
Sette anni fa Samsung era il terzo nome che tutti aspettavano nel RAN europeo, l’alternativa a Ericsson e Nokia che avrebbe evitato il duopolio dopo la messa al bando di Huawei. Oggi i numeri raccontano un’altra storia. Nel terzo trimestre 2026 la divisione reti del gruppo coreano ha fatturato circa 400 miliardi di won, poco più di 300 milioni di dollari, contro i circa 600 miliardi di un anno prima: secondo Light Reading, che ha ricostruito i conti dal 2017 in poi, è il trimestre peggiore da almeno nove anni. E arriva proprio mentre i rivali crescono: nello stesso periodo il gruppo reti di Ericsson ha aumentato le vendite del 9% e la divisione radio di Nokia del 10%.
Che cosa dice Samsung, e che cosa non dice
Samsung Electronics non pubblica un conto separato per le reti: le mette insieme agli smartphone nella divisione MX/NW, che nel trimestre ha chiuso con 37,7 mila miliardi di won di ricavi e una perdita operativa di 600 miliardi. Nel comunicato sui risultati la frase dedicata alle reti è una sola: «il business Networks ha visto un calo degli utili su base trimestrale e annuale per le minori vendite in Nord America e di software ad alto margine». L’obiettivo per il quarto trimestre è «mettere in sicurezza la redditività» crescendo in Nord America, Corea e Giappone; per il 2027, «una crescita profittevole acquisendo nuovi ordini in un contesto di venti contrari sugli investimenti delle telco». Dell’Europa, nota Light Reading, nel commento sulle prospettive non c’è traccia.
Il dato va letto con una cautela: Samsung arrotonda alle centinaia di miliardi di won, quindi il calo reale potrebbe essere inferiore a un terzo, nello scenario più favorevole meno di un quinto. Resta un crollo, e si somma a un primo semestre già in flessione: sui nove mesi le vendite reti sono scese del 10%. Con il 5% del mercato RAN mondiale nel 2025, stima Omdia, Samsung dipende da pochi contratti in pochi mercati, e ogni stretta di cinghia di un grande operatore si vede subito nei conti. Un portavoce di Samsung Networks, interpellato dalla testata, ha risposto che «i cicli di investimento delle telecomunicazioni creano naturalmente fluttuazioni nei risultati trimestrali».
Il colpo britannico
La fluttuazione più dolorosa ha un nome e un indirizzo. Nel Regno Unito Vodafone aveva messo Samsung al centro del suo piano open RAN per sostituire Huawei su 2.500 siti; dopo la fusione con Three il progetto è stato cancellato e l’operatore è corso verso Ericsson e Nokia. Andrea Donà, CTO di VodafoneThree, lo ha spiegato agli analisti il mese scorso senza giri di parole: l’autorità antitrust «ha imposto scadenze molto rigide sul numero di siti e sulle soluzioni di spettro», e «la roadmap dell’open RAN con la tecnologia attuale non ci consentiva di rispettarle. Per questo abbiamo preso la difficile decisione di abbandonare per ora l’open RAN nella rete britannica». Per Samsung era l’occasione di un rollout a tappe forzate in un Paese grande, sotto ordini del governo. È sfumata, e non c’è altro lavoro visibile in Europa che la compensi: Light Reading ricorda che Samsung aveva ottenuto commesse presso altre società Vodafone e doveva installare in Germania quest’anno, ma i conti suggeriscono che sia rimasta a un numero limitato di siti.
La scommessa sui processori generici
La strategia tecnica di Samsung resta diversa da quella dei rivali, ed è il motivo per cui qualcuno continua a tifare per lei. Ericsson punta sul proprio silicio su misura, Nokia sulla partnership con Nvidia; Samsung ha costruito una RAN virtualizzata su processori generici Intel. Per un dirigente di rete preoccupato dalla longevità dei chip proprietari, e convinto che le GPU consumino troppo, è un’offerta attraente. I dubbi sull’efficienza delle CPU si sono attenuati con la generazione Xeon 6, che secondo un white paper firmato da Intel e Samsung offre un guadagno del 70% in prestazioni per watt rispetto alla precedente. Il rovescio della medaglia è la salute di Intel stessa: 11,4 miliardi di dollari di perdita netta nei primi nove mesi e, il 30 ottobre, il peggior giorno in Borsa della sua storia con un meno 29%. Samsung si tutela mostrando una collaborazione con AMD, stessa architettura x86, e il disaccoppiamento tra hardware e software che è la ragione d’essere della RAN virtuale permetterebbe in teoria di portare il codice anche su Arm.
Sull’AI-RAN, Samsung sostiene che le CPU bastino: le estensioni AMX di Xeon 6 permettono, dice il white paper, «di iniziare a portare l’AI nella RAN oggi, senza i costi, la complessità, i consumi e lo spazio di un calcolo AI separato». La finestra temporale di circa 500 microsecondi entro cui la RAN deve decidere lascia poco margine a modelli pesanti, quindi una GPU potrebbe non servire. Samsung non la esclude, ma finora si è limitata a esperimenti.
Il commento della redazione
C’è un paradosso che rende questa storia diversa da quella di un fornitore in difficoltà qualsiasi. Nello stesso trimestre in cui le reti perdono, Samsung Electronics ha registrato 195,3 mila miliardi di won di ricavi e 107,4 mila miliardi di utile operativo, otto volte l’anno prima, grazie al boom delle memorie per l’intelligenza artificiale. Il gruppo potrebbe permettersi di far lavorare la divisione reti in perdita per anni, superando in ricerca e sviluppo chiunque, e chiudere comunque i bilanci in utile stratosferico. Il portavoce lo dice quasi esplicitamente, quando ricorda che Samsung Networks «è sostenuta dalla scala, dal portafoglio diversificato e dalla solidità finanziaria» di una casa madre con 80 miliardi di dollari di profitto trimestrale. È l’argomento della pazienza: Ericsson e Nokia devono guadagnare con le reti, Samsung no.
Ma la pazienza non compra contratti, e qui sta il punto per l’Europa. Il caso VodafoneThree dice che quando un regolatore mette scadenze vere, l’operatore sceglie chi sa consegnare in fretta, e l’open RAN non è ancora quel fornitore. L’unica cosa che potrebbe riaprire il mercato a Samsung è ciò che i governi europei non hanno ancora deciso: un obbligo serio di rimuovere Huawei, che a giugno Börje Ekholm stimava ancora tra un terzo e il 40% del mercato continentale, con operatori come quelli spagnoli che non hanno alcuna intenzione di toglierlo. Se quell’obbligo arrivasse, la paura di un duopolio nordico farebbe tornare di moda il terzo nome. Fino ad allora, la divisione reti di Samsung resta ciò che i suoi conti descrivono: un’opzione tecnologica interessante, tenuta in vita da un gruppo che può permetterselo, in attesa di un cliente europeo che oggi non c’è.
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