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Rete Mobile

Fatturare meno, guadagnare di più: il primo semestre di Fastweb+Vodafone è il manifesto del consolidamento

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
7 Minuti di lettura
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Italia notturna vista dall'alto con due flussi di luce dorato e rosso che si fondono in un'unica rete: i risultati del primo semestre 2026 di Fastweb Vodafone

C’è un numero, nei conti del primo semestre 2026 di Fastweb+Vodafone, che vale più di tutti gli altri messi insieme: 166 milioni di euro di sinergie già incassate, a metà strada esatta verso l’obiettivo dei 300 milioni promessi entro fine anno. Attorno a quel numero ruota tutto il senso dell’operazione che poco più di un anno fa ha ridisegnato il mercato italiano delle telecomunicazioni, quando Swisscom ha comprato Vodafone Italia per fonderla con Fastweb. E i risultati pubblicati oggi raccontano una storia che, a saperla leggere, è il manifesto del consolidamento europeo: i ricavi continuano a scendere, la redditività vola.

Partiamo dai numeri nudi. I ricavi consolidati al 30 giugno si fermano a 3,474 miliardi di euro, in calo del 3,3% sullo stesso periodo del 2025. Le SIM mobili scendono a 19,8 milioni (-2%), le linee fisse a 5,5 milioni (-2%). Fin qui, la solita fotografia del mercato italiano: tanta concorrenza, prezzi tra i più bassi d’Europa, volumi che si assottigliano. Ma è l’altra colonna del bilancio a raccontare la novità: l’EBITDA after lease cresce del 12,9% a 913 milioni di euro, gli investimenti scendono del 7,3% a 651 milioni e il flusso di cassa operativo raggiunge quota 261 milioni. Tradotto dal contabilese: l’azienda fattura meno di prima, ma guadagna sensibilmente di più. Ed è esattamente ciò che il piano industriale prometteva sarebbe successo mettendo insieme due reti, due organizzazioni e due bollette della corrente.

Il grosso delle sinergie arriva dalla mossa più concreta di tutte: la migrazione delle SIM Fastweb sulla rete mobile Vodafone, completata già nel primo trimestre. Da lì in poi, ogni antenna spenta e ogni contratto di roaming nazionale non rinnovato è margine che rientra. Nel frattempo la copertura 5G ha raggiunto il 90% della popolazione (tre punti in più in un anno) e la rete FTTH arriva al 61% di famiglie e imprese, otto punti sopra il 2025: la razionalizzazione, almeno per ora, non sta mangiando gli investimenti sulla qualità dell’infrastruttura, che restano il vero patrimonio con cui il gruppo intende difendersi. Un’infrastruttura che abbiamo visto all’opera di recente anche su fronti più esotici, come il debutto italiano del direct-to-cell con Starlink acceso proprio da Fastweb+Vodafone.

Interessante anche il modo in cui il gruppo sta gestendo la base clienti. Nel consumer le connessioni calano (15,3 milioni di SIM, -3%), ma l’ARPU sale dell’1% e soprattutto il churn — la percentuale di clienti che scappano — scende di 2,2 punti nel mobile e di 1,6 nella banda larga. È la strategia dichiarata: smettere di rincorrere i volumi a colpi di offerte lampo e tenersi stretti i clienti che valgono, provando a vendergli qualcos’altro. Il “qualcos’altro” ha già numeri rispettabili: 141 mila clienti residenziali per Fastweb Energia, oltre 40 mila licenze del servizio Fastweb AI Work nel B2B, più il nuovo accordo multi-cloud con AWS. Nel wholesale, curiosamente, convivono i due estremi: le linee ultrabroadband vendute ad altri operatori crescono del 22%, mentre le SIM wholesale crollano del 20% per l’addio di Poste Mobile, migrata su un’altra rete — quella di TIM, per la cronaca, a conferma che in questo mercato il giro di valzer non si ferma mai.

Da Berna, intanto, la casa madre Swisscom ha archiviato il semestre italiano come “in linea con le attese”, che nel linguaggio felpato degli svizzeri è quasi un applauso: l’Italia era la scommessa più grossa della loro storia recente, e per ora il copione viene rispettato riga per riga. Anche sul piano organizzativo l’integrazione ha superato i passaggi più delicati — l’accordo sulle politiche del personale e l’internalizzazione dei servizi che prima Vodafone Group forniva da fuori — che sono la parte delle fusioni di cui non parla nessuno finché non va storta. Qui, almeno stando ai documenti, non è andata storta.

Il confronto con il resto del campo è inevitabile. Una settimana fa TIM ha presentato una trimestrale con il ritorno all’utile e la cessione della quota INWIT in rampa di lancio: due percorsi diversissimi — lì dismissioni e disciplina finanziaria, qui integrazione e sinergie — che però convergono sullo stesso punto d’arrivo, un mercato italiano dove finalmente si prova a fare margine invece che volume. E il contesto regolatorio si è appena fatto più amichevole: il rinnovo non oneroso delle frequenze mobili fino al 2037 deciso dall’AGCOM, con i suoi obblighi di 5G standalone, toglie dal tavolo la minaccia di un’asta miliardaria e dà a tutti gli operatori — Fastweb+Vodafone compresa — dieci anni di visibilità sullo spettro. Non è un dettaglio: è la differenza tra pianificare investimenti e sopravvivere da un’asta all’altra.

Il commento della redazione: questi conti vanno letti per quello che sono, cioè la prova generale del teorema che le telco europee ripetono da anni a Bruxelles — “lasciateci consolidare e torneremo a investire”. Il primo semestre di Fastweb+Vodafone dice che la parte facile del teorema funziona: quando da quattro operatori di rete si passa a tre, i margini si riprendono in fretta, perché i costi doppi si tagliano con l’accetta. La parte difficile comincia adesso. I ricavi scendono ancora del 3,3%, e le sinergie sono per definizione un pasto che si consuma una volta sola: quando i 300 milioni saranno tutti incassati, la crescita dovrà venire da ricavi veri — energia, cloud, AI, wholesale — o non verrà affatto. C’è poi una domanda che i numeri di oggi non sciolgono: il beneficio del consolidamento, finora, è rimasto tutto dentro l’azienda. Prezzi più stabili, churn in calo e meno promozioni aggressive sono ossigeno per i conti degli operatori, ma per i consumatori italiani — abituati da vent’anni a pagare poco proprio grazie a quella concorrenza feroce — il saldo dell’era del consolidamento è ancora tutto da scrivere. Ai prossimi semestri l’onere della prova, nell’uno e nell’altro senso.

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