge dall’Italia. I 600 MHz che stc sta per accendere sono frequenze che in Europa, Italia compresa, oggi trasmettono la televisione digitale terrestre. L’Arabia Saudita le ha messe all’asta nel novembre 2024: stc ha vinto 40 MHz nella banda 600 e 100 MHz nella 3800, Zain si è presa 30 MHz sempre a 600, Mobily 20 MHz a 700 e altri 100 a 3800. La CST, il regolatore saudita, ha rivendicato nell’occasione di essere il primo Paese di Europa, Africa e Medio Oriente a licenziare la banda 600 per le reti mobili, portando lo spettro complessivo assegnato sotto i 6 GHz da 1110 a 1400 MHz, un incremento del 27%, e piazzando il Regno in testa al G20 per quantità di spettro mobile licenziato in quella fascia.
Il confronto con l’Europa è impietoso ma va raccontato per intero. Alla conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 2023, la WRC-23, la banda 470-694 MHz ha mantenuto in Regione 1 l’allocazione primaria alla radiodiffusione. I Paesi dell’Unione hanno ottenuto una nota a piè di pagina che consente un’allocazione secondaria al servizio mobile terrestre, a priorità più bassa della TV e vincolata al coordinamento con i vicini secondo l’accordo di Ginevra del 2006, con la questione rimandata a una revisione preliminare alla WRC-31. Tutti tranne due: come ricostruisce Access Partnership, Spagna e Italia sono rimaste fuori anche da quella nota secondaria. L’Italia, tra l’altro, aveva appena completato il programma di aggiornamento delle piattaforme DTT. In altre parole, mentre a Riad si montano radio quad-band con i 600 dentro, da noi quella banda non è nemmeno sul tavolo delle ipotesi prima della fine del decennio.
Negli Stati Uniti, per contro, i 600 MHz sono in rete da anni e proprio quest’estate AT&T ha affidato a Ericsson la messa in servizio delle licenze comprate da EchoStar. Ericsson, insomma, arriva in Arabia Saudita con una radio pensata per un mercato dove la banda 600 esiste già, e trova un secondo cliente pronto a usarla su scala nazionale.
Il commento della redazione
Il fascino di questa notizia non è la velocità, perché dai 600 MHz nessuno si aspetta record: con 40 MHz complessivi in mano, stc userà quella banda per coprire, non per correre. È il tipo di frequenza che tiene agganciato il telefono nel villaggio a duecento chilometri dalla città, che entra nei capannoni e nelle miniere, che fa arrivare un segnale 5G Standalone dove il 3,5 GHz non arriverà mai.
La lezione, semmai, riguarda il metodo. Un’asta con 600, 700 e 3800 insieme, uno spettro sotto i 6 GHz cresciuto di oltre un quarto in un colpo solo e un fornitore che risponde con un apparato nuovo entro due anni: questa è la sequenza che trasforma una decisione regolatoria in copertura reale. In Europa la stessa banda resta per ora un tema da conferenze e note a piè di pagina, e l’Italia si è tenuta fuori perfino dall’opzione. È bene sapere che, mentre discutiamo di cosa fare dopo il 2030, c’è chi quelle frequenze le ha già montate in cima al palo.