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Un punto in più del regolatore e uno sconto per chi va lontano: l’India fissa al 5 per cento il canone dello spettro satellitare, e Starlink aspetta ancora

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
8 Minuti di lettura
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Spettro satellitare India: un uomo controlla lo smartphone sul tetto di una casa in un villaggio indiano, accanto a un piccolo terminale satellitare, con risaie e palme sullo sfondo

Un punto percentuale. È la distanza tra quello che il regolatore indiano aveva proposto e quello che il governo ha deciso, ed è la cifra attorno a cui, per più di un anno, si è giocata la partita del satellite in India. La Digital Communications Commission, l’organo decisionale del Dipartimento delle Telecomunicazioni di Nuova Delhi, ha approvato un canone per lo spettro satellitare pari al 5 per cento dei ricavi rettificati, l’AGR con cui in India si misurano tutte le tasse del settore. La TRAI, l’autorità di regolazione, aveva raccomandato il 4. Lo riporta oggi Light Reading, che lo definisce «un ostacolo regolatorio importante» tolto di mezzo, e lo confermano le fonti sentite dalla stampa indiana: secondo ET Telecom la decisione è arrivata nella riunione del 3 settembre.

Contents
Cinque per cento, meno uno dove serveChi aspetta al cancelloIl commento della redazione

Cinque per cento, meno uno dove serve

Il pacchetto approvato è più articolato di un numero. Lo spettro verrà assegnato per via amministrativa, non all’asta, per cinque anni con un’opzione di proroga di altri due. Il canone del 5 per cento scende al 4 per gli operatori che servono le aree che il governo indicherà come difficili da raggiungere: zone di confine, montagne, isole, i posti dove, come ha spiegato un funzionario a Mint, i satelliti in orbita bassa e media «funzionano meglio delle tecnologie tradizionali». È l’idea che Mint aveva anticipato già a novembre e che ora diventa regola: un incentivo a chi va dove la rete mobile non arriva, invece di una penale a chi resta in città.

Perché la penale c’era, nella proposta della TRAI del maggio 2025. Il regolatore aveva disegnato uno schema con il 4 per cento dell’AGR per tutti, un minimo annuo di 3.500 rupie per megahertz e, in più, 500 rupie all’anno per ogni abbonato urbano, con l’esenzione per le aree rurali. La logica era dichiarata: con la loro maggiore capacità di spesa, gli utenti delle città avrebbero attirato gli operatori satellitari e allontanato lo scopo di colmare il divario digitale. Il Dipartimento ha bocciato quella voce, giudicando troppo difficile distinguere nella pratica un utente urbano da uno rurale, e ha bocciato anche il sussidio ai terminali fissi nelle aree remote che la TRAI voleva finanziare col fondo Digital Bharat Nidhi: il quadro attuale, ha risposto, non lo prevede. Resta il fatto che un terminale costa, secondo le cifre riportate da ET Telecom, tra 20 e 50 mila rupie, e che quel prezzo è il primo scoglio per l’adozione nei villaggi.

Chi aspetta al cancello

Il conto, per gli operatori, non finisce col canone. Come nota Light Reading, alle aziende satellitari si applica anche la licenza annuale dell’8 per cento dell’AGR, e il totale mette sotto pressione l’economia del servizio proprio dove il ritorno è più lento, cioè nelle aree rurali che l’India vuole coprire per prime. Starlink e la Kuiper di Amazon, oggi Amazon Leo, durante le consultazioni avevano chiesto di restare sotto l’1 per cento senza altri oneri. Sono stati ascoltati poco: non solo il 5 è più del 4, ma è cinque volte quello che chiedevano.

Al cancello, intanto, la fila è lunga. Starlink, Eutelsat OneWeb e Jio Satellite Communications hanno già la licenza unificata per i servizi mobili personali via satellite, la GMPCS; Amazon Leo la sta ancora aspettando, e Light Reading aggiunge che anche Singtel vorrebbe entrare. Nessuno però può accendere il servizio senza lo spettro, e lo spettro non c’è finché la proposta non passa dal comitato interministeriale e poi dal Consiglio dei ministri. E anche dopo, restano le verifiche di sicurezza del Ministero dell’Interno, che secondo il New Indian Express non sono ancora chiuse. È un percorso a tappe che dura da anni, in un Paese che ha una delle popolazioni rurali più grandi del mondo e dove, secondo una stima riportata da ET Telecom, una singola costellazione può offrire in un’area come Delhi appena 10-20 mila connessioni contro un fabbisogno di cinque milioni. Il satellite, insomma, non farà concorrenza alla fibra nelle metropoli: serve dove non c’è altro, ed è esattamente lì che il canone scontato vuole spingerlo.

Il quadro va letto insieme a quello che l’India sta costruendo da sé. Jio, che oggi rivende la capacità in orbita media di SES come JioSpaceFiber, ha fissato al settembre 2027 il primo volo di una costellazione sovrana da 1.600 satelliti, mentre a terra il terzo operatore, Vodafone Idea, ha appena ottenuto dalle banche i soldi per portare il 5G in oltre duecento città. Le due strade, cielo e terra, sono state pensate per non sovrapporsi: il canone premia chi va dove le BTS non arrivano, e la scelta dell’assegnazione amministrativa chiude un capitolo che aveva diviso il settore fin dall’inizio, quando nel 2024 Jio, con l’appoggio pubblico di Sunil Mittal di Airtel, chiedeva che chi vende satellite ai clienti urbani comprasse lo spettro all’asta come gli operatori terrestri. Non è andata così, e la parità di condizioni la si è cercata nel canone anziché nel prezzo d’ingresso.

Il commento della redazione

Noi la decisione la leggiamo come un compromesso ragionevole, anche se non è quello che gli operatori speravano. L’India ha rifiutato la penale urbana, che avrebbe creato un contenzioso infinito su chi è urbano e chi no, e l’ha sostituita con uno sconto dove il satellite serve davvero. È un meccanismo più semplice e, a nostro avviso, più onesto. Il rovescio è che un 5 più un 8 fanno il 13 per cento dei ricavi prima ancora di aver acceso un terminale, e senza il sussidio sull’hardware che la TRAI aveva chiesto. Chi come Starlink aveva chiesto l’1 per cento dovrà decidere se l’India vale il conto. La nostra scommessa è di sì, perché il mercato è troppo grande per starne fuori, ma il vero orologio non è quello del canone: è quello delle autorizzazioni di sicurezza, e su quello nessuno, a Nuova Delhi, ha ancora messo una data.

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