
Parte oggi un piccolo esperimento che ci gira in testa da un po'. Si chiama «Una settimana con»: prendere un operatore alla volta e usarlo davvero per sette giorni, qui nel Salento. C'è chi prova e riprova gli smartphone; noi vogliamo provare e riprovare le reti — perché le reti cambiano, in meglio e in peggio, e quasi nessuno le racconta per come sono.
E oggi le reti sono vive. Racconteremo giorno per giorno le loro evoluzioni, perché anche quelle di casa nostra hanno ormai funzioni di risparmio energetico che spengono e riaccendono bande e portanti a seconda del bisogno: nelle ore di calma la cella mette a riposo pezzi di sé, e li risveglia quando il traffico sale. Una volta la rete era statica; adesso cambia di continuo, ora per ora. Ecco perché due misure nello stesso punto, in momenti diversi, possono dire cose diverse: non è capriccio, è la rete che respira. Un motivo in più per riprovarla, e per leggerla dal modem.
Lo faremo con due sguardi, sullo stesso telefono. Quello dell'utente medio: il telefono in tasca, senza guardare un valore radio — la vita reale. E quello dell'utente esperto: cerchiamo il punto col segnale migliore, leggiamo il modem e capiamo quante risorse ha la cella. Due numeri che spesso dicono cose opposte, e solo insieme dicono la verità.
Con una precisazione onesta: non sempre potremo «cercare il punto». Il più delle volte useremo il telefono come il 99% delle persone — in tasca, in auto, per strada — solo con uno sguardo tecnico che va oltre le tacche. La maggior parte delle misure sarà questa; il punto perfetto lo cercheremo quando capita, per conoscere il tetto di una cella.
La nostra vita quotidiana è il banco di prova: vivo a Neviano e lavoro a Lecce, circa 70 km al giorno, un continuo cambio di cella. Tutto letto dal modem (Network Signal Guru), non dal logo «5G» — che, come vedremo, spesso mente.
Si parte con TIM.
