Le app di speedtest le conosciamo tutti, e tutti ci siamo accorti di quanto poco dicano: parte un contatore, sale un numero, finisce in dieci secondi e non sai né su quale server hai misurato, né quanto è durato davvero il test, né cosa stava facendo la rete in quel momento. Un lettore della nostra community si è stancato di tutto questo e si è costruito lo strumento che gli mancava. Si chiama AngoloSpeedTest, è su App Store, è gratuita con una donazione facoltativa da 0,99 euro, e l’ha scritta Gabriele Sammartino, che nella nostra community è Gab. Non è un prodotto di un’azienda: è il lavoro di un appassionato di reti che misura da anni e che, a un certo punto, ha deciso di farsi l’app a modo suo.

Perché un’app in più
Glielo abbiamo chiesto, e la risposta è di quelle che chi misura con il telefono capisce al volo. Le app di speedtest «presenti ovunque negli store iOS e Android son carenti», dice Gab: «non puoi decidere il tempo e raccolgono molto poco, e in molti casi sono imprecise a scarsi valori». La durata del test, in particolare, è un dettaglio che cambia tutto: con un segnale debole o una portante che ci mette qualche secondo ad aggregarsi, un test di pochi secondi fotografa la rampa di salita e non la velocità vera. «Nella mia app, soprattutto Android, posso raccogliere le informazioni di rete per validare e valutare al meglio quel che succede», aggiunge. È il nostro mondo: non il numero in sé, ma il numero insieme alla cella, alla banda, alle condizioni radio che lo spiegano.
Cosa fa, nella versione che si scarica oggi
La scheda su App Store descrive AngoloSpeedTest come «un’app di speedtest moderno basato su NDT7», che misura ping, jitter, download e upload, permette di scegliere il server M-Lab più vicino o di affidarsi alla localizzazione automatica, tiene uno storico con i migliori risultati, esporta i dati in CSV e JSON e mostra le misurazioni su una mappa. Su iPhone sfrutta la Dynamic Island e le Live Activity, così il test si segue senza tenere l’app in primo piano, e include un test di bufferbloat. Le note di versione raccontano l’evoluzione: tra le opzioni ci sono la durata del test, la scelta tra esecuzione singola e multipla, gli indicatori di qualità per streaming, videochiamate, giochi e navigazione, e la selezione automatica del server basata sul ping migliore, con M-Lab che resta selezionabile a mano e con i server Ookla aggiunti alla lista. L’ultima versione, la 1.3.7 del 1° ottobre, migliora la gestione dei test in background, ripartisce meglio il tempo tra download e upload, manda una notifica a fine test con download, upload e ping e chiude da sola le Live Activity. Richiede iOS 26, pesa 9,7 MB, è tradotta in dieci lingue e, al momento in cui scriviamo, ha una valutazione di 5,0 su 5 con nove voti.
La versione stabile per iOS è arrivata il 25 settembre, con Apple che ha approvato il rilascio prima ancora della beta, e dall’8 ottobre gira una beta Android in APK per un gruppo di tester, per ora senza sincronizzazione e senza mappa. A loro Gab chiede confronti con lo Speedtest di Ookla «sia scarsi valori che top valori, qualsiasi condizione», e intanto lavora ai test in background anche su Android. Sui prossimi passi è asciutto: «statistiche aggiuntive con dati raccolti sulle informazioni di rete».
M-Lab, Ookla e il bufferbloat, in due parole
Oggi l’app offre due famiglie di server, e vale la pena sapere che non misurano la stessa cosa. NDT7, il protocollo di M-Lab, la piattaforma aperta di misura di Internet, è per definizione «una misura a flusso singolo della capacità di una connessione per il trasporto di massa», come spiega la pagina ufficiale: usa una sola connessione TCP, con il controllo di congestione BBR dove disponibile, sulle porte HTTPS standard, verso server di terze parti con dati pubblici. Gli speedtest commerciali, in genere, aprono più connessioni in parallelo e spesso usano server vicini o dentro le reti degli operatori. Il risultato è che un test NDT7 tende a dare numeri più prudenti, più vicini a quello che vive una singola applicazione, mentre un test multi-flusso misura meglio il tetto della linea. Nessuno dei due è «sbagliato»: raccontano cose diverse, ed è utile averli entrambi nella stessa app. Gab, però, mette le mani avanti: «M-Lab era solamente una scelta iniziale da utilizzare e probabilmente verrà deprecata in futuro come scelta».
Il bufferbloat, infine, è il difetto che gli speedtest classici non vedono. Quando la linea è sotto carico, i buffer lungo il percorso si riempiono e la latenza sale anche di centinaia di millisecondi: la velocità resta alta, ma una videochiamata va a scatti e un gioco online diventa ingiocabile. Misurarlo vuol dire guardare quanto cresce il ping mentre il download è in corso, non a linea scarica. È una misura che sulle reti mobili, dove la latenza sotto carico può cambiare molto da cella a cella, dice spesso più del numero grande.
Il commento della redazione
Ci piace raccontare questa storia per quello che è: un lettore che non ha trovato lo strumento giusto e se l’è fatto, con le priorità di chi usa davvero il telefono per capire la rete e non per esibire un numero. La possibilità di decidere quanto dura il test, l’attenzione ai valori bassi, dove le app famose sbagliano di più, e l’idea di raccogliere le informazioni di rete insieme alla velocità sono esattamente le cose che chiediamo da tempo a strumenti molto più blasonati. Il resto, la mappa, lo storico, l’esportazione, è il contorno che rende i dati utilizzabili dopo.
Non è finita, e non lo nasconde nessuno: Android è in beta chiusa, M-Lab potrebbe uscire di scena, le statistiche sulle informazioni di rete sono ancora da costruire. Ma è la direzione giusta, e noi la seguiremo da vicino. A chi vuole provarla il consiglio è semplice: scaricatela, scegliete una durata lunga, fate lo stesso test su M-Lab e su un server Ookla, e guardate la differenza. È il modo più rapido per capire perché un numero solo non basta mai.
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